Primo weekend in giallo Oltre 3 milioni di euro spesi in ristoranti e bar

Il bilancio Appe dopo il fine settimana delle riaperture «Le nostre attività hanno lavorato soprattutto a pranzo»

Il primo fine settimana in zona gialla ha fatto guadagnare oltre 3 milioni di euro ai ristoratori con 100 mila presenze tra pranzi (che hanno registrato il tutto esaurito e due turni di somministrazione) e cena (solo per i più temerari). Ad aprire 1.200 attività di ristorazione: 400 sui Colli Euganei e le Terme e 800 tra città e provincia. Che però sono diventate circa la metà (600-700) a cena.

Malgrado il tempo dunque, che tanto spaventava e preoccupava gli imprenditori, i padovani hanno dimostrato di avere davvero tanta voglia di tornare ad uscire, di ritrovassi insieme, intorno alla convivialità di una tavola.


Non si sono lasciati intimorire dal meteo che preannunciava rovesci; non hanno permesso al vento di minacciare né al freddo di fermare la loro corsa verso la socialità. «Nella nostra stima», conferma Filippo Segato, segretario dell’Associazione provinciale pubblici esercizi (Appe), «nel fine settimana, dunque tra sabato 1 e domenica 2 maggio, sono rimasti aperti 1200 attività di ristorazione: pizzerie, trattorie, osterie e ristoranti, di cui 400 nel solo comprensorio collinare – Colli e Terme – e il resto tra città e provincia. Le attività hanno lavorato soprattutto a pranzo, con due turni, alla sera hanno tenuto aperto la metà o poco più e quelle che sono rimaste aperte hanno lavorato comunque in tono minore perché c’è stato maltempo. Si puntava soprattutto alla serata del sabato, ma il cattivo tempo, sommato alle temperature ancora rigide e al coprifuoco che impone il rientro alle 22, non ha motivato le persone a spostarsi da casa. Dunque la voce più grossa è stata quella del servizio del pranzo, in alcuni locali infatti si sono fatti due turni: dalle 12 alle 13.30-14 e il secondo dalle 14 alle 13.30-16».

Naturalmente con tutte le accortezze alle quali ormai l’emergenza sanitaria ci ha abituato: sanificazione dei tavoli e delle sedute, attenzione a non riunire i commensali, neanche alla cassa al momento del pagamento. Malgrado tutte le difficoltà, si è registrata una certa soddisfazione: «Si sono visti clienti, per la prima volta dopo mesi, che venivano da fuori provincia e da fuori regione», sottolinea Segato, «sappiamo infatti che il bacino dei Colli richiama i clienti anche dall’alto ferrarese e da tutta l’Emilia. Infatti abbiamo stimato circa 100 mila persone con un giro d’affari di 3-4 milioni di euro: cifre interessanti, anche se molto lontane dallo stesso periodo pre-Covid. Tra parentesi sui 3 milioni di euro incassati, 300-350 mila vanno incamerate dallo Stato sotto forma di Iva e poi bisogna contare Irpef sui redditi di dipendenti e imprenditori. Dunque non sono 3 milioni che finiscono nelle tasche degli imprenditori, ma una fetta importante torna nelle casse dell’erario sotto forma di imposte». —



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