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Morte di Tiveron dopo lo scontro con l'auto di Mantoan, il processo resta a Padova

La Tipo di Mantoan e lo scooter di Tiveron davanti all’ingresso dello Iov

Nel mirino la perizia di Montisci, ex direttore di Medicina legale. Tra i testimoni Mantoan, già direttore della Sanità veneta

PADOVA. «La relazione del professor Montisci non è ideologicamente falsa, è veridica o comunque genuina». A stabilirlo, tuttavia, sarà il Collegio presieduto dalla dottoressa Mariella Fino, che dal prossimo 18 maggio comincerà ad ascoltare i primi testi. Tra loro anche Domenico Mantoan, l’ex direttore generale della Sanità veneta. A pronunciare le parole in difesa della contestata relazione, lunedì in Tribunale a Padova, è stato l’avvocato Emanuele Fragasso, il difensore di Massimo Montisci, ex direttore dell’Istituto di Medicina legale di Padova, rinviato a giudizio per frode processuale e depistaggio, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e truffa aggravata.

Il processo a Montisci muove dall’incidente avvenuto il 13 settembre 2016 in via Gattamelata: vi perse la vita Cesare Tiveron, 71 anni, in sella allo scooter finito contro l’auto di servizio di Mantoan, guidata dall’autista Angelo Giorgio Faccin. La Fiat Tipo di servizio del dirigente regionale, in uscita dalla Iov, si era immessa su via Gattamelata svoltando a sinistra, manovra tuttavia vietata: avrebbe dovuto girare a destra e imboccare la rotatoria per invertire il senso di marcia. Tiveron, che viaggiava ai 44 orari, non aveva potuto evitare l’impatto, fatale.


Montisci fu incaricato dalla Procura di redigere la perizia sulle cause della morte del 71enne. Secondo il pubblico ministero Sergio Dini, Montisci avrebbe però fatto apparire la morte di Tiveron come conseguente a un malore, e non all’incidente.

Un infarto, che avrebbe fulminato l’anziano pochi attimi prima dello scontro. Al depistaggio, la Procura somma anche il falso ideologico: Montisci avrebbe firmato una consulenza tecnica con indicati una serie di esami strumentali in realtà mai effettuati. Per quell’analisi Montisci si sarebbe fatto liquidare 1.368 euro dal Tribunale come onorario.

Proprio in virtù di questa somma ricevuta dal Tribunale, il difensore di Montisci aveva avanzato l’eccezione di incompetenza funzionale. È stata considerata persona offesa il pm Cristina Gava, che aveva firmato l’onorario. E visto il magistrato offeso o danneggiato dal reato, è stato chiesto il passaggio del procedimento a una diversa circoscrizione territoriale: visto il coinvolgimento di un magistrato, in questo caso, al Tribunale di Trento.

Il giudice ha respinto l’eccezione: il pm è componente di un ufficio impersonale e la sua azione ha interesse esclusivamente pubblico. Anche quella liquidazione, di fatto, era un’azione impersonale e dunque il pm non è considerabile come persona offesa. Il procedimento, dunque, resta a Padova e comincerà di fatto il 18 maggio con l’ascolto dei primi due testi dell’accusa.

«Nella relazione, Montisci non ha mai allegato tesi false», ha sottolineato l’avvocato Fragasso. Nello stesso processo è rinviato a giudizio anche Giacomo Miazzo, medico del 118 che nella relazione di servizio avrebbe indicato come motivo dell’intervento di soccorso una richiesta per malore e non per incidente stradale. —
 

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