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Accusato di truffa e assenteismo, l’Università di Padova apre un procedimento disciplinare per il professor Quaia

L’Università sta valutando la posizione del docente per cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa e assenteismo

PADOVA. L’Università di Padova ha aperto un procedimento disciplinare a carico del professor Emilio Quaia, per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio a conclusione delle indagini sui presunti reati di truffa e assenteismo.

Il Bo non ha ancora assunto alcuna decisione nei confronti del docente, così come l’Azienda ospedaliera dove Quaia dirige l’Istituto di Radiologia. Nel reparto il clima, inquinato da veleni alimentato da oltre due anni, rimane teso: la Direzione di via Giustiniani sta cercando una via d’uscita insieme alla Scuola di Medicina per riportare la serenità. Il terreno però è molto accidentato: mesi e mesi di scontri e dissapori hanno scavato solchi profondi, che oggi non è facile appianare.

l’inchiesta della procura

A gennaio si sono concluse le indagini preliminari a carico del professor Emilio Quaia: secondo il pubblico ministero Sergio Dini si sarebbe reso responsabile di truffa e assenteismo. L’ipotesi accusatoria sostiene che Quaia si sia assentato nell’Istituto di Radiologia lasciando sguarniti i turni di servizio a lui assegnati e che altri hanno dovuto coprire. Il professore giustificava di volta in volta le sue assenze con missioni che l’accusa ritiene in realtà inesistenti.

Da qui l’interruzione del pubblico servizio cui consegue la truffa con la contestazione di 18 mila euro di emolumenti. Da ottobre 2018, ovvero da quando il professor Quaia è ufficialmente entrato in servizio in Azienda ospedaliera, fino a giugno 2020, sono 57 i turni assistenziali che la Procura gli contesta di non aver coperto. Sarebbero 22,5 turni saltati il primo anno, 32,5 nel 2019 e 2,5 nel primo semestre dell’anno scorso. A questi si aggiungono 19 giorni di missione che non sarebbero stati autorizzati, 9 nel 2018 e 10 tra il 2019 e il 2020. Il legale del professore, l’avvocato William Crivellari del foro di Trieste, ha già definito infondate tutte le accuse mosse al suo assistito, forte di corposa documentazione che dimostrerebbe come non vi sia stato alcun illecito che possa essere attribuito alle condotte del direttore di Radiologia.

procedimento disciplinare

A seguito della richiesta formulata dal pubblico ministero di rinvio a giudizio, l’Università ha aperto nei confronti del professor Emilio Quaia un procedimento disciplinare. Nessuna decisione è ancora stata assunta dal consiglio: nella peggiore delle ipotesi il docente potrebbe venire sospeso fino all’udienza preliminare - fissata a ottobre - qualora il gup respingesse la richiesta del pm e archiviasse il caso, o fino all’esito del processo nel caso in cui, invece, il gup ritenga che le accuse che vengono contestate al docente meritino di essere dibattute in aula. Il caso Quaia è anche sul tavolo del direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Giuseppe Dal Ben: anche in questo caso non ci sono ancora provvedimenti a suo carico.

clima da stemperare

La preoccupazione principale tanto per l’Università che per la Direzione di via Giustiniani, è di trovare il modo per riportare la serenità nell’Istituto di Radiologia. Un’impresa non semplice, tanto più dopo le lettera firmata nelle scorse settimane da diversi operatori dell’Istituto - medici e collaboratori - che avrebbero chiesto il trasferimento dal reparto. Una sorta di ammutinamento nei confronti del professor Quaia, intervenuto tuttavia con modalità dai contorni opachi secondo voci che circolano nei corridoi dell’ospedale. Certo è che sembrano sommarsi ogni giorno che passa ostacoli su ostacoli al percorso padovano del professore giunto due anni e mezzo fa dalla Scozia, dove lavorava al Royal Infirmary Hospital di Edimburgo.

i travagli dell’incarico

Quaia ha vinto il concorso bandito dall’Università di Padova a settembre del 2018, aggiudicandosi così la Direzione dell’Istituto di Radiologia di cui è stato nominato facente funzione a ottobre. A maggio 2019 lo schiaffo: l’incarico gli è stato tolto in favore del collega Roberto Stramare che al concorso era però arrivato ultimo. Da lì in poi è stato un susseguirsi di veleni, lettere di minacce, esposti, ritardi e rinvii per quella che poteva essere l’unica conclusione: nominare il professor Quaia direttore. Succede solo a fine dicembre 2020. Il resto è storia recente.

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