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Elezioni del rettore di Padova, Mapelli in testa. Vicino il ballottaggio con Marzaro, Dughiero lascia

Daniela Mapelli

Come previsto la prima giornata di elezioni non incorona il nuovo rettore ma dà comunque delle chiare indicazioni sul ballottaggio e una certezza, ovvero che entro venerdì Padova avrà la sua prima rettrice in 800 anni di storia.

PADOVA. E' Daniela Mapelli professoressa ordinaria del dipartimento di Psicologia generale, espressione della continuità della governance uscente, la candidata più votata al primo turno delle elezioni per scegliere il nuovo rettore dell’ateneo di Padova.

Con 1105,09 voti pesati Mapelli ha messo in fila tutti gli altri candidati, compresa la sua principale rivale Patrizia Marzaro, ordinaria del Dipartimento di diritto pubblico internazionale e comunitario che si deve accontentare di 788,84 voti.

Delusione per Fabrizio Dughiero, ordinario del Dipartimento di Ingegneria industriale che ha dovuto accontentarsi di 423,64 preferenze (sempre secondo il voto pesato) e che ora dovrà decidere la sua strategia - ovvero chi sostenere - in vista della riapertura delle urne, mercoledì mattina.

Significativamente indietro Marina Santi, professoressa ordinaria del dipartimento di Filosofia, sociologia , pedagogia e psicologia applicata con 220,54 voti. Come previsto, pertanto, la prima giornata di elezioni non incorona il nuovo rettore ma dà comunque delle chiare indicazioni sul ballottaggio e una certezza, ovvero che entro venerdì Padova avrà la sua prima rettrice in 800 anni di storia.

«Emozione e grande soddisfazione: il risultato del primo turno elettorale è stato splendido» sottolinea Mapelli. Penso sia un segnale del gradimento della nostra proposta di Ateneo per i prossimi segnali e, anche, della forza della mia candidatura. È solo il primo passo di una votazione che prosegue mercoledì, nulla ancora è raggiunto, la strada è lunga: ma è un bellissimo inizio». 

«Per me la chiave di lettura è la voglia di cambiamento» dice Marzaro.

Patrizia Marzaro

 «Nonostante le posizioni di rendita dell'establishment uscente, questa voglia di cambiamento si è tradotta in un consenso notevole verso di me» aggiunge «estranea alla Governance e all’inizio della corsa al Rettorato conosciuta non in tutto l’Ateneo. In parte è andata anche verso gli altri due candidati che hanno messo in discussione, sia pure con accenti diversi, la gestione precedente. Ciò significa che la maggioranza dell’Ateneo vuole il cambiamento. Tuttavia penso di aver scontato il cosiddetto ‘voto di bandiera’, dato in prima votazione ad altri candidati per ragioni formali di appartenenza a una determinata area. E che quindi il risultato non sia completamente aderente alla realtà. Il cambiamento che vogliamo è ancora possibile, è solo ad un passo da noi e io sono qui per garantire che possa diventare realtà. Insieme possiamo farcela, con un voto libero, trasparente e consapevole».

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Dughiero getta la spugna: la lettera aperta

“Carissime e carissimi, nel primo turno la nostra comunità ha dato prova di grande maturità votando in massa per decidere il proprio futuro. Voglio prima di tutto ringraziare ciascuno di voi perché dopo mesi di confronto, dibattito e appassionato scambio di idee, avete, anche in forme diverse, dato due messaggi chiari e inequivocabili: un apprezzamento per la governance uscente e una voglia di cambiamento.

“Non una voglia di cambiamento indistinta, ma di cambiamento possibile e orientato al futuro, un cambiamento basato sulla competenza e sul rispetto che è stato rappresentato, credo, anche dalla mia candidatura. Per un’Università più aperta, inclusiva, trasparente, democratica. Per un’Università che guardi ai prossimi anni con fiducia, consapevole della propria forza e della propria tradizione, ma votata all’innovazione e all’efficienza. Prendo atto che l’Ateneo ha chiaramente espresso il proprio orientamento. Per questo ho deciso di ritirarmi da questa competizione”

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