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I sindaci della Bassa all’Usl 6: «A Schiavonia non solo Covid»

 Sit in dei sindaci presso ospedale di Schiavonia con arrivo della Polizia Locale di Monselice. Nella foto: i sindaci continuano il sit in. © Foto Zangirolami

I primi cittadini contestano l’attuale depotenziamento del Pronto soccorso e la scelta di dirottare molti pazienti in altri ospedali della provincia padovana

MONSELICEL’ospedale di Schiavonia va verso nuove riaperture, ma per i sindaci della Bassa padovana la rimodulazione deve accelerare e lo “sforzo” deve essere condiviso con il resto del Padovano. Preoccupano la persistente chiusura del Pronto soccorso, i molti pazienti ancora dirottati nella parte alta della provincia, la stessa tenuta degli operatori che da quattordici mesi sono impegnati nel Covid Hospital. Quello di Schiavonia, anche se purtroppo questa è ormai “storia della pandemia”, è la prima struttura che ha rilevato dei contagiati Covid in Veneto, il 21 febbraio 2020.

L’incontro con l’Usl

Timori e insofferenze, queste, che l’altro ieri i 42 sindaci del territorio hanno sottoposto all’Usl 6 in occasione del Comitato dei sindaci a cui ha presenziato Aldo Mariotto, direttore sanitario dell’Usl. La premessa è di fatto la sintesi dell’incontro: i sindaci della Bassa padovana chiedono che l’ospedale di Schiavonia non sia sempre il solo e unico Covid Hospital della provincia padovana: «Serve un’alternanza tra gli ospedali provinciali», è l’invito dei primi cittadini.

La situazione attuale

Oggi l’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia si trova nella cosiddetta “fase 2”. Ieri mattina i ricoveri con il Covid erano in tutto 23, di cui 7 in Terapia intensiva. L’ospedale sta avviandosi verso un ulteriore piano di rimodulazione: l’Usl ha comunicato l’altra sera che nei prossimi giorni saranno riaperti 50 posti letto in area chirurgica polispecialistica ed ulteriori 50 posti letto in area medica polispecialistica. Il Pronto soccorso resterà invece “declassato” a Punto di primo intervento.

«L’Uls 6 ha comunicato che, per rivedere aperto il Pronto soccorso, si attendono condizioni più idonee, come la disponibilità di 75 posti letto in area medica e di circa 100 posti letto in area chirurgica» spiegano i sindaci del Comitato, presieduto da Giorgia Bedin «Inoltre, è necessario che in Terapia intensiva i pazienti Covid non siano più di 4 e non più di 8 per le rimanenti patologie».

Timori e disagi

Di fronte alle rassicurazioni, gli amministratori non hanno nascosto disagi e timori, come confermato poi nella nota condivisa a fine incontro: «Siamo molto preoccupati dei disagi che continuano a persistere per i cittadini della Bassa padovana, nell’essere dirottati per diverse patologie, ricoveri, prelievi e visite in altri ospedali dell’Usl 6, viste le limitazioni dei posti letto e la persistente chiusura del Pronto soccorso». E ancora: «Altra grande preoccupazione sono le lista di attesa su alcune attività ambulatoriali e di diagnostica». La preoccupazione si estende anche per operatori sanitari di Schiavonia, «che da quattordici mesi sono in Covid Hospital e sono sottoposti ad un continuo e persistente stress test».

Le richieste

Da qui le richieste finali rivolte ai vertici dell’Usl 6: «Chiediamo una scelta di alternanza tra i diversi ospedali appartenenti alla provincia di Padova. L’ospedale di Schiavonia non può essere sempre il solo e unico Covid Hospital provinciale. Chiediamo inoltre di riaprire con urgenza l’ospedale di comunità di Montagnana e di rimetterlo a disposizione dei cittadini più anziani, perché attualmente riservato a soli posti letto Covid». 

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