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Errore del Comune, ora risarcimenti alla ditta per 1,5 milioni. Il sindaco: «Paghi chi ha sbagliato all’epoca»

Il Comune deve pagare una ditta per lavori al municipio e altri soldi alla Regione. Sindaco contro i precedessori per i loro errori: «Non devono rimetterci i cittadini»

SAN MARTINO DI LUPARI. Cause perse con il privato e la Regione, un milione e mezzo di euro “andati in fumo”, patate bollenti che provocano un duro j’accuse del sindaco di San Martino di Lupari Corrado Bortot contro chi lo ha preceduto. La prima grana è rappresentata dalla condanna definitiva che pesa sul municipio: l’amministrazione pubblica deve restituire 803 mila euro all’immobiliare Alta Padovana Costruzioni srl per una complessa controversia che aveva preso il via vent’anni fa.

IL CASO MUNICIPIO

Di fatto il Comune aveva portato a casa dalla società una sanzione di 1.168. 712 euro per un abuso edilizio. Aveva proposto ricorso nel 2002, quando era in carica l’ex sindaco Piero Zorzato. Dopo un periglioso iter giudiziario è arrivato l’esito e il Comune ha dovuto restituire oltre 800 mila euro. La linea del primo cittadino: «Quando mi sono insediato succedendo al commissario prefettizio, ho subito valutato se era possibile trovare un accordo con la società ma, a quasi vent’anni dall’avvio del procedimento legale, i rapporti erano ormai compromessi. Non ci restava che attendere la sentenza, purtroppo negativa».

PANTALONE

Paga Pantalone? «Non è giusto», attacca Bortot, «che a rimetterci siano i cittadini, chi ha sbagliato in passato dovrebbe rimediare all’errore. Mi riferisco al sindaco che ha avviato vent’anni fa un costoso procedimento giudiziario dannoso per la comunità e al responsabile tecnico dell’ufficio competente. L’amministrazione Zorzato non ha provveduto all’accantonamento della somma incamerata, considerato che l’esito della causa era incerto».

LA CAUSA CON LA REGIONE

La seconda partita sul tavolo è quella che aveva visto il Comune avviare una causa contro la Regione nel 2015. «L’allora sindaco Gerry Boratto e la sua giunta», la ricostruzione del sindaco in carica, «avevano impegnato risorse non ancora definitivamente messe a disposizione – 700 mila euro – per la realizzazione di una pista ciclabile che oggi come allora è poco utilizzata». Risorse che non sono poi risultate disponibili a causa dei tagli al bilancio regionale. E così era scattato un contenzioso contro Venezia, sollecitando l’accreditamento delle somme. Esito ancora magrissimo: il Tar ha respinto il ricorso del Comune contro la Regione.

LO SFOGO

Bortot si toglie i sassolini: «Sono stati spesi soldi pubblici per creare un’opera utile ma non certamente strategica, di esclusivo impatto mediatico, una pista ciclopedonale che congiunge Lovari con Abbazia Pisani, utilizzata da pochissime persone, praticamente una “cattedrale nel deserto”», insiste. Giochi fatti, non si andrà in Consiglio di Stato: «Già nel 2019 ho cercato un confronto con la Regione», chiosa Bortot, «ma nulla più si poteva fare se non attendere la sentenza del tribunale amministrativo. Sentenza che è molto chiara: inutile opporsi, vorrebbe dire buttare al vento ancora altre risorse pubbliche». 

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