Ricerca, confronto senza scontri «Giusto puntare sui dottorandi»

Al primo dibattito tra candidati domina il fair play: «Dobbiamo essere un’Università attrattiva»



Giovani, ricerca, futuro. Il rettore o la rettrice che guiderà l’Università di Padova per i prossimi sei anni sa che l’ateneo, per crescere ed essere sempre più una risorsa determinante per la città e per il Paese, dovrà puntare in primis sulla ricerca di base, quella che inizia già dentro le scuole di dottorato. Giovedì sera i candidati al rettorato del Bo che si sfideranno il prossimo 14 giugno – l’attuale prorettore Fabrizio Dughiero, la prorettrice Daniela Mapelli, l’ex direttrice del dipartimento di Diritto pubblico Patrizia Marzaro, e la docente di Pedagogia Marina Santi – si sono confrontati faccia a faccia per la prima volta, in un incontro online organizzato dall’Associazione dottorandi (Adi) di Padova. Diverse le domande poste dai ragazzi, molte delle quali volte ad approfondire alcuni punti dei programmi dei candidati. «Bisogna aiutare i dipartimenti che ricevono meno finanziamenti privati – è una delle proposte di Dughiero – Redistribuendo i fondi, ma anche lavorando per rendere più appetibile la ricerca “pura”».


Mapelli parla di internazionalizzazione: «La metà delle domande di dottorato sono di studenti esteri – spiega – Chi arriva deve avere subito a disposizione uno starting pack: un medico che parla inglese, la tessera sanitaria e il permesso di soggiorno. Ma anche i dottorandi che partono devono essere seguiti più da vicino rispetto a ora». Uno dei punti del programma di Marzaro riguarda la carriera accademica: «Creare tra i ricercatori delle figure già indirizzate al mondo del lavoro, e non al proseguimento in università, amplierebbe le possibilità occupazionali per i giovani». A Santi viene invece chiesta una prospettiva sulla valutazione della ricerca: «La distribuzione dei fondi in base ai risultati ha valorizzato anche il lavoro dei dottorandi, facendone però perdere la dimensione ibrida in quanto ricercatori anche in formazione».

Tutti rispondono in merito alle riforme necessarie per i dottorati. «I dottorandi danno un grande contributo alla ricerca – dice Dughiero – È giusto che non sia solo un pre-ruolo. Avviciniamo i dottorati al mondo del lavoro, ma creiamo anche dei percorsi accademici post-doc non precari». «L’importo delle borse va adeguato, su questo bisogna insistere a livello nazionale – aggiunge Mapelli – Un paese che vuole investire sull’innovazione deve partire dal post lauream: mi aspetto grandi cose dal Recovery».

Anche per Marzaro «il problema dell’importo della borsa non è rinviabile. La Crui dovrebbe farsi subito parte attiva con il ministero per chiedere risorse. Ma questo non basterà a risolvere il problema dell’attrattività». «Ci vuole una consapevolezza maggiore – precisa Santi – Bisogna mettersi d’accordo: se si vuole un dottorato vicino al mondo del lavoro non si può valutare solo la ricerca». —

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