Contenuto riservato agli abbonati

Il presidente dell’Ordine dei medici di Padova contro la dottoressa Kyenge: «Lei è un’oculista, non un medico di base»

Domenico Crisarà contesta anche il criterio di urgenza che ha portato alla nomina a Torre: «Nulla di personale ma farò accesso agli atti»

TREVISO. «La dottoressa Cècile Kyenge Kashetu non è un medico di base: non ha fatto il tirocinio dei medici di famiglia, ma è un’oculista. Inoltre la sua – assolutamente legittima – scorta di sette uomini stride con l’insicurezza diffusa tra le colleghe e i colleghi di Guardia medica che, non di rado, sono stati aggrediti sul lavoro». Domenico Crisarà, presidente dell’Ordine dei medici di base, mette qualche puntino sulle “i” dopo la nomina, da parte dell’Usl, dell’ex ministra ed eurodeputata Kyenge come sostituta temporanea in un ambulatorio sprovvisto di medico di famiglia nel quartiere di Torre.

«Deve essere molto chiaro che la questione non è la dottoressa Kyange», continua Crisarà. «Avrei di gran lunga preferito al suo posto ci fosse un medico qualsiasi per scongiurare facili strumentalizzazioni. La questione è la metodologia dell’emergenza applicata dall’Usl, che non possiamo condividere».

La faccenda ruota attorno a una stretta maglia di controlli formali, che però fanno la qualità del servizio medico di base, e che sono stati stravolti in nome di un’urgenza che secondo Crisarà è tutta da dimostrare.

«La situazione di Torre era già stata affrontata dal Comitato aziendale», spiega Crisarà, «Quando anche la sostituta si è dimessa, secondo regolamento, il caso doveva essere rivalutato dal Comitato». Invece la delibera dell’Usl, che nomina la Kyenge, è stata firmata in tutta fretta, il giorno prima che si riunisse il Comitato.

«L’urgenza» insiste Crisarà «è tutta da dimostrare. Innanzitutto perché non si trattava più di 1500 pazienti senza medico, ma meno di 750 perché molti, da gennaio, hanno già trovato un nuovo medico sul territorio. Inoltre in questo modo il Comitato non ha avuto la possibilità di verificare né il rispetto delle graduatorie, né che il medico scelto avesse le competenze necessarie. E infatti la dottoressa Kyenge non ha mai svolto il ruolo di medico di famiglia. Che non significa non sia in grado di farlo, ma che sono stati saltati dei passaggi importanti».

Che un camice bianco abbia svolto il tirocinio e i tre anni di corso non sono una mera formalità: «La “casta” non centra nulla, in ballo c’è la tutela dei cittadini perché chi si forma per fare il medico di famiglia impara l’approccio con il paziente. In nome dell’emergenza non si può sacrificare la qualità: un neurochirurgo o un oculista non sono medici di famiglia. Cosa succederà altrimenti quando marcheranno gli anestesisti? Chiameranno noi medici di base in sala operatoria?».

A monte c’è la cattiva idea che riduce la medicina generale a distributore di ricette: «Da paziente preferirei fare qualche chilometro in più e assicurarmi l’esperienza del medico invece di avere l’ambulatorio sotto casa, ma senza esperienza. La dottoressa Kyange farà benissimo, non è lei in discussione, quanto il metodo dell’Usl che mette chiunque in qualunque luogo. Tuttavia, per sentito dire – perché l’azienda non ci ha detto nulla – sappiamo che è medico Usca, di Guardia medica e ora di famiglia, significa che non rispetta la regola della compatibilità di massimo due incarichi. Certo, l’Usca è stata temporaneamente derogata per emergenza sanitaria, ma la logica resta e non è rispettata».

In mancanza di risposte informali dell’Usl, Crisarà ha fatto una richiesta ufficiale di accesso agli atti per capire come si è svolta la scelta della Kyange. 

Video del giorno

Yemen, per la prima volta speleologi si calando sul fondo del "Pozzo dell'Inferno" per oltre 110 metri

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi