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La Terapia intensiva di Padova si sta svuotando: nessun ricovero in una settimana

Ivo Tiberio

Zero morti in un giorno. Crollano i positivi, 1500 in meno da inizio mese. Il primario Tiberio: «Calate le ospedalizzazioni»

PADOVA. Nessun nuovo ricovero e nemmeno un decesso nell’ultima settimana nella Terapia Intensiva centrale dell’Azienda Ospedale Università diretta dal dottor Ivo Tiberio. Non succedeva da tempo immemore. Per questo, nel primo baluardo della lotta senza frontiere al Covid fin dal 21 febbraio 2020, hanno quasi paura di lasciarsi andare all’ottimismo. Del resto anche nel Padovano ieri non si è registrata nemmeno una vittima, un altro piccolo record.

«Se non proprio ottimista, posso dire di essere sicuramente speranzoso che il peggio sia passato» commenta Tiberio. Un periodo così lungo senza nuovi ingressi non si registrava dallo scorso luglio: mentre la gente festeggiava impunemente la vittoria contro il Covid, nella Rianimazione di via Giustiniani tornavano i malati gravi. Era il 4 luglio. «Aveva 58 anni» ricorda Tiberio «da allora è stato un crescendo continuo e durante i picchi, come quello autunnale, siamo arrivati ad accogliere anche 5-6 persone al giorno».

LA SITUAZIONE

Del resto gli accessi in Terapia Intensiva sono sempre stati una delle sentinelle dell’andamento dell’epidemia, il cui rallentamento è ancora più tangibile sul fronte dei casi positivi che nelle ultime due settimane – malgrado le riaperture diffuse – sono letteralmente crollati, con una diminuzione netta di oltre 700 contagiati a settimana e due “scalini” pressoché delle stesse dimensioni: se lo scorso 2 maggio i positivi nel Padovano erano 4.135 e la domenica successiva erano scesi a 3.391 (-744), ieri erano arrivati a 2.625 ovvero 766 in meno rispetto agli ultimi sette giorni, con una diminuzione complessiva di 1.510 positivi nelle ultime due settimane.

Nell’arco di quindici giorni, ridotti di circa il 40% i ricoveri nei reparti di Malattie Infettive del territorio passati dai 178 del 2 maggio ai 106 di ieri. Nello stesso arco di tempo calate di circa il 30% le ospedalizzazioni nelle Rianimazioni, da 36 a 23; più stabile – per la natura stessa del servizio – ma pur sempre in diminuzione, i ricoveri negli ospedali di comunità, passati da 34 a 30. I guariti nelle prime due settimane di maggio sono stati 2.686 portando il dato complessivo a 76.437; 24 i decessi dal 2 maggio scorso, ma nemmeno uno nelle ultime ventiquattro ore. Appena 35 i nuovi positivi domenica.

L’ANALISI

«L’ultima settimana è stata importante e significativa perché non abbiamo avuto nuovi ingressi di pazienti acuti, né decessi» assicura Tiberio «e, complessivamente, la situazione è in netto miglioramento con la dimissione di pazienti anziani che hanno avuto decorsi lunghi. Abbiamo appena trasferito un ultraottantenne che era stato ricoverato da noi 45 giorni. Si è ridotta anche la pressione sul Pronto Soccorso, dove prima su tre critici in arrivo uno veniva da noi. Di fatto, il crollo verticale dei casi che si registra da giorni trova conferma ora anche nello stop degli ingressi in Rianimazione».

Domenica  l’unico arrivo in Terapia Intensiva è stato un trasferimento interno: «L’Istar 3 ci ha portato l’ultimo paziente per chiudere il reparto dedicato, quindi restiamo solo noi come Rianimazione Covid con una quindicina di malati». Il virus ora, porta in ospedale con maggiore facilità i sessantenni: «I pazienti sono più giovani, ma i casi non sono meno gravi» aggiunge il direttore della Terapia Intensiva centrale «generalmente si riprendono in tempi più rapidi, ma il problema è che aspettano a lungo prima di rivolgersi alle cure ospedaliere e quando arrivano presentano forme di infezione molto avanzate. Tuttavia, i fattori di rischio predominanti sia nella seconda che nella terza ondata sono stati sovrappeso e obesità».

EFFETTO VACCINO

Per chi negli ultimi 15 mesi non ha fatto altro che misurarsi con il volto peggiore della malattia, lo stop dei ricoveri nelle Terapie Intensive è riconducibile esclusivamente al vaccino: «Basta vedere cosa è successo tra i sanitari che durante la prima ondata sono morti a centinaia in Italia» conclude Tiberio «c’è una forbice amplissima sul fronte del contagio tra prima e dopo l’introduzione del vaccino. Credo che ci stiamo avviando alla soluzione definitiva del problema: ancora per un po’ dovremo osservare le regole per la prevenzione del contagio, ma quando avremo raggiunto il 70-80% della popolazione vaccinata, la circolazione del virus sarà significativamente ridotta». —

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