Orchidee spontanee a rischio, il Parco Colli prova a difenderle

Un tipo di orchidea spontanea che cresce nei vegri dei Colli

Parte una serie di iniziative riguardanti un habitat unico in quanto a biodiversità. Previsti sfalci delle essenze non compatibili e risemina delle aree spoglie

ESTE. Al via una serie di progetti per la tutela e lo studio dei vegri da parte del Parco Colli. Uno degli spettacoli che i colli offrono durante la tarda primavera sono le fioriture delle 30 specie di orchidee presenti soprattutto nei versanti esposti a meridione. Il vegro è un habitat prioritario, riconosciuto da rete Natura2000, una prateria che si è instaurata sui territori abbandonati dall’agricoltura e dalla pastorizia, che mantiene oggi una particolare ed unica presenza di biodiversità, tra cui le orchidee spontanee.

MINACCIA

Questi luoghi sono minacciati però dalla presenza di piante alloctone che portano all’inarbustimento, per questo l’Ente ha in programma di intervenire sui circa 8 ettari di vegro recentemente acquisiti nel Monte Cecilia a Baone. Sono stati infatti programmati sfalci e diradamenti delle essenze non compatibili, oltre alla risemina delle aree rimaste spoglie con la “tecnica del fiorume”, cioè il riporto del materiale di sfalcio ricco dei semi originali del prato. Lo stesso progetto prevede una fase informativa per sensibilizzare le persone e le scuole nei confronti di queste oasi della biodiversità. «Vorremmo attivare una convenzione con l’università La Tuscia di Viterbo», spiega il vicepresidente del Parco, Antonio Scarabello. «Avrà il duplice scopo di conservare i semi di alcune delle orchidee più rare e di coltivare piantine di orchidee nate in vivaio da semi raccolti in campo, che verranno introdotte in aree campione monitorate». La cultura rappresenta sempre il primo stadio del rispetto e della valorizzazione di un patrimonio unico come quello dei Colli Euganei anche a fronte dei recenti fatti accaduti verso l’Anacamptis papilionacea.

ORCHIDEA TAGLIATA

«Una stazione di orchidea farfalla era presente in un tratto erboso non recintato, a bordo della strada panoramica di Calaone», spiega il naturalista Gastone Cusin. «Mentre la fotografavo si è avvicinato un signore, forse proprietario dell’area. Mia moglie gli ha spiegato che c’erano delle orchidee rare nel ciglio e lui le ha risposto “sì, ma tra poco non ci ci saranno più». Cusin non aveva dato peso all’affermazione e pochi giorni dopo è tornato nel sito con alcuni amici venuti apposta da Bologna per le orchidee euganee: «Non volevo crederci: l’erba era stata tagliata soltanto nel punto in cui cresceva l’orchidea», sbotta Cusin. «Un’azione malvagia perpetrata da una persona insensibile che non conosce il regolamento nei parchi italiani che prevede il rispetto assoluto delle orchidee spontanee. Non bastava la distruzione delle orchidee da parte dei cinghiali che sono ghiotti delle radici, ora c’è anche la cattiveria dell’uomo. Se continua così, tra qualche anno purtroppo non avremo più orchidee da ammirare a causa degli interventi dell’uomo e della voracità dei cinghiali».

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