Contenuto riservato agli abbonati

Si salva dal Covid e va in bici da Padova sino a San Pietro

Mauro Borgato e la bici con cui manterrà il voto fatto pensando alla nipotina in arrivo

Mauro Borgato, 62 anni di Selvazzano, era intubato in Terapia intensiva, soprannominò “Bagigio” la nipotina nascitura a cui aveva dedicato il voto che ora onora

SELVAZZANO. Un percorso di 585 chilometri in sella a una bici da gravel, dalla Basilica del Santo fino a piazza San Pietro a Roma, affrontando le difficoltà del tratto appenninico, per un voto fatto in caso di guarigione dal coronavirus, la notte di Natale del 2020 in condizioni di salute disperate intubato in un letto di terapia intensiva del Covid Hospital di Schiavonia.

Mauro Borgato 62enne libero professionista di Selvazzano, dal Covid è guarito e a 5 mesi da quella notte di paura quando i medici del Madre Teresa di Calcutta avevano dato poche speranze, è pronto ad onorare la promessa e a salire in sella il 18 giugno prossimo accompagnato da un amico fraterno, anche lui guarito dal virus, il sessantenne padovano Giovanni Bortolami dipendente dell’Asl in pensione.

Borgato e il suo compagno di viaggio sono già in grado di affrontare un centinaio di chilometri al giorno e di arrivare nella capitale in 6 giorni, condizioni meteo permettendo. Le notti le passeranno nei B&B, negli zaini ancorati alle bici hanno tutto il necessario per affrontare l’impresa.

NOTTE DI PAURA

«Pochi giorni prima che mi portassero a Schiavonia mia figlia Giulia mi aveva comunicato che era incinta e che sarei diventato nonno verso i primi di luglio. A darmi la forza di vincere la battaglia contro la malattia è stata la grande voglia di vedere nascere quel nipotino che ora so essere femmina e che i genitori hanno deciso di chiamare Silvia», racconta commosso Borgato. «Immaginavo che quella creatura nella pancia della mamma avesse la forma di un baccello di arachide. Tant’è che non sapendo se era maschio o femmina nella mia mente l’ho battezzata “Bagigio”. Non volevo morire, le previsioni dei medici erano tutt’altro che buone ma volevo a tutti i costi guarire per poterla un giorno abbracciare».

BAGIGIO

«La mattina del giorno di Natale nonostante il dolore e le difficoltà respiratorie ho chiesto a Michela, l’infermiera che mi assisteva, di portarmi un’arachide. Lei si è meravigliata della richiesta ma mi ha accontentato. Ovviamente non sapeva del perché volessi quel “Bagigio” che ho tenuto sul comodino del letto di ospedale per gli oltre quindici giorni di degenza. Sono stati quei momenti drammatici a farmi decidere per la promessa di andare alla Basilica di San Pietro in bicicletta. Col passare dei giorni la situazione ha incominciato a migliorare e nei pochi contatti telefonici che ho potuto avere con mia figlia ho sempre chiesto come andava la gravidanza. Quando sono stato dimesso ho spiegato all’infermiera il perché della richiesta di quel baccello, che conservo gelosamente, ci siamo guardati negli occhi, l’ho ringraziata di quanto ha fatto e ci siamo commossi entrambi».

L’EMOZIONE

Più si avvicina il 18 giugno, data della partenza dalla piazza del Santo per la capitale, più in Mauro Borgato e Giovanni Bortolami cresce l’emozione. «Strada facendo sicuramente ricorderemo la terribile esperienza del coronavirus», aggiunge. «Per me è stata veramente dura, ma alla fine grazie anche a “Bagigio” e all’equipe medica di Schiavonia ce l’ho fatta. Il mio amico Giovanni l’ha preso in forma più leggera. Entrambi ci siamo ripresi bene e siamo in grado si affrontare fisicamente, senza problemi, questa avventura».––

Video del giorno

Appartamento a fuoco all'Arcella, ecco l'intervento dei vigili del fuoco

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi