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Radio Sherwood da Padova, 45 anni di voci libere

Sopravvive ai tempi e ai cambiamenti l’emittente dei movimenti e delle lotte antagoniste. «Qui facciamo politica»

PADOVA. A incuriosire i giovani, adesso, è soprattutto lo strumento. Una radio, anche se viaggia sul web e non più via etere, si trascina addosso una certa età, a prescindere. Ma in vicolo Pontecorvo, nel vecchio mulino che ospitava il Teatro Continuo e che è sede da sempre di Radio Sherwood, lo strumento conta fino a un certo punto e l’età - 45 anni in corso di compimento (l’anno è il 1976, la data esatta non è nota) - perché a segnare la distanza dalle altre emittenti è sempre stata soprattutto la voce.

«Non facciamo da megafono, così come non facciamo i giornalisti. Qui dentro promuoviamo quello che facciamo, dialoghiamo e interpretiamo i fatti. Insomma, facciamo politica». La voce è quella di Carmen Sabello che nella foresta libera di Sherwood ci è arrivata negli anni ’80.

«Ero venuta a raccontare le lotte delle operaie nei laboratori della Bassa dove si costruivano le bambole. Non sono più andata via». Una battaglia fra tante, quella. Impossibile contare quelle a cui la radio ha dato voce in nove lustri.

«Tutti i percorsi di autonomia, le battaglie dei movimenti, trovavano voce qui. E oggi i giovani riconoscono la differenza tra i social e la radio: manipolabili e poco chiari i primi, autentica ed empatica la seconda».

I pionieri

Il primo segnale di vita da vicolo Pontecorvo parte nell’autunno del 1976 sui 97.800 MHz. C’è l’insegnante Emilio Vesce, Autonomia Operaia (poi arrestato nel 1979 per insurrezione armata e quindi assolto), tra i fondatori con Vilma Mazza e Marco Rigamo. Un antennista, un elettrotecnico, qualche volontario, il sogno di una voce libera che dia più forza ai messaggi scritti, fin lì ciclostilati, diffusi a mano. Microfoni aperti sui cambiamenti, l’emancipazione femminile, le raccolte di firme sul divorzio, sull’aborto, ma anche tanta musica, buona e ben raccontata.

Divenne, ben presto, una radio femminile: «Dopo il 7 aprile tanti compagni erano stati arrestati e qui eravamo soprattutto donne», racconta Carmen. Sono gli anni del movimento operaio, delle lotte studentesche. Padova città universitaria vibra, la radio rilancia su frequenze che via via si allargheranno per arrivare a coprire un bel pezzo di regione, da Belluno a Rovigo. La foresta di Sherwood è il luogo della giustizia, dove tracciare nuovi percorsi. Voce libera, scomoda, minacciata da destra. Ma senza troppi conformismi. D’altra parte la sigla di apertura delle trasmissioni al mattino, fin dai primi anni, è stata la Mickey Mouse March, la marcia di Topolino, allegoria dell’individuo che si mette in cammino verso il suo luogo di lavoro o di studio.

I racconti in presa diretta

Dall’uccisione di Pedro alle battaglie ambientali, dai campeggi in Sicilia contro i missili a Comiso al supporto della prima Intifada. «E in Albania, nella Jugoslavia in guerra, in Chapas dagli zapatisti, a Seattle con i movimenti no global e in Kurdistan, in Palestina a metter su una radio, a Genova dentro la Diaz per il G8 non saprei dire in quanti posti siamo stati con microfono e registratore, a raccontare storie e a costruire reti che ancora esistono», dice Carmen».

È la forza della radio che nel 2011 lascia l’etere e si rilancia sul web senza cambiare la sua natura, portando il suo segnale nel mondo ma mantenendo radici solide in città, nel Veneto, il legame con i movimenti, il festival per finanziarsi, per resistere anche oggi, oltre la pandemia.

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