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«Padova, una ex del 7 Aprile a Palazzo Moroni», Lega all’attacco. Lei ribatte: «Ho pagato per quei fatti»

Una manifestazione di Autonomia operaia e Susanna Stocco

Bitonci e Stefani contro Coalizione civica sull’indicazione di Susanna Scotti come uditore in Commissione Sicurezza

PADOVA. La Lega mette nel mirino Coalizione civica e lo fa addirittura con un’interrogazione al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. I parlamentari Massimo Bitonci, ex sindaco e attualmente capogruppo in commissione Bilancio alla Camera e capo dipartimento Lega per le Attività produttive, e Alberto Stefani, commissario regionale del Carroccio, “chiedono” di sapere se Susanna Scotti, uditore in Commissione sicurezza designato da proprio da Coalizione, sia la stessa Susanna Scotti coinvolta oltre quarant’anni fa nell’inchiesta 7 aprile per la quale aveva ricevuto anche una condanna a 6 anni e 4 mesi. Lei, intervistata ribatte con fermezza: "Ho pagato per quei fatti lontani. Ora ho il diritto alla partecipazione».

«Non ho nulla contro questa signora», afferma Bitonci, «ma mi chiedo e chiedo al sindaco Sergio Giordani se sia opportuno avere all’interno di una commissione come quella sulla sicurezza una persona con un passato di quel genere. È chiaro che la signora non ha più alcuna pendenza con la giustizia ma non è questo il punto politico della questione. Con questa interrogazione, se la nostra domanda dovesse trovare conferme, vogliamo solamente mostrare ai padovani la vera natura di questa Coalizione civica».
 

Massimo Bitonci della Lega

Quella della Lega è un’iniziativa che ha colto di sorpresa molti dato che Susanna Scotti, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, non si è certo nascosta ma ha continuato a fare politica alla luce del sole. Sempre vicina all’area dell’autonomia, prima con i Verdi per poi avvicinarsi a Coalizione civica.

Lo scorso mese di ottobre è stata indicata proprio da Coalizione come uditore esterno designato in Commissione consiliare sicurezza urbana, Polizia locale, Protezione civile e Affari generali. Quella presieduta dal consigliere Luigi Tarzia. L’uditore è un incarico assimilabile a quello del consulente, non riceve emolumenti, non può votare ma può ascoltare ed esprimere opinioni.

E venerdì dopo il primo attacco dei deputati legisti padovani, nel quale si chiedeva se sia «la stessa persona condannata a 6 anni e 4 mesi di reclusione per associazione sovversivo ed eversione armata e tuttora indagata nell’ambito della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro», i due firmatari dell’interrogazione rettificano attribuendo alla Scotti la condanna «nell’ambito del “processo 7 aprile” » «da notizie di stampa», e aggiungono che sarebbe «già stata sotto indagine nell’ambito della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro», in sostanza correggendo l’affermazione sull’essere indagata “tuttora”.

I due parlamentari Bitonci e Stefani poi proseguono rivolgendosi al sindaco: «Auspichiamo si tratti di un caso di omonimia, ma se così non fosse sarebbe vergognoso che questa sinistra padovana, troppo vicina ai centri sociali, faccia entrare in Consiglio comunale persone legate a un passato storico che ha sparso sangue e terrore. Ci aspettiamo chiarimenti dal sindaco Giordani, troppo spesso ostaggio dell’alleato “civico”, e sottoponiamo il fatto al ministro Lamorgese per eventuali urgenti provvedimenti». E a Coalizione risponde il consigliere Nicola Rampazzo: «Il passato di Susanna non riguarda la prima commissione così come il passato delle persone non deve essere usato per i propri comodi e strumentalizzato».—

La replica

Come un fiume carsico il 7 aprile torna ad animare il dibattito politico cittadino. Scorre sotterraneo per decenni per poi riemergere con forza in superficie e diventare strumento di propaganda politica. In questo caso, e un po’ maldestramente a causa di un doppio comunicato, viene impugnato dalla Lega nonostante siano ormai trascorsi più di quarant’anni da quegli arresti.

Ma il solo evocare l’appartenenza di qualcuno a quella storia evidentemente si ritene possa ancora servire a raccogliere voti. E a finire nel mirino di Massimo Bitonci e Alberto Stefani questa volta è Susanna Stocco che, dopo aver scontato una condanna a sei anni e quattro mesi, ha continuato a fare politica tanto da essere indicata, lo scorso ottobre, da Coalizione civica come uditore all’interno della Commissione Sicurezza. il teorema Ben consapevole del clamore suscitato dall’interrogazione leghista al ministro Lamorgese, Stocco risponde direttamente lei alla “domanda” di Bitonci e Stefani.

«Il gratuito “clamore” che certamente susciterà l’interrogazione sulla mia persona mi costringe a intervenire su una presa di posizione che resuscita ad arte “i fantasmi del passato” in relazione ad una “non-carica pubblica” (uditrice esterna in una commissione consiliare)», afferma Susanna Stocco, «rispondo in poche parole, senza disturbare troppi archivi risalenti a più di quarant’anni fa: sì, sono io, una delle tante persone che hanno partecipato negli anni ’70 al movimento a Padova e, come altri, ho subito e scontato condanna per questo motivo».

E l’errore contenuto nel primo comunicato leghista, che la accostava al sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, è un’occasione per tornare su ciò che è stato il 7 aprile e il “teorema Calogero”. «No, non ho mai avuto a che fare con la storia di formazioni politiche diverse, con via Fani e la vicenda Moro», aggiunge Stocco, «anche se non posso escludere che il mio nome sia stato indicato, ovviamente senza alcun fondamento, ma forse nelle relazioni dei Servizi e certamente nelle indagini ispirate alla teoria (smentita e bocciata giudizialmente) del pubblico ministero Piero Calogero».

L’incarico Stocco entra poi nel merito della vicenda e del suo incarico a Palazzo Moroni. «Non merita certo tanta attenzione la mia presenza in funzione di ascolto ad una Commissione consiliare», sottolinea, «funzione che svolgo da mesi online e che rappresenta semplice espressione di un diritto costituzionale che, in quanto cittadina e votante, posseggo esattamente come tutti gli altri: quello di partecipare alla vita della comunità a cui appartengo".

"Per chi non lo sapesse: alle commissioni consiliari può partecipare chiunque, e gli uditori vi assistono senza diritto di parola, senza alcun utile o gettone. Lo dico perché credo che la ministra Lamorgese avrebbe ben altre incompatibilità di cui occuparsi, di soggetti che invece rivestono cariche istituzionali anche importanti e decisionali, pur se interessati a vicende giudiziarie ben più succulente, recenti e lucrose (ai danni dello Stato)» il comune È chiaro comunque che la Lega prova a utilizzare la vicenda Stocco per mettere in difficoltà Sergio Giordani e la maggioranza che lo sostiene. E infatti la risposta del sindaco a Bitonci arriva a stretto giro di posta.

«Sono sempre dalla parte della giustizia e delle autorità che la esercitano e con sempre intendo che lo sono in relazione ad ogni fase del percorso storico che ha attraversato la nostra città», afferma il primo cittadino, «questa persona ha saldato il suo debito con la giustizia per vicende di oltre quarant’anni fa ed è una libera cittadina con tutti i doveri e diritti che la Costituzione le consegna. Non condivido questo modo di fare politica che rimesta sul dolore di quegli anni a fini di parte e pretende che un sindaco si sostituisca ai giudici. Io rispetto la legge e le sue garanzie, qui la sentenza è già stata emanata e scontata".

"È un modo che divide i padovani invece di lavorare sulla memoria, sul rispetto del dolore delle vittime e su percorsi virtuosi. La nostra comunità, come altri sindaci lungimiranti hanno suggerito e operato nei fatti meglio e ben prima di me, ha bisogno di riflettere su quegli anni così pesanti e sanguinosi, condannarne senza appello le inaccettabili violenze e lavorare guardando avanti su prospettive di riconciliazione, sempre sul solco della Costituzione e nel rispetto delle persone».


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