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Il giallo di Stanghella, il vicino che l’ha vista per ultimo: «Samira andava a un colloquio»

Samira El Attar

Stanghella, nuovo mistero: la madre della donna ritrova nella legnaia tre cellulari del presunto omicida

ROVIGO. «Mi ha detto che quella mattina sarebbe andata a un colloquio di lavoro». Luciano Maniezzo vive a cinquanta metri da Samira. Lei e il marito Mohamed sono di famiglia in casa Maniezzo, tanto che quella mattina – quella in cui la 43enne marocchina sparirà, il 21 ottobre 2019 – viene naturale scambiare due parole con la donna che passa in bici. Samira aveva un appuntamento, e a breve con la sua bicicletta avrebbe raggiunto una persona mai identificata che voleva offrirle un lavoro. È questa la testimonianza resa dal vicino di casa Luciano, il primo dei testimoni che ieri ha presentato la difesa di Mohamed Barbri, il 49enne marocchino accusato di aver ucciso la moglie Samira El Attar e di averne occultato il corpo.

In Corte d’Assise a Rovigo, ieri i legali di Barbri – gli avvocati Riziero Angeletti e Francesco Zacheo – hanno chiamato a testimoniare il vicino di casa di Samira: la sua è stata la testimonianza più importante raccolta in questa nuova parte di processo che vede protagonista la difesa.

Mohamed Barbri

IL COLLOQUIO DI LAVORO

«Nella mattina del 21 ottobre Samira era appena stata a portare la figlia a scuola. Prima di rincasare si è fermata da noi» ha spiegato Maniezzo «Mia moglie le ha consegnato un sacchetto con alcuni vestiti per la figlia. Mentre lo andava a prendere, Samira mi ha detto che di lì a poco, nella mattinata, sarebbe andata a un colloquio di lavoro. Non mi ha detto dove, né con chi aveva appuntamento». Che la donna fosse scomparsa, i Maniezzo lo hanno saputo dopo due giorni: «Ho incontrato Mohamed in piazza. Era giorno di mercato. Mi ha raggiunto dicendomi che Samira non era più tornata a casa. Era visibilmente scosso e preoccupato». Nessuno, da quella fine di ottobre, si è mai fatto vivo sostenendo di aver avuto un appuntamento con Samira, tanto che si è arrivati anche a pensare che quella potesse essere una vera e propria trappola per la donna.

I TRE TELEFONI

Nell’udienza di ieri – la quinta da quando è scattato il processo per Barbri, detenuto in carcere a Rovigo e sempre presente in aula – il pm Francesco D’Abrosca ha messo al corrente la Corte presieduta dal dottor Angelo Risi di un curioso avvenimento delle ultime settimane: il 30 aprile la madre di Samira ha recuperato tre telefoni cellulari nascosti nella legnaia della casa di via Statale in cui vivevano Samira e Mohamed. La donna li ha ritrovati il 6 aprile, ma ha atteso qualche giorno prima di consegnarli ai carabinieri. Due sono risultati privi di traffico, uno invece aveva una sim intestata a Barbri con l’ultima chiamata effettuata a maggio 2019. E qui il doppio mistero. Perché la madre di Samira ha atteso così tanto prima di segnalare la circostanza alle autorità? Come è possibile che quei tre cellulari fossero passati inosservati alle forze dell’ordine che avevano setacciato quella legnaia più volte? La difesa di Barbri pare voler utilizzare questo nuovo elemento per minare la credibilità dei famigliari di Samira, che da sempre muovono accuse all’imputato.

PROCESSO AL TERMINE

Il 18 giugno si terrà l’udienza che chiuderà l’istruttoria: parlerà il consulente della difesa Maurizio Cusimano, chiamato a valutare gli spostamenti del telefono cellulare di Barbri nella notte della scomparsa di Samira. Il tecnico doveva parlare ieri, salvo essere assente con una giustificazione che non è stata accettata dalla Corte: per questo è arrivata una sanzione da 515 euro. Il 18 giugno si terrà anche la discussione: il processo volge ormai al termine.

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