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Nuova linea dell'inceneritore di San Lazzaro, la Regione chiede altri studi

Sette pagine per sollecitare integrazioni e controdeduzioni inviate a Hestambiente. Dubbi sui Pfas e sulle emissioni

PADOVA. Esistono alternative a ridotto impatto ambientale rispetto alla costruzione della quarta linea dell’inceneritore? È una delle prime domande che la Regione rivolge a Hestambiente nelle sette pagine di richiesta di integrazioni al progetto e controdeduzioni alle osservazioni presentate da cittadini, associazioni, enti e comitati. È un passaggio dovuto, previsto dall’iter, ma non banale nella misura in cui accoglie e rilancia le perplessità che accompagnano l’operazione di ammodernamento dell’impianto di San Lazzaro.

La Regione - da cui, non va dimenticato, è partito l’input per la costruzione di una nuova linea - vuole approfondire alcuni aspetti che vanno dallo stoccaggio dei rifiuti all’impatto dell’inceneritore, sia sotto il profilo delle emissioni in atmosfera, dei rumori e degli odori. La giunta Zaia chiede anche di far chiarezza sull’impatto che l’operazione avrà sulle tariffe per i rifiuti e dal punto di vista del risparmio energetico.


La nuova linea, stando alle previsioni, dovrebbe bruciare anche rifiuti liquidi contenenti Pfas. È uno dei grandi nodi del progetto perché da più parti è stato fatto notare come non ci siano certezze - tutt’altro - sul fatto che il termovalorizzatore sia in grado di distruggere quelle sostanze. La Regione chiede dunque una «relazione aggiornata e articolata sul tema dell’incenerimento dei Pfas, specificando - si legge - le condizioni termiche da attuare per garantire la loro termodistruzione» allegando eventualmente anche studi bibliografici e analisi risultati da altre realtà che fanno lo stesso trattamento.

Tante osservazioni hanno sottolineato una presunta incompletezza nel quadro di analisi delle emissioni di inquinanti nell’aria. Perciò la Regione ora chiede un nuovo studio modellistico che consideri anche inquinanti non considerati finora, ma anche ulteriori approfondimenti sui dati relativi alle autoanalisi, sulle mappe di dispersione delle polveri e una serie di nuove misurazioni sulle concentrazioni intorno all’impianto. Ma anche una valutazione dell’impatto cumulativo degli inquinanti, richiesta da più parti. Nel piano di monitoraggio ambientale - che dovrà essere aggiornato - è inoltre prescritta una verifica delle concentrazioni di inquinanti da effettuare con l’Arpav, con un mezzo mobile, tra gennaio e febbraio. Stessa misurazione dovrà essere fatta durante gli eventuali lavori di ammodernamento dell’impianto.



A Hestambiente si chiede inoltre una valutazione dell’impatto odorigeno, «tenendo conto anche di particolari condizioni operative». Di approfondire l’analisi sull’inquinamento luminoso e di quello acustico. A proposito dei rumori, la Regione chiede «un miglioramento dell’isolamento complessivo delle pareti verticali del nuovo capannone, eventualmente replicabile nella facciata nord del capannone della linea 3».



L’azienda parla di «normale dialettica fra le parti» e si dice tranquilla per questo passaggio di approfondimento. C’è un mese di tempo per rispondere alle richieste della Regione e Hestambiente conta di produrre un dossier completo da depositare entro fine maggio a Venezia per poi affrontare la Conferenza dei servizi. —
 

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