Padova, caccia al posto fisso in Comune: diecimila domande, in palio 80 contratti

In estate si terranno due concorsi e una selezione per titoli da cui poi verrà fuori una graduatoria per impiegati part-time

PADOVA. È caccia al posto fisso nel pubblico. La pandemia ha ulteriormente piegato il mondo del lavoro, che negli ultimi vent’anni era stato rivoluzionato nel nome della flessibilità, dando vita però solamente ad una generazione precaria, demotivata e inappagata. La prova sono le quasi 10.000 domande arrivate a Palazzo Moroni per partecipare ai due concorsi che partiranno in estate e a una selezione per titoli da cui poi verrà fuori una graduatoria per impiegati part-time. Sul piatto ci sono 80 posti fissi e diversi contratti di collaborazione occasionale. «Da qualche anno si può assumere nuovamente nel pubblico. Questi numeri sono positivi anche rispetto all’emergenza Covid, che inevitabilmente lascerà sul campo moltissimi disoccupati» evidenzia Enrico Ciligot, segretario generale della Funzione pubblica per la Cgil.

I numeri


Sono 80 le assunzioni a tempo indeterminato che verranno fatte da Palazzo Moroni entro il 2023. I bandi per i due nuovi concorsi, uno per impiegati amministrativi e l’altro per agenti della polizia locale, sono stati pubblicati a febbraio, mentre le selezioni dovrebbero avvenire entro l’estate.

Nel primo caso sono previsti ben 60 posti, che quindi si andranno ad aggiungere agli 80 assunti lo scorso anno. Mentre i nuovi agenti saranno 20. Anche questi vanno sommati agli 11 arruolati nel 2020. Ad aprile sono scaduti i termini per partecipare. Sono oltre 6.000 le domande arrivate per il concorso da impiegato, mentre altre 1.100 sono pervenute per provare a diventare agente. A queste vanno aggiunte le 2.000 richieste per essere inseriti nella cosiddetta graduatoria “smart”.

Contemporaneamente infatti è stata avviata una selezione pubblica per titoli per l’assunzione a tempo determinato di 10 impiegati. Un concorso che si svolge dopo la recente modifica del regolamento, che in sostanza prevede la possibilità di assumere personale non fisso con modalità più veloci e innovative, con un occhio di riguardo ai più giovani, agevolati da qualche punto in più di partenza proprio per l’età.

In tutto quindi parliamo di circa 9100 richieste per poter lavorare in Comune. Grandi numeri legati anche al fatto che per ambire al posto da impiegato basta il diploma, mentre per diventare agente, oltre al titolo di studio, basta essere under 35. Il piano del fabbisogno del personale comunale approvato nel 2019 inizia quindi a prendere forma, e si avvicina sempre di più alle aspettative iniziali dell’assessora alle Risorse umane Francesca Benciolini, che punta a concludere il mandato con trecento assunzioni.

«Privato in cris»

«Questa affluenza è sicuramente una bella notizia, data anche dallo sblocco normativo che permette di tornare ad assumere nel pubblico» spiega Enrico Ciligot della Cgil. Numeri che indubbiamente, ancora di più in epoca Covid, evidenziano come il mondo del privato, che solitamente garantisce meno futuro ma più soldi, oggi sia in crisi: «I servizi pubblici hanno garantito un minimo di sostegno alle famiglie che erano in difficoltà in questo periodo, ma non parlo solo di ristori, parlo di sostegno sociale. Per questo ritengo che sia fondamentale tornare ad investire sul pubblico. Su questo, come sindacato, stiamo spingendo per un rinnovamento vero, perché la fase straordinaria per via del Covid non può essere sufficiente» risponde Ciligot «poi è ovvio che il pubblico dia una garanzia di stabilità diversa rispetto al privato e ti assicuri la pensione. Il privato oggi invece sta subendo una crisi in quasi tutti i settori, non è più in grado di promettere stipendi più alti, che prima invece attraevano più del pubblico». —

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