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Denunciati cinque dipendenti BusItalia a Padova: «Gesto sessista con una banana»

Ad accusarli è una giovane che ha fatto segnalazione alla polizia e all’azienda. Loro negano: un clamoroso equivoco

PADOVA. Frasi sessiste e molestie sessuali. Questa l’accusa di una donna nei confronti di cinque lavoratori di BusItalia Veneto (80% Fs e 20% Comune di Padova) contenuta in una denuncia presentata alla Procura della Repubblica. I dipendenti dell’azienda sono stati ascoltati nei giorni scorsi dalla polizia a cui la magistratura ha affidato le indagini.

Al centro della contestazione un gesto altamente offensivo e sessista secondo la versione della donna; uno scherzo innocuo tra amici che neppure si erano accorti della presenza della giovane secondo quella dei lavoratori. Due versioni contrapposte sulle quali, ora, dovrà far luce la Procura.


Tutto è iniziato verso le 15 di sabato 20 febbraio. I lavoratori di BusItalia, tra cui alcuni autisti con tanti anni di guida sulle spalle e i verificatori addetti al controllo dei biglietti e degli abbonamenti, si fermano, a bordo dell’auto aziendale, alla fermata del tram sulle riviere, davanti alla Banca d’Italia e di fronte al liceo classico Tito Livio.

In attesa del tram da sottoporre a verifica, i cinque lavoratori scambiano quattro chiacchiere, parlando di cose leggere. A un certo punto uno di loro tira fuori una banana che si era portato per una merenda e la lancia verso un collega facendo un gesto che si prestava a un pesante doppio senso. Uno scherzo tra amici, sostengono i dipendenti di Busitalia.

Il fatto è che proprio in quel momento arriva vicino alla fermata anche una giovane donna, in sella a una bici. E per la ragazza non ci sono dubbi: il gesto di uno dei verificatori è rivolto proprio a lei. La donna si sente offesa e affronta immediatamente il gruppetto maschile: ne nasce un vivace battibecco tra le parti. Gli autoferrotranvieri, tra l’altro, accusano la donna di pedalare in una zona in cui il transito delle bici è vietato per non ostacolare la circolazione del tram e dei bus che passano per le riviere. L’incontro-scontro tra la ciclista ed i lavoratori dura solo pochi minuti. Esattamente fino al momento in cui arrivano il tram e gli altri bus attesi dai verificatori. La cosa sembra essere finita lì. Ma non è affatto così.

La donna si reca infatti in Questura dove presenta denuncia formale contro i dipendenti di BusItalia e, nello stesso tempo, invia una mail all’azienda, in cui spiega tutti i dettagli della vicenda. I lavoratori messi sotto accusa, dopo il primo momento di sconcerto, passano al contrattacco. Non solo hanno chiesto aiuto all’azienda per la quale lavorano da anni, ma hanno altresì deciso di presentare nei confronti della donna una controquerela per calunnia.

«È una vicenda kafkiana», racconta uno degli autisti, «Nessuno di noi, quel sabato pomeriggio, si è permesso di offendere con i gesti la donna in questione. Né tantomeno la abbiamo insultata con epiteti a sfondo sessuale. Evidentemente si è trattato di un grosso, spiacevole, equivoco. Speriamo solo che la denuncia sia archiviata in tempi brevi, il fatto proprio non esiste». —


 

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