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Circonvenzione al ricco ingegnere padovano: tre donne a processo

In sei anni Aldo Arcangioli ha staccato un centinaio di assegni per un milione e donato soldi e gioielli

PADOVA.Un centinaio di assegni staccati, uno dopo l’altro, a partire dall’1 ottobre 2014 fino alla fine del febbraio 2020 per un totale di 1.003.690 euro. Poi il decesso dell’ingegnere Aldo Arcangioli, classe 2021, ricchissimo e senza eredi diretti, ha interrotto quel flusso di danaro verso le beneficiarie, due badanti e una sedicente ammistratrice di sostegno che assistevano l’anziano-vittima.

Poco importa: alla morte del professionista in pensione il 27 febbraio 2020 – vedovo, con un figlio morto e senza eredi diretti – due distinti testamenti, un lascito testamentario e una procura generale avrebbero di fatto trasferito quel che restava dei beni (mobili e immobili) in capo alle tre signore. Signore che saranno processate per il reato di circonvenzione d’incapace continuata il 21 ottobre davanti al giudice di Padova Laura Chillemi. In aula si è costituita parte civile la curatela dell’eredità giacente (rappresentata dall’avvocato Laura Trevisan); mentre dovrà essere valutata in sede processuale la posizione di alcuni parenti decisi a costituirsi (presenti in udienza preliminare e tutelati dall’avvocato Riccardo Gallese e dal penalista Emanuele Fragasso).

A processo

Sul banco degli imputati Susanna Peccolo, 58enne di Limena (difensori gli avvocati Eddy Bazzan e Federico Bessega) che si “spacciava” per amministratrice di sostegno”; con le badanti Vittoria Barbugian, 77 anni di Maserà (avvocato Andrea Sartorelli), e Stefania Monica Pelizza, 54 pure di Maserà (avvocato Maria Giulia Marongiu). Il 5 maggio il gup Maria Luisa Materia ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Dini che aveva aperto l’inchiesta in seguito alla denuncia presentata dalla fidanzata di un nipote dell’uomo, decisa ad avanzare sospetti sul comportamento delle tre collaboratrici. Il motivo? Aveva mantenuto rapporti di amicizia con l’ingegnere Arcangiolo ma, poco alla volta, era stata allontanata dall’uomo fino a vedersi impedito ogni contatto con lui.

L'inchiesta

Da parte degli investigatori erano subito scattati gli accertamenti anche con intercettazioni telefoniche e analisi dei movimenti bancari. Poi erano seguite perquisizioni a casa delle tre sospettate e un’analisi grafologica dei documenti testamentari affidati all’esperta Nicoletta Cavazzana.

Così era stata ricostruita la vicenda, grazie al fatto che non c’erano familiari vicini all’ingegnere Arcangioli, negli ultimi anni malato e fortemente depresso come emergerebbe anche da alcuni suoi scritti. Tanto che, nell’ambito di un incidente probatorio, è stata svolta una perizia medica sulle sue cartelle cliniche per appurare quella condizione di fragilità.

L’anziano, peraltro, annotava tutto con dovizia di particolari, ogni regalia e donazione, al di là degli assegni che firmava con una sistematicità sorprendente. Il primo assegno, datato 1 ottobre 2014, è di 10 mila euro. Il beneficiario? Un tale Egidio Mastella che, guardacaso, risulta marito della Barbugian. Sono decine i titoli sottoscritti a favore dell’uomo e di altre persone dell’entourage delle tre imputate. Tutti gli assegni erano di importi fra i 700 euro fino addirittura a 130 mila euro (il titolo del 17 ottobre 2017 a favore di Stefania Monica Pelizza).

Sono state accertate donazioni per 526.950 euro a favore di Barbugian mentre di 476.740 a favore della Pelizza, entrambe peraltro destinatarie di “regali” come gioielli e pellicce.

A favore di entrambe era stato pure redatto un lascito terstamentario datato 1 giugno 2015. Non da meno le donazioni a favore della Peccolo, incoronata “erede” del patrimonio di Arcangiolo con due testamenti firmati l’1 giugno 2015 e il 3 maggio 2018. E beneficiaria di una procura generale per gestire i beni dell’ingegnere. Le testimoni davanti al notaio per il perfezionamento di quell’atto? Erano state Pelizza e Barbugian. Come dire, tutto in famiglia. —
 

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