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Immobiliare, vendite crollate del 13 per cento nel Padovano. «Valori in calo soprattutto in città»

Nel 2020 il mercato ha pagato il lockdown. I padovani però hanno scoperto i vantaggi di una casa grande e con giardino

PADOVA. Il Covid ha abbattuto le compravendite, ma non il valore degli immobili nel Padovano. È un bilancio in chiaroscuro quello del 2020 per gli immobili residenziali che hanno registrato una flessione media del valore dello 0, 3% che si tramuta però in una sconfitta della città rispetto alla “campagna” sia in termini di contrazione dei valori che per quanto riguarda il numero delle compravendite.

Nel capoluogo infatti la flessione media dei valori al metro quadro registrati dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate è dello 0,8% rispetto alla sostanziale stabilità del resto della provincia: la flessione massima registrata l’anno scorso è dello 0,1% in aree come la prima cintura urbana o i Colli. Guardando poi ai singoli quartieri del capoluogo i cali dei prezzi sono stati anche più significativi: in aree come Camin si è registrata una flessione del 2,4%, a Torre, Pontevigodarzere e Sacro Cuore un meno 2,1%, all’Arcella Nord e Mortise un meno 2%, così come in zona Palestro, Sacra Famiglia e San Giuseppe.

IL CROLLO DELLE VENDITE

Anche dal punto di vista del numero delle compravendite registrate con atto notarile, la distanza tra la performance del capoluogo rispetto al resto della provincia è significativa: Padova ha registrato un meno 13,9% sul 2019, in tutto il territorio euganeo la flessione si è fermata al 9,2%, con aree come quella occidentale dell’Alta e del Piovese addirittura in crescita rispettivamente di un 1,2% e un 1,4%.

CAMBIATA LA PERCEZIONE DELLA CASA

«Per la verità durante il periodo più buio del Covid parecchi centri studi blasonati preconizzavano catastrofi ben peggiori, con flessioni fino ad un terzo delle compravendite del 2019 –ricorda Silvia Dell’Uomo, presidente della Fimaa, l’associazione degli agenti immobiliari di Ascom Confcommercio – Le cose sono andate meglio di come ci si aspettava anche sul piano nazionale con una flessione di 48 mila compravendite nel 2020 che sono circa il 18% di quelle del 2019. In pratica la catastrofe non è avvenuta e il mercato ha semplicemente registrato a fine anno gli effetti del fermo sanitario obbligato della primavera 2020.

LE CAUSE

Le cause sono svariate ma forse una è quella principale: il Covid ha cambiato la percezione del ruolo che la casa ha nella vita degli italiani. Chi può farlo, a Padova come nel resto del Paese, cerca una stanza in più, uno studiolo per lo smart working, un giardino per un po’ di relax, una terrazza abitabile o comunque una soluzione più grande di quella precedente. Per questo le compravendite e i prezzi sono andati meglio fuori città che nel capoluogo: spazi più ampi, costi più bassi, maggiore disponibilità di giardini e di soluzioni indipendenti hanno premiato la campagna e penalizzato la città. Un fenomeno che abbiamo iniziato a registrare già con il giugno 2020 che si conferma tutt’ora».

IL RUOLO DEI BENEFICI FISCALI

La rinnovata passione dei padovani per la casa, spinta dalle necessità della pandemia, è stata accelerata da scelte di politica economica come il bonus 110%, capace di ridare vita ad un segmento pressoché morto come quello delle case singole datate, e viene tenuta viva dalle defiscalizzazioni importanti come quelle per gli over 36 previste dalle nuove norme ad oggi sul tavolo dal Governo Draghi.

«Se il 2020 ha chiuso con una flessione importante, anche se molto inferiore a quella attesa, il 2021 sembra andare piuttosto bene – dice Dell’Uomo – Le compravendite del primo trimestre nel Padovano sono cresciute di circa il 10% rispetto al 2019 (molti di più dunque sul 2020) mentre i prezzi, sembrano stabilizzarsi anche per un patrimonio immobiliare mediamente vecchio e difficilmente in grado di vedere una reale inversione di tendenza. Vediamo invece all’orizzonte prezzi in crescita per il nuovo. Un fenomeno fino ad ora trainato sia dall’aumento consistente delle materie prime sulle piazze internazionali che da un Superbonus al 110% che, come effetto collaterale, ha fatto accelerare di molto la domanda di materiali per l’edilizia in un periodo di scarsità di produzione».

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