Lettera di architetti e urbanisti stranieri, la protesta “globale” contro la Pediatria

Il rendering della nuova Pediatria che sorgerà nel complesso di via Giustiniani

Dalla Francia al Canada, professionisti in campo contro il nuovo progetto: «Preoccupati per la salvaguardia di Padova»

PADOVA. L’opposizione alla nuova Pediatria di Padova valica – incredibilmente – le Alpi per farsi globale. Con una lettera aperta, ventuno tra architetti e urbanisti da più parti del globo chiedono di bloccare il progetto e di spostarlo nell’area del nuovo ospedale a Padova Est.

A farsi portavoce del dissenso è Albert Levy, ex ricercatore del Centro Nazionale della ricerca scientifica di Parigi. Tuttavia, sebbene la contestazione abbia cuore e penna in Francia, trova consenso anche tra professionisti canadesi, svizzeri e spagnoli in un tam tam senza precedenti per un progetto di una città di provincia che, pure, sembra avere un posto speciale nel cuore di ciascuno.


La missiva

«Da sempre appassionati del grande e bellissimo centro storico di Padova, abbiamo saputo, con apprensione e costernazione, di un progetto di costruzione di un ospedale pediatrico nel cuore della città: un monoblocco la cui collocazione a ridosso delle mura danneggerebbe gravemente l’armonia del magnifico paesaggio urbano trasmesso dalla sua storia, a cui siamo così legati, e che ha potuto essere salvaguardato grazie all’azione passata dei responsabili e delle associazioni culturali locali» si legge nella missiva «questo progetto sfigurerebbe il fragile tessuto urbano il cui valore patrimoniale per la città, l’Italia e l’Europa è incommensurabile. Padova ha rappresentato l’Italia nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Per questo chiediamo di bloccare il progetto e di spostarlo nell’area più adatta di Padova Est, dove è già prevista la realizzazione un grande polo ospedaliero».

Le valutazioni

Tra le considerazioni dei firmatari a sostegno della loro tesi, quella per cui «un tale progetto, nel centro storico, aggraverebbe ulteriormente la sua “densificazione minerale”, amplificando l’isola di calore urbana». Questo come altri argomenti, insistono quindi, «dovrebbero portare al trasferimento di questo progetto nel nuovo polo ospedaliero periferico certamente più appropriato».

Preoccupati per la salvaguardia di Padova e per la tutela del suo inestimabile patrimonio urbano, ma incuranti di un’opera ormai a ridosso della la gara d’appalto, si uniscono pertanto «alla richiesta dei cittadini padovani e di tutto il Paese perché le autorità riconsiderino la loro decisione su questo progetto che consideriamo del tutto inadeguato e in regresso rispetto alla cultura italiana dei centri antichi e del paesaggio».

L'anello di connessione

Ma come può la Pediatria aver solleticato un interesse così globale? «Ho appreso la notizia dal mio amico Andrea Jacchia, giornalista culturale in pensione che vive tra Parigi e Milano, originario della stessa Padova e che in città ha ancora amici» spiega Albert Levy «quindi mi sono informato e ho visto che c’era davvero un movimento di abitanti mobilitati contro questo progetto su Change.org».

L’architetto e urbanista francese sostiene quindi di essere a sua volta «grande amante di Padova», quindi aggiunge: «Sono rimasto scioccato da questo progetto ospedaliero nel mezzo del centro storico. Io stesso mi sto battendo per la difesa del patrimonio urbano in Francia e in Europa: non potevo rimanere insensibile a questa operazione nel cuore della città, una città che mi è molto cara dove ho trascorso molto tempo e ho anche alcuni amici». Per questo, conclude «ho scritto questo forum rapidamente e ho mobilitato alcuni amici e colleghi per firmarlo, sono tutti preoccupati per la conservazione del patrimonio padovano e del suo paesaggio. Si tratta di una questione che riguarda tutti gli europei che siamo, al di là delle frontiere, e dobbiamo dimostrare solidarietà se un pericolo la minaccia. È il nostro patrimonio che deve essere salvaguardato per trasmetterlo alle generazioni future».

Tutti i firmatari

Ecco i nomi dei firmatari della lettera: Albert Levy, architetto urbanista (Parigi); Youssef Diab, direttore scientifico della Scuola di Ingegneria la Ville (Parigi); Jacques Fontanille, Università di Limoges; Driss Ablali, Università di Lorraine (Nancy); Pierluigi Basso, Università di Lione 2; Christine Nédélec, presidente France Nature Environnement (Parigi); Muriel Martin-Dupray, copresidente France Nature Environnement Ile-de-France; Bernard Landau, presidente La Seine n’est Pas à Vendre; Sabina Loriga, direttrice degli studi EHESS di Parigi; Andrea Jacchia, giornalista (Lugano); Maurizio Gribaudi, direttore degli studi EHESS (Parigi); Panos Mantzarias, direttore della Fondazione Braillard Architectes (Ginevra); Paola Vigano, del Politecnico federale di Losanna; gli architetti parigini Christian Enjolras e Jean-Pierre Traisnel; Pierre Larochelle, Università di Laval (Québec); Pierre Gauthier e Gianpiero Moretti, Concordia University (Montréal); Geneviève Vachon, Università di Laval, (Québec); Josep Muntanola Thornberg e Magda Saura, Scuola d’architettura di Barcellona. —

 




 

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