Malati psichiatrici, sit-in dei genitori contro il raddoppio delle rette

La manifestazione davanti alla sede della Usl 6 di Padova

PADOVA. «Raddoppiare le rette per i nostri figli equivale a distruggere i loro percorsi di cura e la nostra vecchiaia. L'Ulss deve investire di più nel diritto alla salute dei malati psichiatrici». A dirlo una cinquantina di parenti dei pazienti psichiatrici gravi del Padovano, in presidio davanti alla sede dell'Usl 6 Euganea di via Scorvegni.

Una manifestazione che ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sui vertici della sanità padovana e regionale attorno ad una galassia di patologie complesse e spesso molto dolorose che colpisce, secondo una stima dell'associazione Psiche 2000, diverse migliaia di famiglie in provincia di Padova, e circa 70 mila cittadini in tutto il Veneto.

«Mio figlio si è ammalato che aveva 16 anni» ricorda una madre, ormai anziana. «Ora ne ha 40. Era un ragazzo bello e sano, poi un disturbo sempre più grave, diagnosticato come schizofrenia paranoide grave. Abbiamo fatto il giro di tutte le strutture e i servizi presenti sul territorio, ad un certo punto una decina di anni fa, è stato addirittura spostato in una comunità in Umbria. Ci dicevano che qui non c'era posto per lui. Ci è rimasto per 7 anni, poi è tornato qui ed ora sta in una casa protetta. Fino a gennaio pagavano una retta da poco più di 400 euro, più circa 200 euro la mese tra farmaci, un po' di vestiario, un piccolo regalino ogni tanto. Da gennaio l'Usl ci chiede circa 900 euro. Non siamo ricchi e non sappiamo come pagare. Ci troveremo a doverlo riportare a casa. Ma noi siamo anziani, ormai e gestire nostro figlio non è una cosa facile».

Di storie così, tra i partecipati al presidio, ce ne sono tante ognuna con diverse sfumature. Ad accomunarle è il profondo dolore di non riuscire a fare abbastanza e la paura di non avere denaro a sufficienza per continuare a garantire ai propri congiunti le cure necessarie. 

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