Lo sport di base in piazza a Padova: “Governo e Regione ci stanno uccidendo”

Tante società che curano il benessere psicofisico dei giovani e meno giovani stanno per scomparire. “Hanno fatto dell’attività sportiva un capro espiatorio”

PADOVA. “Hanno deciso di fare dello sport un capro espiatorio". Andrea Albertin, membro della giunta regionale del Coni, non ha scelto mezze misure per descrivere lo stato di crisi dello sport padovano e veneto dopo un anno di pandemia. Lo ha fatto sabato mattina da piazzetta Pedrocchi a Padova, assieme ad altri 150 tra dirigenti sportivi, atleti e amministratori locali, in occasione di "The sport must go on", presidio organizzato dal Coni in tutti i capoluoghi veneti.

Lo sport in piazza contro le decisioni di Governo e Regione: "Le società di base muoiono"

Forte l'accusa mossa verso Governo e Regione, colpevoli - a detta dei manifestanti - di aver indiscriminatamente fermato lo sport per oltre un anno - nonostante i rigidi protocolli imposti e poi messi da parte alla vigilia della scorsa estate - e di non aver mai garantito fondi e ristori alle società sportive.

"Lo sport di base è stato messo in ginocchio e oggi, a Padova, il 15 per cento delle società sportive rischia di non ripartire con le attività".

Il vero timore, per chi riparte, è quello di vivere altre chiusure: "Lo hanno già fatto l'anno scorso, sostenendo che in una palestra da 400 metri quadri ci fosse davvero il rischio di contagiarsi. Se dovesse ricapitare, sarebbe davvero la fine per troppe società", ha chiuso Albertin.

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