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Omicidio Noventa, la madre di Freddy: «Un grande dolore rientrare in quella villa»

Il sopralluogo di Paolo Noventa con la troupe di “Quarto grado” nella villa di Noventa mostrato venerdì sera in tivù

Dolores Rossi, madre di Freddy e Debora, dopo 5 anni è tornata nella casa del figlio oggi di proprietà del fratello della vittima

 
PADOVA.Se Isabella Noventa, 55 anni, segretaria di Albignasego, uccisa la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016, è indiscutibilmente la vittima della ferocia omicida di Freddy Sorgato, della sorella Debora e di Manuela Cacco, Dolores Rossi si può definire una vittima collaterale di uno dei gialli più seguiti negli ultimi anni. È la mamma di Freddy e Debora. I suoi due figli sono entrambi in carcere dal febbraio del 2016 e vi rimarranno per lungo tempo, condannati a 30 anni di reclusione per omicidio.

La madre di freddy

Lei, vedova da tempo, si prende cura del nipote, va a trovare i figli al Due Palazzi e al penitenziario femminile di Montorio Veronese, ma non dimentica quello che è successo e convive con un peso nel cuore grosso come un macigno. Qualche settimana fa, dopo che il Tribunale di Padova ha assegnato la villa di Freddy, in via Sabbionari 11 a Noventa, al fratello di Isabella, Paolo Noventa, e dopo che è stata dissequestrata, Dolores a distanza di quasi 5 anni è rientrata nella casa del figlio. Doveva prendere alcuni suoi effetti personali.

«Provi a pensare a come è stato per me rientrare in quella casa», racconta provata ma con la grande gentilezza che l’ha sempre contraddistinta anche nei momenti più duri. «Sono stata tanta male e sto male tuttora». Freddy nel 2016, anno del delitto di Isabella, viveva nella villa di Noventa Padovana solo da pochi mesi. Ma l’aveva acquistata, ristrutturata e arredata a suo piacimento. «A dire il vero, sono stata poche volte a casa di Freddy. Andavo solo se necessario, quando mi chiamava perché aveva bisogno di qualcosa. Ma non appena sono entrata era tutto perfettamente come lo ricordavo». Fatica a parlare Dolores. Il tempo non ha lenito una ferita troppo profonda per una madre: «È stato un dolore grande per me. Parlarne ancora oggi mi fa male». Rientrare in quella casa, immaginare quello che può essere successo, quello che possono aver fatto i suoi due figli, è difficile ma l’ha dovuto fare. E lo farà ancora. «Purtroppo non ho finito. Dovrò fare un vero e proprio trasloco. Ci sono ancora tante cose di Freddy che dovrò portare via, compresi i mobili. Dove li metterò? Non lo so nemmeno io».

“Quarto grado” nella villa a noventa

E ieri sera la trasmissione di Quarto grado di Rete 4 ha mostrato per la prima volta il sopralluogo del fratello nella villa di Noventa rimasta uguale al giorno dell’omicidio. Con ancora una grande foto di Isabella Noventa a campeggiare sopra un mobile e la cucina “linda” dove sarebbe avvenuto l’omicidio. L’ultima volta che Paolo Noventa era entrato era stata la mattina dopo la scomparsa di Isabella, il 16 gennaio 2016. Ora che la casa è di sua proprietà l’intenzione non è certo quella di andarci a vivere, ma di venderla il prima possibile. La speranza di trovare il corpo di Isabella dopo cinque anni, o comunque qualche indizio che possa ricondurre a quel che rimane del cadavere della donna, è quasi nulla: «Credo che se trovassimo qualcosa sarebbe frutto del caso. Solo una fatalità potrebbe darci qualche segnale o indicarci dov’è il corpo di mia sorella o quello che ne rimane».

Il film del delitto

Era la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016 quando l’impiegata di Albignasego Isabella Noventa, 55 anni, finisce inghiottita nel nulla dopo aver trascorso una serata in pizzeria con l’ex fidanzato Freddy Sorgato. Un mese più tardi, il 16 febbraio, Freddy, la sorella Debora e l’amica Manuela Cacco sono convocati in questura: usciranno in manette.

La condanna in primo grado è stata pronunciata il 22 giugno 2017 con il rito abbreviato che fa evitare ai due fratelli l’ergastolo. Trent’anni di carcere per Freddy, camionista-ballerino 51enne di Noventa Padovana, ex fidanzato della vittima. Stessa pena per la sorella Debora, 49 anni di Camin, per omicidio volontario e soppressione di cadavere. E poi 16 anni e 10 mesi per la complice (e amica di un tempo), la tabaccaia veneziana Manuela Cacco, 57 anni, ex amante di lui e amica di lei, eterna rivale di Isabella, imputata per gli stessi reati ma anche per stalking e simulazione di reato.

È stata proprio Manuela Cacco che a un mese dall’arresto si “pente” raccontando (ma solo in parte) la verità sull’omicidio di Isabella Noventa, a partire dalla fase organizzativa e poi il maldestro tentativo di depistaggio. Il 9 ottobre 2018 le condanne vengono confermate dalla Corte d’appello di Venezia. Il 18 novembre 2020 infine si pronuncia la prima sezione della Corte di Cassazione: tutti colpevoli, come aveva dichiarato la sentenza di 1° grado e anche i giudici di appello. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi formulati dai difensori degli imputati: Pierluigi Pieraccini (Freddy Sorgato); Cristiano Pippa e Giampaolo Cazzola (Debora Sorgato); Alessandro Menegazzo e Fabio Dei Rossi (Manuela Cacco).

Per la giustizia il caso è chiuso: Debora ha ammazzato Isabella, colpendola sul capo con una mazzetta, strangolandola prima di infilarle un sacchetto di plastica in testa. Il suo corpo è stato fatto sparire dai due fratelli. Restano solo i ricordi, assieme a frammenti di vite che sono rimasti sigillati cinque anni in una villetta a Noventa in cui ormai l’erba è alta e un velo di polvere ha coperto tutto.

 

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