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Stroncato dal Covid a 61 anni. San Dono di Massanzago piange il “principe” Stevanato

Viveva con la sorella Gina di 69 anni, che è ricoverata in rianimazione all’ospedale di Camposampiero, anche lei contagiata dal virus

MASSANZAGO. Massanzago piange Renzo Stevanato, il “principe” di San Dono. Aveva 61 anni ed era amatissimo dalla grande famiglia Stevanato, dodicesimo di tredici fratelli. A strapparlo ai suoi cari è stato il Covid 19.

Renzo Stevanato viveva in viale Roma con la sorella Gina di 69 anni, che è ricoverata in rianimazione all’ospedale di Camposampiero, anche lei contagiata dal virus. Una situazione che ha gettato nella più profonda disperazione Federica Geron, figlia di Gina e nipote di Renzo

. «Il giorno che hanno ricoverato lo zio, sabato 15 maggio, hanno intubato mia mamma» racconta in lacrime Federica «non so cosa succederà quando mamma si sveglierà perché lei ha sempre vissuto per lui».

Gina e Renzo erano stati vaccinati il 3 maggio a Loreggia e tre giorni dopo il virus si è manifestato in entrambi con febbre alta. «Mamma è risultata positiva il 6 e zio Renzo l’8 quando abbiamo richiesto il trasporto al Pronto soccorso di Camposampiero perché stava male e gli hanno fatto il tampone. Lo zio ce lo hanno rimandato a casa ed è stato seguito dai medici dell’Usca ma l’11 è stata ricoverata mamma e il 15 nuovamente lo zio perché era peggiorato» continua la nipote «zio Renzo è stato stato trattenuto in Pronto Soccorso a Camposampiero perché non c’era posto né a Cittadella né a Schiavonia e dopo due giorni lo hanno portato a Schiavonia dov’è morto sabato. Abbiamo potuto salutarlo in videochiamata prima che venisse sedato e l’ho tranquillizzato dicendogli che il giorno dopo andavo a prenderlo. I dottori mi hanno detto che si è addormentato sereno perché convinto di tornare a casa e questo mi consola. Purtroppo se n’è andato perché non era possibile intubarlo. Anche il vaccino è arrivato troppo tardi nonostante lo avessimo richiesto con insistenza vista la disabilità dello zio».

Il funerale di Stevanato viene celebrato giovedì alle 15 a San Dono. «Mio zio era una persona sempre sorridente e solare. Anche se mezzo paralizzato e in carrozzina, se faceva fatica a esprimersi era una persona buona. Faceva tenerezza e gli piaceva avere sempre gente che andasse a trovarlo» lo ricorda Federica «era il nostro principe e tutti gli volevano bene. Era un punto di riferimento, ci si trovava tutti da mia mamma perché era lui il fulcro della famiglia». —  

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