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Tutto sui redditi pre Covid dei padovani: Noventa il Comune più facoltoso. Settemila ricconi

In provincia la media è di 22.783 euro. Un contribuente su tre è pensionato. Chi risiede in centro a padova guadagna il doppio di chi sta all’Arcella. Le infografiche interattive comune per comune

PADOVA. Un reddito medio provinciale di 22.783 euro, con il capoluogo che per la prima volta supera quota 27 mila euro. Prima della pandemia quello euganeo era un territorio abbastanza ricco, che produceva reddito e conseguente gettito Irpef per le casse dello Stato.

È la fotografia delle dichiarazioni dei redditi presentate lo scorso anno (nel bel mezzo del lockdown) sull’anno fiscale 2019. Una fotografia che resterà come termine di confronto con quanto i padovani stanno dichiarando in questi mesi nei loro 730 o nei modelli unici.

Una ricchezza che probabilmente resterà ineguagliata per diversi anni, tanti quanti ne serviranno per riprendersi dagli effetti della crisi economica post-Covid.

Il comune più ricco è Noventa, con un reddito medio leggermente superiore a quello della città, quello più povero è Castelbaldo, nella Bassa: il divario tra i due territori è di quasi 12 mila euro.

I territori più ricchi

Ci sono 14 comuni che hanno un reddito imponibile medio più alto delle media provinciale. Dopo Noventa e Padova, dunque, i territori più facoltosi sono quelli della cintura urbana con Selvazzano, Albignasego, Vigonza e Cittadella che superano una media di 24 mila euro.

A seguire Abano, Rubano, Cadoneghe, Teolo, Ponte San Nicolò, Limena e Baone al di sopra dei 23 mila euro. E leggermente sopra la media provinciale con 22.833 euro c’è anche Campodarsego. È questo il gruppo di comuni che fanno da locomotiva per tutta la provincia euganea.

I problemi della Bassa

Ci sono invece territori che pure essendo relativamente ricchi rispetto al resto del Paese, si posizionano agli ultimi posti della classifica padovana. E sono quasi tutti nella Bassa. A partire da Castelbaldo, comune da 1.500 abitanti sulle rive dell’Adige: qui in media il guadagno annuale di ogni abitante è stato di 15.737 euro. Leggermente più alto (16.478) euro il reddito pro capite dei contribuenti di Casale di Scodosia. Al di sotto i 17 mila euro ci sono anche Piacenza d’Adige, Merlara e Solesino.

Lavoratori autonomi al top

Nel Padovano sono 225.472 i contribuenti che dichiarano di ricevere redditi da pensione: un terzo del totale. Coloro che invece percepiscono guadagni da lavoro dipendente sono 384.177, mentre i lavoratori autonomi sono 8.796. Per quanto riguarda gli imprenditori ce ne sono 21.026 con contabilità semplificata e altri 3.240 con contabilità ordinaria.

I lavoratori autonomi sono quelli che in media dichiarano guadagni più alti, pari a oltre 64 mila euro di reddito medio imponibile. Per quanto riguarda gli imprenditori la media è di 34.716 euro. I redditi da lavoro dipendente valgono in media 22.689 euro. Quelli più esigui sono ovviamente i redditi da pensione, la cui media è di 18.576 euro annui.

La differenza si sente nel capoluogo, dove i redditi da pensione salgono a una media di 23.132 euro e si assottiglia la forbice con quelli da lavoro dipendente che sono 24.853 euro. I lavoratori autonomi salgono a 72.291 euro. Curiosità: a Vighizzolo d’Este sono solo 4 le dichiarazioni dei lavoratori autonomi ma la loro media è molto alta, oltre i 94 mila euro.

I super ricchi

In tutta la provincia euganea sono 7.106 i super ricchi, ossia coloro che dichiarano un reddito complessivo superiore ai 120 mila euro annui (cioè più di 10 mila euro lordi al mese). Quasi la metà, cioè 3.130 di loro vive in città a Padova. Il secondo comune che ne ospita di più è Selvazzano con 221, seguito da Vigonza con 219, e Albignasego con 200 tondi. 

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È di 15 miliardi la ricchezza totale: Oltre 7 mila sono i “paperoni”

Un terzo dei padovani vive con meno di 15 mila euro annui, nella classe media il 58% delle famiglie

Quasi 15 miliardi di ricchezza prodotta nel Padovano nel 2019, con più di 3 miliardi di gettito Irpef. Dopo la recessione economica seguita all’esplosione del mercato immobiliare americano tra il 2008 e il 2013, il territorio padovano ha continuato a macinare ricchezza.

Una progressione che è facilmente intuibile dall’aumento del totale del reddito imponibile dichiarato, cioè la ricchezza delle persone fisiche, che è passata appunto da 13,4 miliardi del 2013 fino ai quasi 15 miliardi dichiarati per il 2019. Analogamente è incrementata anche la quota di Irpef, cioè l’imposta sul reddito, che i padovani hanno versato nelle casse dello Stato. Negli ultimi sette anni è cresciuta di 347 milioni di euro fino a superare i 3 miliardi.

Parallelamente è cresciuto anche il reddito medio che sette anni fa sfiorava i 21 mila euro, mentre nel 2019 si è arrivati a 22.782 euro, con i picchi di Padova città e di Noventa che superano i 27 mila euro.

Le classi di reddito

I dati dicono che la classe media non è affatto scomparsa. Un terzo dei padovani guadagna tra i 15 e i 26 mila euro, e un altro 25% tra i 26 e i 55 mila euro. In pratica più della metà dei contribuenti padovani si collocano nella fascia media della ricchezza nazionale. C’è solo un 5,5% al di sopra di questa soglia, che rappresenta uno stipendio medio netto di circa 3 mila euro al mese. Quella dei 55 mila è anche una delle soglie delle aliquote fiscali allo studio del governo per alleggerire il prelievo proprio sui ceti medi.

La riforma del fisco è prevista per fine luglio ma se si deciderà di abbassare le tasse a chi dichiara meno di 55 mila euro ne potrebbero beneficiare il prossimo anno circa 633 mila padovani, una fascia davvero larga che corrisponde a oltre il 90% dei contribuenti.

L’incognita dell’evasione fiscale

In tutto questo pesa l’assenza di una fetta di ricchezza, quella che non viene dichiarata. La stima nei rapporti del Ministero dell’economia rispetto a quella che viene definita «economia non osservata» è di una media di circa il 30%, da cui vanno esclusi i redditi da lavoro dipendente, che hanno comunque propensioni molto basse nell’ordine del 3%.

A incidere maggiormente sull’evasione fiscale sono in particolare i redditi dei lavoratori autonomi, che però nella provincia euganea sono mediamente alti per il dato di quanto dichiarato nel 2019. 

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La distribuzione urbana: Chi risiede in centro guadagna il doppio di chi sta all’Arcella

Le statistiche per quartiere evidenziano il gap di povertà che colpisce le periferie

Fuori mura le aree più benestanti sono San Giuseppe, via Sorio e Forcellini

I padovani che abitano in centro, dentro le mura cinquecentesche, guadagnano in media il doppio di quelli che vivono all’Arcella. È il gap registrato dalle statistiche pubblicate dal Ministero dell’economia, che per la prima volta distingue le aree urbane in base ai Cap postali. Ecco dunque che nei cinque codici che identificano il centro storico il reddito medio è di 42.567 euro, mentre per il territorio individuato dai tre Cap dell’Arcella si arriva a una media di 22.018 euro. Il rapporto tra la media di reddito più alta (i 51 mila euro di chi ha il 35121) e quella più bassa (i 21 mila euro del 35133) è di 2,5.

Le zone facoltose

Sono due le aree in cui abitano le famiglie più facoltose della città: da una parte la zona tra via Altinate e via San Francesco dove il reddito medio è il più alto di tutti, cioè 51.317 euro; dall’altra l’area tra il Prato, Santa Croce e Città Giardino dove risiede il maggior numero dei super-ricchi, cioè coloro che dichiarano oltre 120 mila euro.

Fuori dal centro storico le aree con i redditi più alti sono quelle di San Giuseppe e di via Sorio, e poi i rioni di Forcellini e San Gregorio, rispettivamente con 33 mila e 30 mila euro di reddito medio.

I quartieri più poveri

Di certo non stupisce che i redditi più alti siano concentrati nelle zone centrali della città. Mentre è l’area più povera che colpisce: si tratta della parte nord-ovest dell’Arcella, tra la chiesa di San Gregorio Barbarigo, l’area del Plebiscito e il rione di Pontevigodarzere. Qui il reddito medio è di 20.970 euro. Ci sono poi altre zone dell’Arcella dove la media è attorno ai 22 mila euro. C’è poi l’area che comprende Stanga, Mortise e Ponte di Brenta che dichiara in media 22.185 euro. Si sale leggermente a Brusegana e Basso Isonzo, lungo il corso del Bacchiglione, con una media di 23.356. Poco più ricca è la Guizza con una media di 23.618 euro.

La correlazione con la politica

Ed è evidente anche la correlazione politica di questi dati. Paradossalmente il centro storico è infatti l’area in cui è più forte la presenza del Pd, mentre nelle aree semicentrali (come Città Giardino e Santa Croce) alle ultime amministrative aveva raccolto molti consensi la proposta politica di Arturo Lorenzoni. Nel 2017 la sorpresa era stata appunto l’Arcella che al ballottaggio si era equamente divisa tra Sergio Giordani e Massimo Bitonci, con una leggera prevalenza per il sindaco poi eletto. Al contrario di altre aree periferiche come Mortise, Altichiero e Salboro dove l’esponente leghista aveva fatto l’en plein di preferenze. —

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