Il Covid allenta la morsa in ospedale: «Ora colpisce i giovani non vaccinati»

Solo il 13,6% dei nuovi positivi ha più di 65 anni. Dal Ben: «Contagi e ricoveri in calo, attenzione per non tornare indietro»

PADOVA. Dopo settimane di venti nefasti, arrivano finalmente folate d’aria benevola dagli ospedali padovani. Il Covid 19 ha decisamente allentato la morsa come si evince dalla netta riduzione dei contagi e dei ricoveri nei reparti dedicati ai pazienti positivi al Sars-Cov2.

E un dato in particolare emerge dal dettagliato report che ha illustrato ieri mattina il direttore generale dell’Azienda ospedale Università di Padova Giuseppe Dal Ben: fra i nuovi contagi, appena il 13,6% riguarda persone di età superiore ai 65 anni.

Effetto evidente della campagna di vaccinazione che ha finora messo al riparo dall’infezione proprio la fascia di popolazione più anziana. Intanto vanno svuotandosi i reparti dedicati all’assistenza Covid: dopo la Clinica medica 3 tornata all’assistenza ordinaria la scorsa settimana, da ieri anche la Medicina generale ha chiuso il capitolo emergenza, tornando ai “suoi” pazienti.


Il 20 aprile c’erano 5.384 soggetti positivi nel Padovano, ieri erano 3.839: «Siamo passati da una media tra i 130 e 150 nuovi casi giornalieri a 40/50» rileva il dg Dal Ben, «quindi con un calo importante, anche se nella prima fase è stato piuttosto veloce mentre già da qualche giorno si ha rallentato. Non è quindi il momento di abbassare la guardia, perché il virus è pronto a riemergere. Dobbiamo consolidare questo trend e far scendere ancora i numeri» l’esortazione del manager".

"Fertilizzante per l’ottimismo anche i dati che escono dal laboratorio di Microbiologia: «Due settimane fa la percentuale di positivi sui tamponi refertati era al 4,8%» sottolinea dal Ben, «oggi siamo scesi al 3,2%. In particolare nell’ultima settimana sono stati refertati 14.751 tamponi da cui sono emersi 482 casi di positività». Da qui esce anche il dato che induce a una ulteriore riflessione: «Tra questi 482 nuovi positivi trovati» fa notare il dg, «appena 66 hanno più di 65 anni. Significa che la stragrande maggioranza è sotto questa età, con l’incidenza più alta fra i 30 e 50 anni. I contagi sono crollati nella parte di popolazione che ha fatto il vaccino».

Nelle ultime due settimane sono state 3.032 le missioni di soccorso del Suem 118, per una media di 216 al giorno. Di queste, 349 sono state missioni per casi di Covid o spetto Covid, l’11% del totale, con una media di 24 al giorno: «Un numero tutt’altro che trascurabile» sottolinea dal Ben, «perché parliamo dei soli interventi in emergenza, a cui vanno aggiunti gli accessi diretti nei Pronto soccorso».

Questi ultimi sono stati nello stesso periodo 3.882, di cui 222 per Covid, con una media di 4 ricoveri al giorno di soggetti positivi. «Un trend ancora abbastanza alto» osserva il dg, «perché significa che un accesso Covid su tre finisce con un ricovero». Sono stati 776 gli accessi al Pronto soccorso pediatrico di cui ben 210, apri al 27%, per Covid, ma fortunatamente con soli due ricoveri complessivi.

«Siamo passati da 223 posti letto Covid praticamente sempre occupati a una disponibilità di 138, di cui attualmente 93 occupati» aggiunge il dg, con 41 pazienti a Malattie infettive, 30 in Terapia subintensiva e 22 in Terapia intensiva. L’area non critica ha registrato negli ultimi 15 giorni 697 presenze totali pari a una media di 49 al giorno, mentre due settimane fa era di 71. La Subintensiva rimane impegnata, con 402 presenze complessive e una media di 28 ricoverati. Sono state invece 337 le presenze totali in Rianimazione, pari a una media di 24 al giorno».

Il calo dei ricoveri ha consentito la scorsa settimana di riconvertire la Clinica medica 3 all’assistenza ordinaria e da ieri è stata riconvertita anche la Medicina generale. «E dal 26 aprile» ricorda Dal Ben, «anche la Terapia intensiva dell’ospedale Sant’Antonio non ospita più pazienti Covid».

Dal 25 marzo gli ospedali hanno dovuto sospendere gran parte dell’attività ambulatoriale a causa della pressione del Covid sui reparti che hanno richiesto un maggiore impiego di personale. Ora però si può ripartire: «Sul fronte delle visite specialistiche abbiamo 2.187 appuntamenti sospesi da riprogrammare» conferma il direttore generale, di cui i più numerosi sono i 426 in ambito neurologico e i 401 in ambito urologico. I ricoveri rinviati perché legati a interventi non urgenti sono invece 600: anche questi saranno ricalendarizzati a breve». —


 

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