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Parla il medico Rossaro radiato dall'albo: «Oggi la medicina è deviata dalla politica e dal denaro»

Ha svolto l’attività per 43 anni e non ha perso l’entusiasmo. Forte del sostegno di moglie e pazienti, farà ricorso in Cassazione 

PADOVA. È da poco stato informato che il suo ricorso non è stato accolto, che rimane radiato dall’Ordine dei Medici e che non può più esercitare la professione che ha svolto per 43 anni. Eppure Paolo Rossaro, 70 anni il prossimo venerdì, medico di famiglia padovano, non perde il suo entusiasmo. «Viva la vita» ripete a più riprese nel corso dell’intervista.

Dottor Rossaro come ha appreso la notizia della conferma della radiazione?


«Sabato sera mi è arrivata una mail del mio avvocato che mi comunicava la decisione della commissione».

Se l’aspettava?

«Non ho più tanta fiducia nella giustizia. Non ho ancora trovato una magistratura super partes che risponda in scienza e coscienza, come dovremmo fare noi medici. La risposta della commissione non è che un copia incolla di quello che era già stato scritto».

Cosa farà ora?

«Farò ricorso in Cassazione. Se fosse stato per me probabilmente avrei lasciato perdere tutto fin da subito, ma devo ringraziare mia moglie Lorena che mi spinge a non mollare sostenendo il diritto a veder riconosciuto il mio valore, ciò per cui ho sempre lottato e dato l’anima».

Come si sente oggi?

«Sono una persona felice, guardo la vita con gli occhi aperti, non c’è nulla che mi spaventi. Il mio motto è viva la vita. Quando si chiude una porta spesso si apre un portone».

Nessuna difficoltà?

«Il guaio più grosso è che devo spiegare ai miei figli e ai miei nipoti quello che sta succedendo. Gli dirò che imparino a lottare per vedere riconosciuto un diritto e il rispetto».

Cosa replica a chi dice che i suoi metodi non sono compatibili con la medicina?

«Che cos’è la medicina? È l’arte del curare? O è l’arte di tenere in vita a tutti i costi? Di sconfiggere la morte? Siamo chiamati a far attraversare la vita nel migliore dei modi. Oggi la medicina e deviata da politica e denaro».

Che rapporto ha oggi con i suoi pazienti?

«Ho comunicato che non potrò più essere chiamato medico, ma questo non mi vieta la parola, l’incontro, l’abbraccio o un consiglio. Non è possibile cancellare 43 anni di esperienza. Se a 70 anni non sono ancora riuscito ad andare in pensione è perché ancora oggi mi chiamano persone dall’Italia e dall’estero».

È vero che è contrario alla chemioterapia?

«Il riferimento immagino sia a Trevisan. Io sono perseguitato perché rispetto la volontà della gente, non perché sono pro o contro la chemio. A Trevisan dicevano che avrei dovuto imporre un Tso. Lui non voleva fare la chemio perché suo padre era morto 3 mesi dopo averla fatta».

Trevisan poi la fece la chemioterapia?

«Si, tra l’altro. Quando uscì dall’ospedale i medici lo dichiararono guarito, invece morì 4 o 5 mesi dopo».

Lei si farebbe curare con la medicina tradizionale? «Nel 2000 mi hanno detto che sarei diventato cieco per una maculopatia degenerativa essudativa. Ho rifiutato di essere curato con il cortisone retrobulbare, mi sono curato con metodi non ufficiali - vitamina A, C, E ed altre cose che fanno bene alla vista - e oggi vedo ancora. Il problema è che quella che uso io è una medicina che costa poco e vale poco».

Cosa ne pensa della recente condanna ai coniugi Bottaro?

«Sono amico della famiglia da 40 anni. Quello che gli hanno fatto è stata una cattiveria umana. Dopo la perdita di due figli si trovano a dover lottare per un concetto di giustizia che chissà se esiste».

Dei vaccini contro il Covid invece cosa pensa?

«È realmente un vaccino? Ci garantisce l’immunità? E per quanto? Chiunque voglia è giusto che si vaccini ma è anche giusto che qualcuno li metta in dubbio».

Ma lei una tachipirina, ad esempio, l’ha mai presa? «Non sono contrario ai farmaci. Se serve si usi pure anche il cortisone, è la stupidità con cui noi siamo abituati a usarli il problema. Ho mal di testa? Mi devo chiedere il perché. È alla base che bisogna lavorare, se poi è necessario prendiamo anche il Moment». —


 

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