Addio al “patriota” Franceschi sul feretro la bandiera col Leon

I nomi storici dell’indipendentismo veneto ieri ai funerali dell’imprenditore Al parroco don Giovanni e alla famiglia la vicinanza espressa dal vescovo Claudio  

BORGORICCO

Ha vissuto la passione indipendentista fino all’ultimo il “patriota” Luciano Franceschi e ieri gliene hanno reso merito i nomi storici della galassia venetista che hanno salutato il feretro diretto al cimitero con il triplice grido “Per San Marco!”, dopo aver posato sulla bara la bandiera col Leon.


Vicinanza alla preghiera dei familiari ha espresso anche il vescovo Claudio con una telefonata al parroco, don Giovanni Bortignon. Un intervento autorevole, quello di monsignor Cipolla, che si spiega con il fatto che nelle ultime settimane Franceschi aveva fatto una riflessione sulla sua vita e sulle azioni compiute per attirare l’attenzione sulla causa che stava portando avanti, ovviamente con modalità errate, perché nel 2013 ridusse in fin di vita, sparandogli, il direttore della BCC di Campodarsego. Commovente il ricordo del figli Arturo: ha fatto conoscere Franceschi nel suo ruolo di padre che, per non far mancare nulla alla famiglia, faceva tre lavori. In tanti si sono stretti ieri ai figli, alla madre e al fratello Enzo nel dare l’ultimo saluto al “serenissimo” Franceschi, morto a 62 anni per malattia in regime di arresti domiciliari per tentato omicidio.

A rendergli omaggio sono arrivati a Borgoricco nomistorici dell’indipendentismo veneto fra cui Mario Busato, Geremia Agnoletti, Stefano Franzago, Toni Sanson, Massimo Dell’Antonia, Gianvittorio Costa, Roberto Porcu, Daniele Quaglia, Umberto Vecchiato, Paolo Gardin. Albert Gardin ha distribuito un volantino con il commiato “dogale” in cui viene ricordato il sostegno di Franceschi al compaesano Giuseppe “Bepin” Segato e “il suo concorso alla riorganizzazione politica delle istituzioni venete che ha portato alla ricomposizione del Maggior Consiglio e all’elezione del 121 esimo Doge.

«Due settimane fa Luciano mi ha fatto chiamare e mi ha detto: “la bestia che ho dentro mi sta consumando, voglio andare incontro a Dio in pace”» ha rivelato nell’omelia don Giovanni «Abbiamo presentato a Dio tutta la sua vita, le gioie, le sofferenze, i peccati, l'amore per la famiglia e la moglie Emilia, la grande laboriosità e il suo forte senso di giustizia. “Ne ho fatte tante”, ha aggiunto, “ma adesso ho davanti il giudizio di Dio e questa è la cosa più importante della vita”. Io penso che, dopo quell’incontro, sia ripreso nel suo cuore la speranza di presentarsi davanti a Dio trovando in lui giustizia e misericordia».

In precedenza con il parroco aveva della sua passione per l’indipendenza del Veneto alla cui causa ha sacrificato tutto. Una passione confermata da Arturo: «Papà era innamorato del mito della Serenissima e del suo buon governo ma non ha mai avuto una vita facile. Era un uomo buono e generoso, ma testardo e combattivo».



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