Rossi: «Nuova clinica pediatrica, serve razionalità. Spostiamo il progetto su Padova Est»

 L’ex sindaco Ivo Rossi: «Nel 2013 l’accordo di programma prevedeva la struttura nel nuovo ospedale. Poi Bitonci cancellò tutto, ripartiamo da lì»

PADOVA. Addolora tornare a leggere gli accorati appelli dei medici costretti ancora una volta a chiedere che si realizzi la nuova clinica pediatrica per mettere fine alle sofferenze dei bambini e alla incivile condizione dei loro famigliari. Così come fa una certa impressione veder malamente apostrofare chi manifesta la propria preoccupazione (da Siviero a Armano, da Cacciari a Spigai, e altri) per le ferite consumate e per quelle future imposte, con un edificio monstre, ad uno dei più preziosi patrimoni storico-culturali della città, quella cinta muraria che da cinque secoli è custode e simbolo dell’identità di Padova.

Mi ero illuso che la presunta contrapposizione fra esigenze di tutela della salute e la parimenti importante tutela dei beni storico culturali fosse stata dipanata e risolta addirittura nel 2003, quando la Regione e l’Azienda sanitaria, dopo averci provato, rinunciarono alla costruzione della cosiddetta “barchetta” disegnata dall’architetto Mario Botta, invocata da una larghissima maggioranza e cancellata per le stesse identiche ragioni che accendono il dibattito di oggi.

Si tratta di una contrapposizione un po’ stucchevole, tanto più se si è costretti a ricorrere agli argomenti della pietas anziché al dovere della razionalità delle soluzioni e alla coerenza dei processi amministrativi. In primo luogo perché sembra una autodenuncia del tempo buttato in questi anni densi di parole più che di fatti, in secondo luogo, è sempre bene ricordarlo, in quanto la nostra Costituzione afferma all’art. 9 che «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione», così come, all’art. 32 stabilisce che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Dunque entrambi, princìpi e diritti sono posti in termini paritari, senza che mai uno possa affievolirsi rispetto all’altro.

Ciò che stupisce, come se nulla fosse avvenuto in questi anni, è questo testardo e incomprensibile arroccarsi sulle mura, dimentichi che, in primo luogo per rispondere ai problemi di pediatria, si è dato avvio alla acquisizione dell’area su cui realizzare il nuovo polo ospedaliero. Sorvolando sui limiti della zona prescelta, resta il fatto che l’area è disponibile e risulta difficile capire la ragione per cui non si proceda speditamente, senza dover fare i conti con vincoli monumentali e in coerenza con le esigenze del campus della salute alla realizzazione di pediatria quale avamposto del nuovo ospedale.

È istruttivo, soprattutto per la mia parte politica, rileggere il programma di governo del centrosinistra guidato dal sindaco Zanonato, che al paragrafo “polo ospedaliero” nel 2004 scriveva e il Consiglio comunale approvava: «Questa situazione di congestione edilizia, unitamente a problemi funzionali ed economici, è stata all’origine del fallimento della prevista realizzazione di una nuova torre pediatrica. La priorità della cura, in particolare dei bambini, non può più essere messa in forse a causa dell’intestardimento dei pochi che, nonostante tutte le difficoltà e la irrazionalità della scelta, pensano ancora a realizzare questa nuova struttura sopra il sistema bastionato. Sarà cura dell’amministrazione, di concerto con la Regione, individuare un’area in cui realizzare la nuova struttura e mettere il primo tassello del nuovo polo ospedaliero di Padova 2020».

Dopo tanti anni essere tornati al punto di partenza, avendo a disposizione la nuova area e dopo aver consumato un defatigante iter politico e amministrativo (coronato nel 2013 dall’accordo di programma che prevedeva la pediatria assieme al nuovo ospedale), suona davvero incomprensibile e, a un osservatore esterno, quasi certamente irragionevole. Sarebbe davvero paradossale che le riconosciute esigenze di tutela delle mura e del bastione, opera del Sanmicheli, abbiano portato la Soprintendenza a richiedere l’eliminazione dei fili della realizzanda linea del tram lungo il tratto di via Giustiniani, e allo stesso tempo si consenta la realizzazione di un edificio completamente fuori scala su quelle stesse mura. Evidentemente questione di pagliuzze e di travi.

*già sindaco di Padova

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi