«Nuove infrastrutture ma meno burocrazia»

Il presidente di Assindustria Destro dialoga con gli Ingegneri «Per essere competitivi bisogna investire sull’ambiente»

«Oggi se arrivi all’uscita di Padova Est stanco, magari di notte e dopo tanti chilometri sulle spalle, è un attimo che ti trovi a Camposampiero invece che alla Stanga»: Massimo Coccato, presidente dell’Ordine degli ingegneri, boccia la porta d’ingresso alla città. «Infatti io esco sempre da Padova Ovest» scherza, di rimando, Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Veneto.

Il numero uno degli industriali di Padova e Treviso è stato intervistato (a distanza) dagli ingegneri padovani sulle urgenze infrastrutturali in vista dei finanziamenti del Recovery Fund. «Padova Est è un’area strategica» ha sottolineato Destro, «perché servirà le aree che cresceranno nel prossimo futuro». Un chiaro riferimento alla Soft City, il cosiddetto “chilometro dell’innovazione” tra la Fiera, la Cittadella (dove ha sede anche Confindustria), lo Startcube e il Netcenter. Tra le opere che non possono più aspettare ci sono il completamento della Superstrada Pedemontana Veneta e la realizzazione delle bretelle verticali Nord-Sud.


In particolare: la nuova SR 47 Valsugana; la nuova SR 10; la nuova SR 308 Statale del Santo; il completamento del Grande raccordo anulare di Padova e la terza corsia dell’autostrada A13. C’è poi tutto il capitolo della viabilità territoriale: il completamento dell’anello tangenziale con la realizzazione della tangenziale ovest tra Selvazzano Dentro e il nuovo casello sull’A4 a Ronchi di Villafranca; il potenziamento dell’accesso nord della città, con la realizzazione di un collegamento ad ovest della SR 307 tra Vigodarzere e Pontevigodarzere o, in alternativa, il potenziamento della viabilità ad ovest della SR 308 di raccordo con la tangenziale nord. Inoltre l’adeguamento della tangenziale est, con l’ampliamento a tre corsie del tratto compreso tra l’innesto della strada del Santo e il raccordo con l’A13 fino a Corso Boston e il completamento dell’Arco di Giano.

«Abbiamo davanti un futuro impegnativo ma pieno di stimoli» continua Destro, «che non può prescindere da un tema essenziale: il superamento dei limiti determinati dalla burocrazia. Abbiamo bisogno di una struttura normativa certa e semplice che possa fare affidamento su una macchina pubblica efficiente. Con il sistema attuale realizzare entro il 2026 tutti i progetti che abbiamo sul piatto sarà difficile». A fondamento del domani deve inoltre esserci la sostenibilità ambientale: «Guardiamo ai nostri cugini tedeschi» sottolinea Destro, «la metà del loro importo del Recovery fund sarà investito in temi ambientali. È indiscutibile che siano molto avanti perché sono partiti anni fa, ma cosa accadrà tra due o tre anni, quando dovranno scegliere tra un fornitore italiano e uno turco o uno polacco se questi ultimi avranno puntato tutto sulle politiche green? Non possiamo perdere questa opportunità e siamo avvantaggiati: basti pensare che siamo al primo posto per numero di certificazioni ambientali tra i paesi del G20. Dunque non fermiamoci». —

elvira scigliano

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