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Finti permessi di soggiorno: la Procura di Padova chiede 5 anni e 6 mesi per Tiranti

La requisitoria del pm Dini: organizzò assieme alla socia la regolarizzazione di chi non aveva i requisiti

PADOVA. Sette anni e nove mesi complessivi di carcere è la richiesta sollecitata dal pm padovano Sergio Dini nei confronti di due “professionisti” della regolarizzazione in barba alla legge.

Le richieste della pubblica accusa

«Era stata creata una struttura per fare entrare nel circuito legale persone straniere che non avevano i requisiti per essere regolarizzati» ha sintetizzato il magistrato davanti al tribunale di Padova, reclamando le condanne a 5 anni e 6 mesi di carcere per Antonio Umberto Tiranti, 73 anni(difensore l’avvocato Marco Miazzi), e 2 anni e 3 mesi (escluso qualsiasi beneficio e le attenuanti) per Liliana Mandachi, 64enne originaria dalla Romania (avvocato Vittorio Manfio): entrambi gli imputati risiedono a Padova.

I due devono rispondere di aver costituito una associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina operativa fra il 2016 e il 2018. Un’associazione di cui Tiranti è stato ritenuto il promotore e organizzatore con la fattiva collaborazione della donna che avrebbe “arruolato” gli stranieri da regolarizzare: il tutto sarebbe avvenuto mettendo a segno una serie di truffe ai danni dell’Inps per circa 100 mila euro e reati di falso ideologico e documentale. In particolare il pm Dini ha contestato a Tiranti 56 episodi di falso avendo provveduto a redigere atti non veritieri come dichiarazioni, comunicazioni, denunce contributive all’Inps, lettere di assunzione e cedolini di stipendi trasmessi tramite procedure telematiche a varie questure italiane, Centri per l’Impiego e Uffici dell’ente previdenziale. Obiettivo? Ottenere il rilascio oppure il rinnovo di permessi di soggiorno a favore di soggetti privi dei requisiti di legge. Ancora il magistrato ha imputato all’uomo ben 26 episodi di truffa ai danni dell’Inps grazie alla costituzione di una serie di società a responsabilità limitata di cui figurava amministratore unico (Adriatica, Apes, Fortum, Manage Consulting International, Templar e Win For Life). Società che, in realtà, erano scatole vuote, tutte non operative ma funzionali a essere il paravento di finte situazioni contributive e a far figurare assunti con contratti a tempo indeterminato, solo sulla carta, quei migranti che aspiravano alla regolarizzazione. Quanto al ruolo svolto dalla Mandachi, invece, la pubblica accusa ha sottolineato la sua piena partecipazione al reato associativo: sarebbe stata la figura di raccordo fra Tiranti e i migranti pronti a pagare qualsiasi cifra per ottere il passepartout per restare in Italia legalmente. L’8 luglio la parola ai difensori. In giornata la sentenza .

L’indagine

Già uscita di scena con una condanna a 3 anni e 3 mesi al termine di un giudizio abbreviato la terza coimputata Gianna Maria Pastorani, 62enne di Campodoro, socia e dipendente dello studio C.C.VE elaborazione elettronica dati contabili, con sede a Padova, che formava i cedolini degli stipendi mensili dei “dipendenti” di Tiranti e provvedeva a tutte le incombenze di carattere contributivo.

I tre erano stati arrestati nell’ottobre 2018 nell’ambito dell’operazione denominata nell’ambito dell’operazione “Fake jobs” affidata alla Squadra Mobile che aveva smascherato una rete di assunzioni all'apparenza regolari, in realtà fittizie e messe a punto per frodare Inps e Stato, incassando i soldi di disperati (i migranti) pronti a pagare per ottenere le regolarizzazioni. Nel frattempo anche 74 clienti sono stati identificati e denunciati: 9 immigrati, che avevano ottenuto i documenti fasulli, hanno avuto sanzioni penali: per gli altri è risultato impossibile rintracciarli.

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