Vaccini, lo stop dei medici di famiglia a Padova: «È impossibile continuare così»

Decisione dei consiglio provinciale dell’Ordine: l’89% dice basta. Garantiti i richiami, le iniezioni a domicilio e le prenotazioni già fatte

PADOVA. I medici di medicina generale lasciano la campagna vaccinale. Continueranno a garantire l’attività prenotata, i richiami ed eventuali casi residui di somministrazione domiciliare. Nulla più. La decisione è stata presa giovedì sera nel corso del consiglio provinciale cui hanno preso parte oltre 300 medici di famiglia: l’89% ha deciso di lasciare. «Ci dispiace, ma questa situazione non è gestibile» commenta il segretario provinciale della Fimmg Domenico Crisarà annunciando l’invio di una lettera all’Usl in cui verrà ufficializzata la posizione della categoria «del resto, adesso la campagna è stata aperta alla popolazione giovane che non ha difficoltà a spostarsi per farsi fare l’iniezione».

La rottura

Una collaborazione costellata di inciampi quella tra Usl 6 e dottori di medicina generale, che ha visto i target destinati ai medici sovrapporsi costantemente con quelli prenotabili negli hub: «Non siamo mai stati messi nelle condizioni di sapere chi si era prenotato e chi, invece, avremmo dovuto contattare noi» prosegue Crisarà «in questo modo, per riuscire a vaccinare 250 persone in tre giorni, abbiamo trascorso anche 18 ore al telefono in una settimana cercando di capire chi avesse bisogno del nostro servizio e chi, invece, si era arrangiato autonomamente prenotandosi in un hub».

Domenico Crisarà

Salvo eventuali posizioni individuali, la campagna di immunizzazione dei medici di famiglia, quindi, finisce sostanzialmente qui. E il futuro è tutto da scrivere: «O cambiano il metodo e le condizioni» prosegue il segretario provinciale della Fimmg «o non c’è spazio di manovra. Fermo restando che sono orgogliosissimo di quanto abbiamo fatto, raggiungendo 4 mila persone a domicilio in poco più di tre giorni e arrivando a somministrare, complessivamente, poco meno di 30 mila vaccini. Tuttavia non abbiamo tempo da sprecare per niente, il nostro compito primario è quello di curare le persone, la vaccinazione è un’attività in più che forniamo per dare una mano. A causa di quanto successo con il Covid, l’aspettativa di vita è diminuita di tre anni: in questo periodo si è curata solo la gente che poteva permetterselo. Ma gli anziani che vivevano soli sono stati sempre più isolati e ora pagano il peso di un anno perso, una condizione drammatica alla loro età. Pertanto, se ho tre ore in una giornata, preferisco dedicarle ad ascoltare loro che non a rincorrere la gente al telefono per sapere se si è vaccinata».

Le prospettive

Al capolinea anche l’avventura di Daniele Polito che aveva portato i medici aponensi sul “palco” del teatro Polivalente per vaccinare i pazienti del territorio: «Non si può dire che non le abbiamo provate tutte per aiutare nella campagna vaccinale» spiega «i colleghi si sono organizzati con fantasia anche nelle chiese e con i camper e tutti lo abbiamo fatto nel tempo “libero”, senza cioè chiudere mai gli ambulatori. Abbiamo chiesto all’Usl delle soluzioni che ci permettessero di gestire gli appuntamenti, da un target solo nostro alla possibilità di prenotarsi da noi attraverso il portale, ma non è stato fatto nulla e alla fine è diventata una sorta di gara in cui a noi venivano dati i vaccini solo se avanzavano dagli hub, rendendo impossibile organizzarci. Ecco perché a questo punto una pausa di riflessione è necessaria. Io con i richiami andrò avanti fino alla fine di luglio, poi vedremo cosa succederà, anche perché credo che prima o poi il teatro reclamerà i suoi spazi. È necessario fare un ragionamento sul futuro e che questo sia più chiaro e organizzato. Anche perché il Covid non è solo vaccino: continuiamo a fare tracciamento e seguire famiglie positive. Più tutto il resto».

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