Marzaro punge l’ex governance frecciate a distanza con Guolo

Ultimo confronto plenario ieri nell’aula magna del Bo in vista del voto del 14 Libertà di ricerca e amministrazione trasparente i punti del dibattito



Libertà di ricerca e amministrazione trasparente. Su questi e altri temi non sono mancate le stoccate nell’ultimo confronto plenario tra i candidati al rettorato dell’Università di Padova prima delle elezioni (primo turno lunedì 14) in cui la comunità accademica del Bo sarà chiamata a scegliere il rettore o la rettrice dell’ateneo per i prossimi sei anni. A contendersi il ruolo Fabrizio Dughiero e Daniela Mapelli, prorettore al trasferimento tecnologico e prorettrice alla didattica, Patrizia Marzaro, ex direttrice del dipartimento di Diritto pubblico, e Marina Santi, ordinaria di Pedagogia, candidata in ‘ticket’ col professore di Fisica Piero Martin. Lo scontro si è acceso dentro e fuori l’aula magna, dove ha avuto luogo il dibattito, soprattutto per le parole di Patrizia Marzaro, che nel discorso di apertura ha parlato dell’importanza della semplificazione di una burocrazia che soffoca il lavoro del personale dell’ateneo, cogliendo l’occasione per lanciare una frecciata alla governance di cui Mapelli e Dughiero fanno parte: «Mi è stato negato un incontro con una sezione di un dipartimento» ha raccontato, «cosa che avviene regolarmente in democrazia, perché secondo un prorettore che fa parte di quella sezione sarebbe stato contro il regolamento. In realtà non è così, si trattava di una questione burocratica inesistente. Bisogna ripartire da qui per far funzionare l’Università in trasparenza». Il prorettore in questione è Renzo Guolo, ordinario di Sociologia, che ha esposto la sua versione (in separata sede) in tutt’altri termini: «Marzaro voleva incontrare solo i sociologi in un incontro informale al di fuori di quello previsto con tutto il dipartimento. Ho semplicemente fatto notare, dopo che il segretario della sezione aveva già accettato l’incontro, che sarebbe stato opportuno mettere al corrente anche gli altri candidati della possibilità di fare altrettanto. Si tratta di par condicio, non di censura».


Di trasparenza si è parlato anche in merito alla redazione dei bilanci di ateneo. «Trasparenza significa che non arrivi per approvazione un bilancio scritto per macro-voci, senza dettagli» ancora Marzaro. Piccata la risposta di Mapelli, che poco prima aveva ribadito la propria volontà di porsi in continuità rispetto a ciò che di buono ha fatto il rettorato uscente, pur avendo di fronte sfide diverse: «Mi ferisce questo appunto. I bilanci vengono presentanti negli organi maggiori, e la professoressa Marzaro siede in Senato, dove è stata lodata la chiarezza con cui sono stati scritti i bilanci negli ultimi anni». «Il nucleo di valutazione ha detto esplicitamente che va chiarito meglio il rapporto tra impiego delle risorse e obiettivi raggiunti» ha risposto Marzaro. «Ho semplicemente riportato questo. In Senato il bilancio arriva il giorno prima e non si ha nemmeno il tempo di leggerlo tutto. Soprattutto non è chiaro come l’ateneo spenda i fondi per gli incarichi esterni che dovrebbero essere svolti con risorse interne».

Il tema trasparenza è caro a tutti: «Sono l’unico ad aver previsto un confronto annuale e a metà mandato per verificare l’attuazione del programma» chiosa Dughiero, mentre Santi ribadisce: «Il mutuo controllo assicurato da una candidatura duale è garanzia di trasparenza, che supera il personalismo e la monocrazia». Nelle discussioni sulla libertà di ricerca si sfiora anche il caso Crisanti-Regione Veneto. «L’Università è pubblica, nazionale e libera» ha detto Dughiero. «Con la Regione non ci scontriamo, ma ci confrontiamo da pari». Mapelli concorda: «Ci vuole indipendenza istituzionale. Politica, pregiudizi e religione non devono entrare in Università». —

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