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Vigonza, la piccola Chantal “rubata” al papà. La mamma condannata a quattro anni

Andrea Tonello in un momento felice con la sua bimba Chantal, tornata in Ungheria all’età di tre mesi e mai più rientrata in Italia

L’accusa di sottrazione di minore. È tornata in Ungheria quando la piccola aveva 14 mesi e il genitore non l’ha più vista

VIGONZA. Oggi Chantal ha 9 anni e 8 mesi. Papà Andrea l’ha vista uscire di casa che aveva appena tre mesi di vita. Chantal non è più ritornata nella casa di Vigonza e papà Andrea ha potuto stare con lei per l’ultima volta solo nel novembre 2012.

Klaudia Ildiko Sallai, mamma di Chantal e in quegli anni moglie di Andrea, ha portato la figlia in Ungheria e con lei è scomparsa da oltre otto anni. Ieri la donna è stata condannata a 4 mesi di reclusione per sottrazione di minore, oltre a un risarcimento danni di 250 mila euro. Una vittoria morale per papà Andrea, che però deve scontrarsi con la dura realtà che va oltre ogni processo: l’impossibilità di riabbracciare la figlia.

Chantal Tonello è figlia di Andrea, agente di commercio di 49 anni di Vigonza. Il padre non vede la bimba dal novembre 2012. In quel momento, la piccola ha quattordici mesi. La moglie, Klaudia Ildiko Sallai, ungherese, proprio in quel mese sparisce in Ungheria con la figlioletta, negando ogni contatto al padre. La partenza era stata concordata – la donna voleva raggiungere i famigliari per le vacanze natalizie – ma l’epilogo era stato imprevedibile quanto inaspettato. Quando Andrea ritorna a prenderle a fine anno, riceve un messaggio dalla donna: «Non venire, noi rimaniamo in Ungheria».

Il confronto non basta e si passa alle vie legali. In poco tempo arriva anche la sentenza di secondo grado del Tribunale ungherese di Pest che dà ragione al padre. Andrea vedrà la figlioletta per l’ultima volta prima di questa sentenza. Da allora Klaudia e Chantal spariscono nel nulla. Diventano due fantasmi. La Procura di Padova emette una rogatoria internazionale per la ricerca della donna e della bimba, estesa a tutta Europa. Sulle tracce della madre fuggitiva c’è anche l’Interpol.

Lo stesso Andrea (assistito dall’avvocato Chiara Balbinot) fa più volte la spola tra Ungheria, Moldavia e Polonia nella speranza di ritrovarle. Si finge persino barbone, per stazionare sotto la casa della famiglia di lei, e mette a disposizione pure una taglia. Nulla da fare.

La Procura di Padova indaga la donna per sequestro di persona e sottrazione di minore: per lei il pm Giorgio Falcone chiede una condanna a 9 anni e 6 mesi. Ieri, davanti al tribunale collegiale presieduto da Nicoletta De Nardus, ecco la sentenza. La mamma ungherese è condannata a 4 anni di reclusione per sottrazione di minore, ma solo in riferimento al periodo che arriva al 20 gennaio 2015.

Per la sottrazione di Chantal da quella data in poi, infatti, la donna risulta già giudicata dalla giustizia ungherese. Il pm Falcone aveva rilevato che sì, era effettivamente stata condannata in Ungheria, ma per un reato che nel nostro ordinamento corrisponde al 388 del Codice penale, la mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice civile che però è decisamente meno “pesante” della sottrazione di minore. In patria non a caso era arrivata una condanna a una semplice multa da 700 euro.

Il Collegio ha inoltre rilevato il difetto di giurisdizione per il reato di sequestro di persona: il reato è compiuto in Ungheria da una cittadina ungherese, quindi devono occuparsene i Tribunali di quello Stato. Per questo motivo alla Salai è stata ritirata anche la misura cautelare. Il tribunale collegiale ha inoltre condannato la donna al pagamento di 250 mila euro di risarcimento del danno, 150 mila a Tonello e 100 mila alla figlia, che è comunque parte lesa. Il pm Falcone già oggi aprirà un nuovo fascicolo sulla vicenda: si sono giudicati i fatti fino ad oggi, ma la sottrazione di minore continua. —




 

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