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Padova e Unesco. «Siamo già al lavoro per risolvere le criticità. Con il riconoscimento turismo in più»

L’assessore alla cultura Andrea Colasio replica a tutte le osservazioni. «Anche il Castello Carrarese farà parte del futuro percorso di visita»

L’analisi

La Padova di Giotto e la bellezza del Trecento affrescato sono ad un passo dal riconoscimento mondiale Unesco. Alle raccomandazioni sollevate da Icomos l’assessore alla cultura Andrea Colasio, aveva già iniziato a lavorare da mesi.  Ecco la sua replica.

Nuova strategia

Gli ispettori Unesco hanno suggerito obiettivi strategici rispetto alla gestione dei turisti: «La governance dei flussi dei visitatori è un capitolo importante della candidatura – spiega l’assessore – perché è una proiezione nel tempo, che determina l’apparato organizzativo generale. E noi siamo già molto avanti: stiamo sostituendo tutta la pannellistica turistica, la città avrà indicazioni nuovissime, con gli eleganti colori bianco e rosso, che porranno definitivamente rimedio alla stratificazione storica che si è succeduta dagli anni ’50 al 2000. Inoltre abbiamo già affinato il biglietto unico che per l’Unesco è un aspetto importante della promozione”.

“La candidatura a patrimonio dell’umanità statisticamente aumenta i turisti del 15-20%. La nostra città, negli ultimi dieci anni, è cresciuta in maniera esponenziale, arrivando a 1 milione e 750 mila presenze. Oggi l’obiettivo è recuperare altri 150-300 mila visitatori in più grazie al ciclo del Trecento. Giochiamo questa partita in un momento particolare che ci impone di riconquistare le posizioni perse a causa della pandemia. Ma siamo fiduciosi. E pronti anche dal punto di vista del progresso tecnologico. L’applicazione dedicata ad Urbs Picta è quasi pronta: parliamo di una campagna promozionale da 2 milioni di euro. Da ultimo l’ufficio turistico di piazza delle Erbe, quello sotto Palazzo Moroni, è stato lasciato libero proprio in virtù della candidatura».

Autenticità di palazzo della Ragione

Palazzo della Ragione è al centro del rapporto Icomos: «Il riferimento – spiega Colasio – è alla ricostruzione del XV secolo, dopo l’incendio del 1420, volta a ricreare gli affreschi di Giotto andati distrutti. Ma noi siamo bravi scolari e abbiamo già cominciato a fare i compiti a casa: sto lavorando con l’Università per studiare la morfologia del Salone e capirne l’autenticità dei cicli della parte bassa e di quella alta».

Questione sicurezza

Nel piano strategico è inserita anche la previsione delle catastrofi naturali e gli impianti di sicurezza: «Gli eventi eccezionali sono uno degli standard che già conoscevamo e che ormai fanno parte di tutti i luoghi turistici che richiamano grandi flussi – continua Colasio – L’aspetto invece dei sistemi di sicurezza riguarda soprattutto le Chiese: servono strutture anti-incendio».

E la questione sollevata sulle problematiche dell’umidità? «Prima di tutto sgombriamo il campo da dubbi: non stiamo parlando della Cappella degli Scrovegni, la cui acqua nel Cenobio è fisiologica e risponde ad un equilibrio omeostatico che, in poche parole, deve starci. Le criticità invece riguardano il Battistero, l’Oratorio di San Michele, l’Accademia galileiana: non vantano la stessa tecnologia della Cappella, non hanno la stessa configurazione in termini di tutela. Un po’ alla volta monitoreremo tutto. L’umidità è estremamente pericolosa per gli affreschi perché può addirittura sgretolarli e staccarli dalle superfici stesse. Ne siamo perfettamente consapevoli e ci stiamo lavorando».

Urbs Picta

Icomos ha anche proposto una modifica alla denominazione: “Cicli di affreschi del XIV secolo a Padova” . «Attenzione – mette in guardia Colasio – perché questo è positivo, sottolinea lo spessore della Padova del Trecento. Considera il clima culturale unico che si respirava: l’università cosmopolita, la presenza di artisti, intellettuali, politici e committenti. Fa del Trecento padovano un unicum eccezionale che non si limita a Giotto, ma considera a pari merito artisti come Pietro e Giuliano da Rimini, Guariento di Arpo, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona. È l’intero Trecento che fa la differenza. Oggi ringrazio davvero il sindaco Sergio Giordani e il governatore Luca Zaia, ma soprattutto le persone e le associazioni, perché abbiamo coinvolto migliaia di padovani».

L’orto botanico

Infine Icomos fa riferimento all’Orto Botanico, già patrimonio Unesco: «Hanno accolto il nostro stesso suggerimento di inserire un rappresentante dell’Orto nella commissione tecnico scientifica della candidatura – rivela Colasio – Ne fanno parte tecnici, professori, la Sovrintendenza, lo staff museale, studiosi e varie personalità. Con questo riferimento si pensa ad una cittadella dell’Unesco e, naturalmente, alla necessità di mettere a regime un biglietto unico per i siti Unesco cittadini che comprenda anche l’Orto Botanico».

Il sogno del castello

Colasio scandisce: «L’ultima parola sarà del Comitato internazionale, il cui giudizio è insindacabile», ma non può nascondere che pensa già ad un ulteriore passo verso l’appendice del castello dei Carraresi: «L’Urbs Picta è importante, ma lo sarà ancora di più se gli otto siti avranno il Castello restaurato come epicentro. Non dico nulla, se non che lo stesso ispettore Icomos, quando l’ha visitato i Carraresi, se n’è innamorato pazzamente».

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