Piove di Sacco: guarito dal Covid, muore in ospedale

Vannino Chinello, 69 anni, e l'ospedale di Piove di Sacco

La Procura ha aperto un fascicolo sul decesso di Vannino Chinello, 69 anni. I familiari chiedono chiarezza. L’Ulss 6 avvia un’indagine interna

PIOVE DI SACCO. Esce dall’incubo Covid, per i medici migliora a vista d’occhio ma poi all’improvviso muore, a neanche settant’anni. I familiari temono che il loro caro possa essere deceduto per soffocamento si sono rivolti a Studio3A per avere risposte.

 "Con la volontà di fare massima chiarezza”, l'Ulss 6 Euganea ha avviato una indagine interna per ricostruire meticolosamente la vicenda.

 Nel pomeriggio del 4 maggio è stato presentato ai carabinieri un esposto indirizzato all’autorità giudiziaria chiedendo in primis un’autopsia  terza rispetto al riscontro diagnostico che l’azienda sanitaria aveva già fissato. Il pubblico ministero della Procura di Padova, Emma Ferrero, ha aperto un procedimento, per ora senza indagati, e disposto l’esame autoptico già per domani, 6 maggio.

La tragedia si consuma martedì 4 maggio all’ospedale di Piove di Sacco. Vannino Chinello, 69 anni, di Sant’Angelo di Piove, il peggio l’aveva passato. Risultato positivo, era stato ricoverato in ospedale il 17 marzo per insufficienza respiratoria: intubato, è condotto nel reparto di rianimazione Covid, dove è rimasto fino al 23 aprile vincendo la sua battaglia.

Una lotta non facile, il sessantanovenne soffre anche di diabete e ipertensione, tenuti sotto controllo con i farmaci, e porta il pace-maker per un rallentamento dei battiti cardiaci notturni. E durante la permanenza in terapia intensiva ha contratto ben tre batteri, che gli hanno causato un’infezione alle vie respiratorie, e gli si è formato un trombo al braccio per una ridotta dose di eparina, che però è stato superato.

Alla fine ce l’ha fa, si è  negativizzato ed è stato trasferito in Medicina Generale: in camera da solo per via dei batteri, estubato ma ancora tracheotomizzato. I primi giorni nel nuovo reparto ha avuto ancora qualche problema respiratorio legato alla presenza di secrezioni all’interno della cannula della tracheotomia, cosa che in Terapia Intensiva non accadeva venendo pulito dai sanitari più volte al giorno per evitare tali difficoltà e il pericolo di soffocamento.

Anche su indicazione dei familiari, che potevano rapportarsi con i medici ed il loro congiunto solo per telefono, dalla Medicina si sono messi in contatto con  la Terapia intensiva per valutare come meglio gestire la problematica, e le informazioni rese nei giorni seguenti dal dottore che seguiva Chinello facevano ben sperare: era vigile e cosciente, ha ripreso  anche la logopedia e la fisioterapia.

Per la scarsa circolazione agli arti superiori, è sttao sottoposto degli esami specifici come l’Angiotac e il Doppler, che però danno esito negativo: dipende tutto dal diabete e dall’allettamento prolungato.

I passi avanti erano così confortanti che il 28 aprile i figli, durante una videochiamata con il padre, hanno appreso dallo stesso medico che hanno deciso di trasferire il genitore in camera con altri pazienti. Del resto, durante questi colloqui il sessantanovenne salutava i congiunti con il braccio e la mano e appariva sorridente.

Alle 18 del 3 maggio, prima di smontare dal turno, il medico confermava: il quadro clinico continuava a migliorare. Per i figli della vittima è stato dunque un fulmine a ciel sereno la telefonata ricevuta poco dopo, alle 3.17 di notte del 4 maggio, da un’infermiera che comunicava loro il decesso del genitore.

Chiedono spiegazioni, ma anche il medico che segue il padre non sa dare risposte, se non che anche per lui si tratta di un evento imprevisto e che la sera precedente, da quanto risulta dal diario clinico, il paziente ha subìto tre interventi di soccorso di pulizia della cannula in quanto produceva maggiori secrezioni. I figli allora chiedono di disporre un’autopsia per capire cosa sia successo, venendo poi a scoprire che il medico di turno in reparto quella notte ha già chiesto il riscontro diagnostico, fissato per giovedì mattina nella camera mortuaria di Schiavonia, e di parlare con il primario.

Il quale però racconta loro un storia del tutto diversa: Chinello non sarebbe stato affatto in miglioramento ma sarebbe uscito dalla terapia intensiva in condizioni disastrose, la sua situazione sarebbe stata al limite e poteva comunicare solo con gli occhi, smentendo anche che durante la notte i sanitari avessero effettuato più interventi di pulizia della cannula, ma solo uno a quanto sarebbe documentato nella cartella clinica.

Un quadro che contrasta non solo con quanto riferito dal medico del reparto ma anche con ciò che traspariva dalle videochiamate, da cui il paziente sembrava reattivo e presente, non moribondo, e con la stessa scelta di trasferirlo dalla Terapia Intensiva Covid al reparto di Medicina: se le sue condizioni erano così critiche, perché non passarlo in terapia intensiva no Covid, dove avrebbero potuto monitorarlo meglio? Di fronte poi alle perplessità del primario dinanzi alla richiesta di far partecipare al riscontro diagnostico anche un proprio medico di fiducia, i figli della vittima non hanno più avuto dubbi sulla decisione di andare fino in fondo, anche per capire come sia stato possibile contrarre tre batteri in terapia intensiva in un mese e per verificare se la vittima possa essere morto soffocato a causa della mancata pulizia della cannula della tracheotomia nelle ore successive agli interventi riferiti loro dal dottore.

I familiari di sono rivolti, tramite il consulente legale Riccardo Vizzi, a Studio3A-Valore, e hanno presentato una denuncia-querela all’autorità giudiziaria chiedendo di effettuare gli accertamenti del caso per chiarire le ragioni del decesso e accertare eventuali profili di responsabilità in capo ai sanitari che hanno avuto in cura il paziente, disponendo un’autopsia con la nomina di un consulente tecnico medico legale e l’acquisizione delle cartelle cliniche integrali.

La Procura di Padova ha subito accolto le istanze, aprendo un fascicolo, disponendo un accertamento tecnico non ripetibile per stabilire le cause del decesso e conseguentemente bloccando il riscontro diagnostico dell’ospedale: l’incarico per la perizia autoptica sarà conferito proprio domani, giovedì 6 maggio, , negli uffici giudiziari di via Tommaseo al medico legale dott. Rafi El Mazloum, che procederà a seguire.

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