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Elezioni del rettore a Padova, Dughiero si ritira: «Il voto è chiaro»

L’ordinario di Ingegneria abbandona la contesa: «Prendo atto che l’Ateneo ha espresso il proprio orientamento»

PADOVA. «Prendo atto che l’Ateneo ha chiaramente espresso il proprio orientamento. Per questo ho deciso di ritirarmi da questa competizione». Fabrizio Dughiero si ritira dalla corsa al rettorato del Bo, che perde un protagonista già alla prima tornata elettorale. E c’è già l’ufficialità di un risultato storico: per la prima volta Padova avrà una rettrice, che si aggiungerà alle 7 oggi in carica in Italia.

L’appuntamento di ieri alle urne (digitali) della comunità accademica padovana ha decretato un significativo vantaggio per Daniela Mapelli e Patrizia Marzaro, che, salvo enormi sorprese, si giocheranno tra di loro la guida dell’ateneo, all’alba dei suoi 800 anni.

L’annuncio del ritiro dell’attuale prorettore al trasferimento tecnologico – che abbandona la corsa dopo aver ottenuto il 16,7% dei voti pesati nella consultazione di ieri, di cui 349 preferenze tra docenti e ricercatori – arriva a sera inoltrata: «Nel primo turno la nostra comunità ha dato prova di grande maturità votando in massa per decidere il proprio futuro», dice Dughiero commentando quella che è stata un’affluenza record con quasi il 93% per docenti e ricercatori e il 73% per il personale tecnico-amministrativo. E proprio rivolgendosi alla comunità accademica aggiunge: «Voglio prima di tutto ringraziare ciascuno di voi perché dopo mesi di confronto, dibattito e appassionato scambio di idee, avete, anche in forme diverse, dato due messaggi chiari e inequivocabili: un apprezzamento per la governance uscente e una voglia di cambiamento».

Due sentimenti rappresentanti dal consenso riscosso dalla prorettrice Daniela Mapelli da una parte, sicuramente la candidata più in linea con le politiche e gli indirizzi del rettorato di Rosario Rizzuto, e Patrizia Marzaro dall’altra, candidata che, al contrario, si è più volte espressa con fermezza per criticare alcune scelte della governance di cui sia Mapelli che lo stesso Dughiero fanno parte.

Rispetto alla collega prorettrice però, il professore di Ingegneria aveva strutturato la sua candidatura in un’ottica di discontinuità. Riconoscendo quanto di buono fatto nei sei anni precedenti, ma con idee diverse rispetto al futuro dell’Ateneo, riassunte in un programma che di futuro parlava molto esplicitamente anche nel nome, “Next Generation Unipd”.

Eppure Dughiero non era del tutto fuori strada rispetto a un sentimento che, tra le diverse anime del Bo, in fin dei conti è presente. Non si tratta, però, «di una voglia di cambiamento indistinta – precisa – ma di un cambiamento possibile e orientato al futuro. Un cambiamento basato sulla competenza e sul rispetto che è stato rappresentato, credo, anche dalla mia candidatura».

Nessun endorsement, in questa fase, per quella che si prospetta una corsa serrata già a partire dal secondo turno di domani, che assomiglierà già molto a un ballottaggio. L’auspicio di Dughiero, comunque, vale sicuramente a prescindere dal nome di colei che guiderà il Bo per i prossimi sei anni: «Un cambiamento per un’Università più aperta, inclusiva, trasparente, democratica. Per un’Università che guardi ai prossimi anni con fiducia, consapevole della propria forza e della propria tradizione, ma votata all’innovazione e all’efficienza».

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