Sport a Padova, 300 società a rischio. Sabato in centro il “grido” del Coni

Un gruppo di piccoli atleti di mini-rugby

Il 15 per cento delle associazioni sportive potrebbe non riprendere le attività. In piazza Cavour si tiene un presidio di denuncia

PADOVA. «Un grido di dolore che facciamo salire dal cuore delle città venete». Il grido delle associazioni che temono l’emorragia di tesserati, il grido degli istruttori che non lavorano da mesi, ma anche il grido dei ragazzi lontani da un pallone o da una palestra e di conseguenza delle loro famiglie, che nello sport come spazio di crescita ed educazione hanno sempre creduto.

Dino Ponchio, presidente del Coni Veneto, ha usato queste parole per presentare il presidio che lo sport veneto porterà in tutte le principali piazze della regione domattina, a partire dalle 11. “The sport must go on – Lo sport deve continuare” è il titolo della manifestazione, e purtroppo per molti la ripresa non rappresenta una certezza: sono quasi 300 le associazioni sportive padovane che rischiano di non ripartire con le attività, gettando la spugna dopo un anno e mezzo di profonda crisi.

Padova sarà una delle piazze che ospiteranno il presidio-evento organizzato da Coni e Cip (il comitato paralimpico) del Veneto. Alle 11, la rappresentativa dello sport padovano arriverà in piazzetta Pedrocchi e in piazza Cavour. Per il Cip sarà presente il presidente Ruggero Vilnai, quindi a seguire interverranno amministratori pubblici e rappresentanti delle Asd, le associazioni dello sport dilettantistico, le più penalizzate da questo anno di pandemia. Sono attese dalle 150 alle 250 persone e saranno distribuiti cartelli con slogan come «Aiutate lo sport e aiutate tutti» e «Aiuto! Lo sport di base sta morendo!».

«Siamo ospitati dai più importanti centri storici dei capoluoghi veneti» spiega Ponchio «Oltre al cuore del cuore di Padova, saremo a Rovigo in piazza Vittorio Emanuele, in piazza dei Signori a Treviso, quindi in Riva Sette Martiri a Venezia, in piazza Bra a Verona e all’Esedra Campo Marzo di Vicenza». Il numero uno del Coni Veneto tiene a precisare che «sarà un presidio educato e pacifico, autorizzato da sindaco, prefetto e questore. Sarà un’occasione di incontro e di visibilità per le società sportive e per lo sport di base che, se non verrà aiutato in tempi breve, rischia di morire».



L’anno scorso lo stop agli sport è costato alle società sportive, padovane e venete, la perdita media del 5% dei tesserati. A Padova, fino a prima della pandemia, erano 250 mila i tesserati di società impegnate in attività federali e con enti di promozione sportiva. «Stiamo parlando di 2 mila società, ma il numero rischia di uscire drasticamente ridimensionato dalla crisi legata al Covid» sottolinea Dario Vettorato, presidente di Coni Padova «Stimiamo che, a queste condizioni, il 15% non riparta con le attività. Numericamente, stiamo parlando di 300 società e di centinaia di tesserati». Ponchio vede peraltro scenari ben più drastici: «Se l’anno scorso abbiamo perso il 5% dei tesserati, entro pochi mesi potremmo aggiungere tranquillamente uno zero a quella cifra». «In questi mesi si è parlato di scuola, vaccini, pandemia, di sport ad alto livello, ma lo sport di base - la vera base del nostro settore - non è mai stato preso in considerazione: andremo nelle piazze per dire che ci siamo, ma anche per invitare dirigenti, istruttori e atleti a tenere duro».



L’incontro di domani si trasformerà in una richiesta di aiuto rivolta a chi può e deve intervenire: istituzioni, enti pubblici, fondazioni, privati e ovviamente Regione Veneto.«Dobbiamo far ripartire il circolo virtuoso dello sport, che parte dai corsi ai bambini di 5 anni e arriva a chi va alle Olimpiadi. Non possiamo “dicotomizzare” questo circuito, che è unico e si autoalimenta. Di fronte a società dilettantistiche - impegnate nello sport di base, nelle giovanili, nel volontariato – messe in ginocchio da problematiche mai affrontate e terribilmente durissime, chi può deve mettersi una mano sul cuore e una sul portafoglio. Siamo davvero al momento in cui le società di base non rischiano di passare l’anno». —


 

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