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Per il professor Quaia accusa di truffa e assenteismo. Il pm chiede il rinvio a giudizio del medico

L’inchiesta sul direttore dell’istituto di radiologia. Il primario è accusato di non aver coperto una serie di turni e di missioni non autorizzate: contestati 18 mila euro 

PADOVA. L’esperienza padovana del professor Emilio Quaia continua a navigare in acque agitatissime. L’ultimo tassello arriva dalla Procura di Padova che per il direttore dell’Istituto di radiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio. Le accuse sono di truffa e assenteismo. L’udienza preliminare si terrà in ottobre.

Ennesima scossa di un terremoto iniziato due anni e mezzo fa quando Quaia è arrivato da Edimburgo, dove lavorava al Royal Infirmary Hospital, per partecipare al concorso bandito dall’Università di Padova per un posto di professore ordinario propedeutico alla direzione dell’Istituto di Radiologia in Azienda ospedaliera. Ma andiamo con ordine.

LE ACCUSE

Secondo la Procura di Padova, che ha notificato lo scorso gennaio l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, Quaia avrebbe collezionato una serie di assenze non giustificate dal lavoro, saltando turni assistenziali e giustificandosi con missioni “insussistenti”; contestati dagli investigatori 18 mila euro di emolumenti. L’indagine a carico del professore è coordinata dal pubblico ministero Sergio Dini a seguito di un esposto.

Secondo l’accusa, Quaia si assentava o non si presentava nell’Istituto di Radiologia lasciando sguarniti i turni di servizio a lui assegnati e che quindi altri hanno dovuto coprire. E, sempre secondo la tesi accusatoria, lo stesso professore giustificava di volta in volta le sue assenze con missioni inesistenti. Da qui l’interruzione del pubblico servizio cui consegue la truffa con la contestazione di 18 mila euro di emolumenti relativi ai giorni di servizio in cui sarebbe invece stato assente.

Da ottobre 2018, ovvero da quando il professor Quaia è ufficialmente entrato in servizio in Azienda ospedaliera, fino a giugno 2020, sono 57 i turni assistenziali che la Procura gli contesta di non aver coperto. In particolare 22,5 turni saltati il primo anno, 32,5 nel 2019 e 2,5 nel primo semestre dell’anno scorso. E sono diciannove i giorni di missione che non sarebbero stati autorizzati, 9 nel 2018 e 10 tra il 2019 e il 2020. Se si andrà a processo o se il caso sarà archiviato lo stabilirà il giudice per le indagini preliminari nell’udienza fissata a ottobre.

LA NOMINA CONTESA

Il professore ha vinto il concorso dell’Università di Padova a settembre 2018 e il mese successivo è stato nominato direttore facente funzione. A maggio del 2019 invece della conferma definitiva dell’incarico, l’Azienda lo ha ritirato, per conferirlo al collega Roberto Stramare che al concorso era arrivato ultimo. Pochi ingredienti ma sufficienti per mettere sul fuoco i primi veleni nel reparto che per due anni sono stati alimentati.

Tanto ci è voluto infatti, per ché l’Azienda, allora direttore generale era Luciano Flor, conferisse al professor Quaia l’incarico per cui aveva vinto il concorso. La nomina è stata ufficializzata infatti solo a fine dicembre 2020, dopo due pareri univoci dell’Università e un corollario di minacce, esposti, malumori e scontri più o meno velati fra il professore e l’Azienda. Un mese dopo la nomina la tegola dell’inchiesta della Procura di Padova per cui ora il professore rischia il processo.

L’AMMUTINAMENTO

E non è ancora tutto: mesi di malumori e dissapori hanno alimentato un clima sempre più pesante nell’Istituto di Radiologia, al punto che molti collaboratori del professore, tra medici e infermieri, hanno sottoscritto una lettera in cui chiedono sostanzialmente di essere trasferiti da quel reparto. Una pesante eredità lasciata da Luciano Flor e che ora deve gestire il neo direttore generale dell’Azienda ospedaliera Giuseppe Dal Ben con i vertici dell’Università.

C’è già stato più di un incontro per cercare di trovare una soluzione e giusto questa mattina è in agenda un nuovo confronto della governance di via Giustiniani che ha tutta l’intenzione di ricomporre quanto prima la situazione, sperando che le ferite non siano così profonde da non poter essere ricucite. —

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