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Dopo lo schianto di via Sorio a Padova nel quartiere adesso vince la paura: «L’aeroporto non può più stare qui»

Negli anni tanti piccoli incidenti. «A volte sfiorano i nostri tetti e sradicano le antenne. Poteva andare molto peggio».

PADOVA. «Avrebbero dovuto smantellare tutto vent’anni fa. Non possiamo vivere con la paura costante che ci piombi un aereo in casa. Ora è il momento di fare qualcosa e prendere decisioni».

Il 6 dicembre 1990 un aereo dell’Aeronautica militare precipitò su una scuola a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. Morirono 12 ragazzi e ci furono 88 feriti. In via Sorio le cose sono andate diversamente. E fortunatamente. L’aereo precipitato sabato era molto più piccolo e non si è schiantato in strada o in un palazzo. Ci è andato però molto vicino.

E questo ha ulteriormente terrorizzato i residenti del quartiere - soprattutto chi vive a ridosso della pista - che da anni si riuniscono in comitati per chiedere di spostare l’aeroporto.

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 LA TRAGEDIA SOTTO CASA

Nel condominio “miracolato” vivono otto famiglie, ma al citofono rispondono in pochi. Molti non erano in casa al momento della disgrazia. Nessuno sembra abbia provato direttamente il terrore di vedere l’aereo avvicinarsi. O almeno, non vuole raccontarlo. «In casa c’erano i miei figli con le fidanzate che pranzavano e ad un certo punto hanno sentito un rumore fortissimo e poi hanno subito visto le fiamme», racconta Carolina Borgoni, che abita proprio di fronte all’aeroporto, nel palazzo accanto a quello mancato di pochi metri dall’aereo.

Nicola

«Prima o poi doveva accadere. Tutti quelli che abitano qui lo pensano e non mi spiego come mai nessuno abbia mai fatto nulla, visto che tra noi e la pista ci saranno cento metri di distanza e nessuna protezione», continua Carolina, che è anche titolare del noto ristorante a Chiesanuova “Strada Facendo”.

«Io da 25 anni convivo con questa paura e con aerei ed elicotteri che sfiorano di pochi metri il mio terrazzo. Mi spiace molto per la vittima, ma poteva succedere qualcosa di molto peggio ed io sono ancora scioccata».

Aldo

Un problema serio

«Ho sentito subito tantissime sirene ma non ho visto niente, né ho sentito il botto. All’inizio ho pensato ad una rapina o a qualcosa interna all’aeroporto», racconta Isabella, che abita a pochissimi metri dall’Allegri, «ma qui il problema sicurezza è reale. Io non posso parlare per tutti e quindi non voglio generalizzare, ma gli aerei passano a pochissimi metri dai tetti delle nostre case. A qualcuno è anche capitato che tranciassero le antenne. Fortunatamente non c’è più la pompa di benzina dov’è accaduto la tragedia, altrimenti qui staremmo parlando di tutt’altro».

Isabella

«Un problema di sicurezza c’è stato soprattutto quando sembrava che l’aeroporto potesse avere uno sviluppo diverso, ma adesso la paura si è un po’ attenuata insieme al numero di velivoli che sorvolano la zona. Sicuramente questi incidenti, anche se riguardano piccoli voli, una riflessione sul futuro della zona però la impongono alle istituzioni», aggiunge Dario, altro abitante della zona.

Troppo in centro

Non abita più da due anni in via Sorio, ma sa cosa vuol dire vivere a pochi passi da una pista di atterraggio il signor Aldo: «Mi piace il volo e non ho nulla contro nessuno, ma l’aeroporto è in una posizione in cui non può più starci. Siamo troppo in città e non ha più senso. Io non ho mai avvertito il pericolo concretamente, anche se aerei e alianti mi passavano sopra di pochi metri, ma quando poi accadono queste sciagure ti rendi conto che la zona è molto vulnerabile. Basta sbagliare una manovra di pochi centimetri. Quindi, con tutte le aree che ci sono in città, va trovata una soluzione diversa».

Sergio

Non tutti però hanno paura. Alcuni residenti sono più fatalisti e altri addirittura sono attirati dalla vicinanza degli aerei alle proprie case. Non è bastato che un piper rischiasse di precipitare tra le auto in coda in via Sorio o dentro uno dei palazzi che affaccia sull’Allegri: «Io non ho nessuna paura e non sento di vivere in un’area a rischio. Anzi, confesso di aver acquistato l’appartamento qui proprio perché mi piace sentire il rumore degli aerei e degli alianti», racconta un altro residente, che vive però alle spalle della palazzina miracolata, quindi più protetto, «e anche nel mio condominio non mi risulta ci sia qualcuno che ha paura. Mi spiace per quello che è successo, e ora sono sicuro che nasceranno i comitati contro l’aeroporto».

«In questo quartiere è come andare al ristorante, non li metti mai d’accordo tutti. C’è chi vuole la pasta asciutta e chi in bianco. Si è trattato di un incidente, come cadere dallo scalino mentre ti ritiri a casa. La vita è questa» la chiusura del cerchio del signor Sergio, che in quella strada ci è nato molti anni fa e non lo cambierebbe.

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