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Tutto sul derby veneto tra Cittadella e Venezia: in palio c’è la serie A

Cittadella e Venezia si giocano tutto in una doppia sfida: ecco le chiavi tattiche dell’incontro e il fattore-playoff. E poi le società a confronto, il dilemma-stadio, il futuro della vincente

In pochi ci avrebbero scommesso o creduto. Cittadella-Venezia, atto conclusivo dei playoff di Serie B, che deciderà chi seguirà Empoli e Salernitana in A, dove già si trova l’unica squadra della nostra regione, il Verona, è un (doppio) derby impregnato di speranze e suggestioni, che ne rendono incertissimo l’esito, sebbene Modolo & C. abbiano il vantaggio di una migliore posizione in classifica e possano assicurarsi la promozione anche con due pareggi.

La matrice – veneta – è comune, filosofia di gestione e mentalità in campo diverse. Il club granata vanta il monte-ingaggi più basso della cadetteria (poco più di 3 milioni di euro), quello arancioneroverde è nella fascia media (8 milioni il tetto degli stipendi). Per il Citta è la seconda finale nelle ultime tre stagioni, raggiunta alla quinta partecipazione di fila agli spareggi, per il Venezia è un inedito, prima assoluta.

DUE SISTEMI DIFFERENTI

È un doppio confronto che vive anche di una contrapposizione netta a livello di organizzazione di squadra e del modo di contrapporsi all’avversario, con un minimo denominatore comune però: la qualità della manovra di entrambi.

Roberto Venturato, 58 anni, nato ad Atherton (Australia) da genitori trevigiani, ha un credo convinto: la voglia di aggredire e fare pressing da parte dei suoi giocatori, di occupare il maggior spazio possibile dalla metacampo in su, di inserirsi tra le linee partendo comunque dal basso. Il suo 4-3-1-2, corretto ad un certo punto nell’albero di Natale (4-3-2-1), vuole proprio sposare l’idea di un gioco totale, che privilegi l’affondo sulle fasce laterali, ma anche la duttilità di centrocampisti e attaccanti, chiamati a partecipare con continuità all’azione offensiva.

Giampaolo Zanetti, 38 anni e mezzo, vicentino di Valdagno, è un allenatore emergente, che fa giocare benissimo le sue formazioni: inizialmente fedele al 4-3-1-2, ora è passato al 4-3-3 e talvolta non disdegna il 4-2-3-1, in ciò aiutato dalla polivalenza e dall’eclettismo dei suoi ragazzi. È molto più camaleontico del collega granata.

LA COOPERATIVA DEL GOL E I BOMBER

Venezia e Cittadella hanno stupito sul piano offensivo: 53 centri in 38 giornate di campionato il bottino dei lagunari (più 5 fra turno preliminare e semifinali), 48 quello dei granata (più 4 nel mini-torneo post season). Sono lì lì sul piano realizzativo, con un altro distinguo fondamentale: Zanetti conta su due bomber veri, come Forte (12 centri più 1) e Aramu (9 più 1), che gli hanno risolto da soli diverse partite, Venturato su una vera e propria cooperativa del gol, con ben 18 componenti della rosa andati a segno e con due centrocampisti in auge, Gargiulo (8 reti nella stagione regolare) e Proia (7 più 1 nei playoff). In una finale tanto incerta sono due fattori che pesano e di cui tener conto, sia su un fronte che sull’altro.

ARBITRI E DIFFIDATI

Ieri il designatore degli arbitri, Rizzoli, ha scelto la sestina di nomi per la prima finale di domani (confermata alle ore 21.15, si era vociferato di un anticipo alle 17.45 per via della concomitanza con il turno conclusivo della Serie A, dove si decideranno i posti Champions, ma non se n’è fatto nulla): direzione di gara affidata a Sozza di Seregno, lo stesso già visto al Penzo in occasione del turno preliminare con il Chievo (3-2 per gli arancioneroverdi). Con lui gli assistenti Alassio e Passeri, quarto uomo Manganiello di Pinerolo. Al Var ci sarà Di Paolo di Avezzano, con l’assistenza di Carbone.

Ogni anno il regolamento cambia per gli spareggi: adesso vale quello per cui, se le due squadre sono in parità al termine dei 180’, fra andata e ritorno, sale in A la meglio classificata in campionato (Venezia quinto, Cittadella sesto).

Solo se avessero chiuso a pari punti il torneo, allora si sarebbe reso necessario ricorrere a supplementari ed eventuali rigori. Non sarà il nostro caso. Il giudice sportivo ha squalificato, come previsto, Maleh, che salterà il match del Tombolato. Il Venezia ha ben 9 diffidati, il Cittadella 6. Un nuovo cartellino giallo costerebbe la squalifica per il ritorno. Un’altra doppia partita da gestire con attenzione, perché potrebbe pesare non poco sull'esito della sfida.

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QUI CITTADELLA

Alla fine, prima di lasciare lo stadio e salire sul pullman, i suoi vecchi compagni si sono fermati a rincuorare Davide Diaw, che due anni fa era con loro a giocarsi la Serie A e ora è il grande deluso in casa Monza.

È la bellezza del calcio e non serve scomodare il mito del piccolo Davide che sconfigge il gigante Golia per esaltare ancora di più la prova del Cittadella.

Da una parte Galliani ha lasciato l’U-Power Stadium senza rilasciare dichiarazioni (e forse rimuginando sui 26,76 milioni di euro di passivo nel bilancio della sua società), mentre Brocchi è destinato all’esonero (Inzaghi e D’Aversa in pole per sostituirlo).

Dall’altra la squadra granata si gode l’impresa compiuta. E sono i leader dello spogliatoio a commentarla.

«Si è visto il nostro spirito indomito. Per come si era messa si poteva incorrere in una brutta delusione, invece siamo stati capaci di reagire, capendo che ogni minuto che passava era un minuto guadagnato. Io sono orgoglioso dei miei compagni di squadra, perché abbiamo saputo soffrire», dice ad esempio Romano Perticone, che ha guidato da par suo la linea difensiva.

Ora c’è il Venezia: «Una squadra che conosciamo, molto organizzata, con un ottimo allenatore e individualità importanti. Dobbiamo recuperare le energie, soprattutto mentali, perché abbiamo alle spalle una stagione in cui abbiamo speso tanto».

Per capitan Manuel Iori quella di Monza «è una delle sconfitte più belle della mia carriera, perché ci consente di restare a giocarci la Serie A. Non ci piace perdere e non è stata una grandissima partita, ma siamo stati bravi nella sofferenza. Ora, però, c’è un ultimo passo da compiere. Io ricordo bene cos’è successo due anni fa col Verona: essere di nuovo in finale con il Cittadella ha un valore assoluto per me e quello che dirò ai compagni è di vivere bene questo momento bellissimo. Quella col Venezia è la finale meno pronosticabile? Forse, ma nell’arco del campionato tutte e due le squadre hanno mostrato di saper giocare un buon calcio, su ritmi alti. Se siamo qui ce lo meritiamo entrambi. Fino alla fine proveremo a realizzare questo sogno, centrando quella Serie A che per Cittadella sarebbe straordinaria».

Il ricordo di due anni fa è vivo anche nella memoria del digì Stefano Marchetti.

Il suo Cittadella è pronto a ritentare la scalata: «Essere di nuovo in finale è una delle più grosse soddisfazioni per me e per la società. Dietro il nostro successo c’è un grande lavoro di scouting, perché penso che i buoni giocatori ci siano anche nelle serie inferiori, ma quando vengono a Cittadella, dove li facciamo lavorare bene a livello tecnico e mentale, riescono a dare il 100 per cento delle loro potenzialità».

E inoltre...

«Abbiamo un’organizzazione di gioco precisa data da Venturato, un grande staff, che lavora con me da vent’anni, e un gruppo coeso, che è come una famiglia. Non c’è il talento del singolo che ti fa vincere la partita, ma tanta organizzazione».

Il presidente Andrea Gabrielli nelle scorse ore si è mosso di concerto con la Lega B per chiedere una deroga che consentisse di aprire il Tombolato a mille tifosi, ma non ci sono le condizioni per riuscirci: si giocherà a porte chiuse.

È anche stata ventilata l’ipotesi di un cambio di orario per esigenze televisive, ma pure a questo riguardo non ci sono novità: la finale d’andata resta in programma alle 21.15. (Diego Zillio)

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QUI VENEZIA

Ancora due partite da giocare, in un derby veneto contro il Cittadella che include un sogno che si chiama Serie A. In queste ore non manca certo l’entusiasmo in casa del Venezia, così come la soddisfazione dopo aver eliminato prima il Chievo e poi il Lecce, in una stagione dal finale entusiasmante.

«È stato un piacere essere con la squadra questa settimana», ammette il presidente Duncan Niederauer. E aggiunge subito dopo: «La nostra famiglia VFC è rimasta unita, e quello che i ragazzi hanno fatto a Lecce ci ha reso tutti felici. Abbiamo creduto in questo gruppo per l’intera stagione, e tutti loro hanno dimostrato ciò che già sapevamo: giocano con orgoglio e cuore ma, soprattutto, non si arrendono mai e giocano l’uno per l’altro».

La convinzione di potercela fare. Ci sono state molte volte, in questa stagione, in cui sono stato orgoglioso di questa squadra», dice ancora il presidente, «ma partita dopo partita la mia soddisfazione cresce. Nei prossimi giorni proveremo a finire ciò che abbiamo iniziato, per raggiungere l’obiettivo che la nostra città, i nostri tifosi, le nostre famiglie e i nostri giocatori hanno sognato».

Quindi la Serie A.

Se si pensa a come il Venezia ha sofferto nelle due stagioni precedenti, con un playout che portò alla retrocessione nel post Inzaghi, con susseguente ripescaggio, e l’anno successivo una salvezza colta in extremis ma con merito, in stagione la squadra di Paolo Zanetti ha davvero fatto qualcosa di eccezionale.

Specie ricordando che ad agosto, per alcuni addetti ai lavori il Venezia sarebbe andato diretto in Serie C.

«Il risultato di Lecce ci regala una immensa soddisfazione», assicura Domen Crnigoj, «abbiamo dati tutto il massimo in questo turno di playoff. Diamo sempre l’anima in campo, dall’allenamento al campo e alle trasferte. Corriamo uno per l’altro, ci aiutiamo, siamo uniti con grandi idee di collettivo e impegno. Abbiamo altre due partite da affrontare, ma se mettiamo la grinta, la voglia e la corsa mostrata con il Chievo e con il Lecce, l’obiettivo ce lo possiamo andare a prendere, quindi parliamo della Serie A. Al termine della partita di giovedì sera eravamo sfiniti, perché nessuno si è tirato indietro. Ora il Cittadella si affronterà guardando a una partita per volta. Siamo carichi, felici, pronti a un’altra battaglia. L’energia e l’adrenalina insomma non ci difettano».

Mattia Aramu, con il rigore realizzato a Lecca ha toccato quota dieci reti in campionato, confermandosi uno degli indiscussi protagonisti della stagione.

«La finale intanto l’abbiamo raggiunta. Per noi è un sogno esserci arrivati. All'inizio della stagione tutti ci mettevano in fondo alla classifica, invece ci siamo tolti parecchi sassolini dalle scarpe. La nostra forza è il gruppo, una famiglia davvero, e questo spirito ci ha portati a poter affrontare una finale di playoff. In palio ora c’è la Serie A. Siamo consapevole che nel pareggio con il Lecce non abbiamo disputato la nostra miglior partita, ma abbiamo lottato su ogni pallone, ci siamo aiutati e abbiamo conquistato una meritata qualificazione. La doppia cifra tra i marcatori? La cercavo, è il secondo anno consecutivo. Il rigore contro Gabriel pesava tantissimo. Occasioni nelle quali si deve restare calmi, avere grande lucidità e soprattutto essere freddi, per calciare dal dischetto. Ora l'importante è aver raggiunto un obiettivo così importante qual è la finale per la promozione, e prepararci al meglio».

(Simone Bianchi)

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LA SFIDA TRA SOCIETA’

Benvenuti a Cittadella alias Gabrielli Town con una società seria e quadrata

L'abbiamo definita, nel recente passato, Gabrielli town, perché i Gabrielli sono il Cittadella e viceversa. Un esempio da imitare, una “filosofia” vincente. Del resto, non fai 12 campionati di Serie B, dal 2008 ad oggi, con una sola interruzione nel 2015/16, peraltro riscattata da una cavalcata stupenda in Lega Pro, se non sposi, applicandole alla lettera, le regole-chiave di un modello esemplare di gestione, imprenditoriale e del pallone: efficienza, organizzazione, serietà. I quattro fratelli (Andrea, Piergiorgio, Margherita e Mariangela), rimasti in tre dopo l'uscita di scena di Piergiorgio un anno e mezzo fa, hanno recepito in pieno l'eredità lasciata loro da papà Angelo, fondatore dell'omonimo gruppo siderurgico e poi del club granata (nato nel 1973 dalla fusione tra A.C. Olympia e Cittadellese) e mancato a fine luglio 2009: continuare a far crescere il pool di aziende controllate dalla holding di famiglia, la SO.FI.DA. Srl, e proseguire nella “mission” sportiva.

UN ALTRO CALCIO

Perché quello di Cittadella è un altro calcio, più romantico rispetto alla brutta copia propinataci con la pandemia e la chiusura al pubblico degli stadi, un calcio diciamo così troppo “mercenario”, dove il dio denaro ha condizionato e condiziona, più che in passato, strategie e programmi? Perché sotto le mura il primo comandamento è un mantra da rispettare alla lettera: fare il passo proporzionato alla lunghezza della gamba, ovvero alle risorse finanziarie a disposizione.

Tradotto in concreto: i soldi non si buttano via, la parola “spreco” non appartiene al vocabolario dei dirigenti, ogni investimento è mirato e deve produrre risultati.

Andrea Gabrielli (a sinistra) con Iori e Venturato il giorno di Cittadella-Ascoli

Ecco spiegato, allora, il motivo per cui non troverete mai, nell'elenco di calciatori ingaggiati da una stagione all'altra, il nome roboante, d'effetto, piuttosto diversi ragazzi pescati nel mare magnum delle categorie inferiori, la Serie C soprattutto, in cui, se si ha la pazienza di osservare più volte i giocatori impegnati e di pesarli non solo per le loro qualità tecniche ma anche per quelle umane, si possono concludere ottimi affari.

Il direttore generale Stefano Marchetti è il “deus ex machina” a cui il presidente Andrea Gabrielli ha affidato il mandato di allestire, al termine di ogni campionato, l'organico per l'annata successiva, e i “colpi” da lui messi a segno sono tali e tanti da certificare una competenza e una capacità professionale uniche. Non si esagera quando si afferma che Marchetti oggi è nel settore tra i primi cinque d'Italia, la sua esperienza e il suo fiuto rappresentano un patrimonio enorme per la proprietà granata, gratificata sempre da cessioni munifiche al “mercato”.

ORA E' UNA “BIG”

La positività del “metodo Citta” sta anche nel fatto che le promesse non sono aleatorie. Fatti, non parole, un motto rispettato alla lettera. A chi abbraccia il progetto vengono date garanzie fondamentali: mantenimento della categoria – 12 anni in B ne sono la riprova – e correttezza nei pagamenti. Chiamateci poco, con la serie di bilanci in rosso che si registrano anche nel 2021, in tutte le categorie...

Questo spiega perché un leader come Manuel Iori, regista e capitano della squadra, abbia deciso di piantare qui le tende definitivamente, una volta che avrà appeso le scarpe al chiodo. Arrivare due anni in finale, dal 2019 ad oggi, è motivo di vanto e di soddisfazione. E vale anche di monito per il futuro: Cittadella è diventata una “grande” della cadetteria, non parliamo più, per favore, di “miracolo di provincia” o “bella favola”. Il disco ha suonato abbastanza.

(Stefano Edel)

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La scommessa degli americani con il super brand di «Venice»

Dai russi agli americani, dalla mancata iscrizione nel 2015 con Yuri Korablin al sogno della Serie A sei anni dopo, scampato nel 2019 l’incubo della retrocessione. Americani con il progetto del nuovo stadio a Tessera come fondamenta del loro sbarco in laguna, al momento nel cassetto a causa della pandemia, ma con la volontà di continuare a esportare il brand Venezia in tutto il mondo.

Prima il Venezia si identificava in Joe Tacopina, sbarcato in arancioneroverde dopo le esperienze a Roma e Bologna, come rappresentante del gruppo di imprenditori statunitensi che avevano deciso di investire in laguna nell’estate del 2015, ma dal 18 febbraio dell’anno scorso Duncan Niederauer, 62 anni ed ex presidente e amministratore delegato della Borsa di New York, ha assunto in prima persona le redini del club con la costituzione di una società ad hoc, la VFC Newco 2020 LLC.

INTERNAZIONALITA’.

E’ sempre stata una delle peculiarità del Venezia a stelle e strisce, esportare il brand Venezia in giro per il mondo, tanto da creare un’apposita sezione, i Progetti Internazionali, affidata da Tacopina a Paolo Poggi con un occhio di riguardo alla Cina, ma anche al Sud Est asiatico e agli Stati Uniti.

Venezia vs Perugia. Festeggiamenti salvezza Venezia con Duncan Niederauer

«Uno degli obiettivi che ci siamo posti - sottolinea Duncan Niederauer - è quello di essere sempre più integrati nel tessuto della città, anche attraverso partnership e sponsor del territorio. Abbiamo un approccio internazionale e questo si riflette non solo sulla squadra, ma anche nelle attività di marketing e merchandising».

L’esportazione del brand Venezia si individua anche nella ricerca di talenti all’estero, attraverso un minuzioso lavoro di scouting che ha portato all’inserimento in rosa di tanti giocatori stranieri (i finlandesi Maenpaa e Ala-Myllymaki, il norvegese Johnsen, gli islandesi Bjarkason e Karlsson, l’austriaco Svoboda, lo sloveno Crnigoj e il francese Taugourdeau che hanno affiancato lo scozzese St Clair), mentre per la prossima stagione sono già stati annunciati gli arrivi dello svedese Sandberg, dell’italo-canadese Pecile e del belga Heymans.

Dettaglio non da poco i video realizzati a Venezia con i nuovo acquisti stranieri da esportare in giro per il mondo con comunicati bilingue (italiano e inglese) oppure la presentazione della prima maglia con il video di Marco Modolo, vestito da Doge, realizzato a Palazzo Ducale.

L’AZIENDA.

Venezia società-azienda, e da un manager come Niederauer (che a inizio anno ha trovato nell’ex interista Ivan Cordoba un nuovo socio di minoranza) non ci si poteva aspettare di più seguendo il mantra “Parlo poco, faccio tanto”. Parte sportiva e parte manageriale, il progetto del nuovo stadio in questa fase è stato rinchiuso nel cassetto, anche se non abbandonato. Così Niederauer ha chiamato Andrea Cardinaletti con il ruolo di Special Advisor con delega allo sviluppo delle infrastrutture della società.

A fine luglio del 2018 venne presentato e protocollato a Ca’ Farsetti il progetto preliminare del nuovo stadio da 18 mila posti (estendibili a 25 mila), la pandemia ha scoraggiato eventuali investitori, così Niederauer e i suoi soci hanno puntato sulla riqualificazione del vetusto Penzo (convenzione rinnovata fino al 2030 e lavori in estate per 547 mila euro), a cominciare dall’abbattimento delle barriere, ma anche alla ristrutturazione del centro sportivo del Taliercio, il cui progetto sarà presentato a fine mese.

“Abbiamo un piano B anche in caso di promozione”, ha evidenziato Andrea Cardinaletti, “faremo in modo che il Venezia non debba giocare nemmeno una partita in un altro impianto, anche in caso di Serie A”. (Michele Contessa)

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