Deltaplanista morto. Gli amici di Federico: «Errore pagato con la vita, siamo tutti sotto choc»

PADOVA. «Ha pagato caro un errore umano, forse dettato dalla troppa sicurezza acquisita negli anni». È questa la frase che più si sentiva ieri pomeriggio, attorno alla pedana di lancio di Col del Puppolo, dove si sono riuniti gli amici di Federico Baratto, quel gruppo con il quale si trovava i sabati e le domeniche, con cui parlava del vento, del tempo passato in aria, delle escursioni in programma.

Sabato doveva essere un giorno speciale, ma si è trasformato in tragedia. L’esperienza a Federico Baratto non mancava: il brevetto gli era arrivato nel 1994, quindi aveva conseguito l’abilitazione ai voli biposto nel 1998. Ma soprattutto quella al trasporto di passeggero.

Campione italiano nella classe “ala rigida” nel 2018. Residente a Padova, aveva vissuto nel Trevigiano a lungo per poi trasferirsi nuovamente a Padova città e da poco nell’hinterland. Ma frequentava la zona di Borso e del Bassanese, per amore del volo. “Volaremozione” era il format che aveva creato per portare la gente, appassionati o neofiti, in volo. Non ha parole Gianluca Soncin, presidente dell’Asd Volo Libero Montegrappa, che meno di un mese fa aveva dovuto piangere un altro amante dell’aria, morto dalla stessa pedana.

«Sembra che il deltaplano sia diventato un oggetto pericoloso. Ma non è così. Non accadevano da una vita due tragedie simili tanto ravvicinate nel tempo e a due piloti di esperienza, tra i più capaci». Prosegue: «Probabilmente si è trattato di un errore umano, la check-list è importantissima in questo frangente e forse lui ha commesso una leggerezza dovuta alla troppa dimestichezza con il deltaplano. Siamo senza parole, dispiaciuti, sotto shock».


 

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