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Gli esercenti padovani: «Bisogna spostare il coprifuoco alle 24»

L’appello di Rossi (Confesercenti del Veneto Centrale): «Le aperture serali ci farebbero recuperare trenta milioni»

PADOVA. «Spostare il coprifuoco potrebbe far recuperare 30 milioni di consumi». A dirlo Nicola Rossi, presidente Confesercenti del Veneto centrale. Secondo l’Osservatorio economico dell’Associazione di categoria, la flessione dei consumi nei primi mesi del 2021 era, purtroppo, largamente attesa. A darne prova i numeri: dall’entrata del Veneto in zona rossa (il 19 dicembre 2020) al ritorno (dello scorso aprile) in zona gialla, commercianti e ristoratori padovani hanno perso quasi 225 milioni di euro. Ora per il commercio serve una svolta rapida, fatta di forte spinta alla ripresa economica e iniezione di fiducia alle famiglie.

Coprifuoco da cambiare

Un ottimo inizio potrebbe essere aumentare di due ore le aperture serali, dalle 22 alle 24, dei pubblici esercizi che potrebbero valere, in un mese, circa 30 milioni di euro. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio, il fatturato medio mensile, in questo periodo dell’anno, per il mondo della ristorazione padovana si aggira intorno ai 120 milioni di euro. Con le chiusure, che abbattono il fatturato del 70%, era sceso a soli 36 milioni. Con le aperture delle ultime settimane si sta recuperando qualcosa, ma non abbastanza proprio a causa delle limitazioni d’orario e delle condizioni meteorologiche.

Per i ristoranti la differenza rispetto ad aprile è minima, mentre due ore di apertura in più li aiuterebbero a recuperare un 10% di fatturato; per i bar il prolungamento del coprifuoco potrebbe far recuperare anche più del 50% del fatturato. Complessivamente dunque, secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Economico di Confesercenti, due ore di apertura serale potrebbero voler dire circa 30 milioni di guadagni in più. «Su queste stime pesa il fatto che il Veneto non è la Sicilia» sottolinea Nicola Rossi, presidente della Confesercenti del Veneto Centrale, «qui cenare fuori la sera è ancora piuttosto difficile, a maggior ragione visto il clima più freddo e piovoso della media stagionale. Consentire la somministrazione al chiuso potrebbe portare un vantaggio importante, che in termini di fatturato potrebbero raggiungere +50%».

La prima fase di ripresa è molto diversa per ogni categoria produttiva

Fase di ripresa

«In alcuni casi – continua Rossi – sono stati del tutto recuperati i livelli produttivi pre-crisi, mentre in altri – come il turismo, alcuni servizi, il tempo libero – la ripresa non è mai partita. I risultati in termini di crescita per l’anno in corso dipendono sì dalle riaperture, ma non possiamo aspettarci “automaticamente” una ripresa con i livelli pre-pandemia. Confidiamo nell’impatto “psicologico” legato al riavvio delle attività e nel risparmio accumulato da una parte di consumatori nell’ultimo anno».

Per un’altra parte di famiglie il quadro economico è simile a quanto registrato nel 2020: le restrizioni ai comportamenti di spesa mantengono i consumi su livelli depressi – prossimi a quelli dei mesi finali del 2020 – quando la caduta rispetto ai valori pre-crisi risultava pari al 10%. «Bisogna intervenire al più presto su due fronti» conclude il presidente della Confesercenti, «da un lato sul versante delle riaperture in sicurezza delle attività commerciali, dall’altro sulla fiducia delle famiglie in modo tale da generare, anche se gradualmente, quegli effetti di consolidamento della ripartenza di cui tutti abbiamo bisogno».

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