“Da Valencia” apre anche all’interno «Non possono limitare la nostra libertà»

CASALE DI SCODOSIA.

«I dpcm che ci obbligano a rispettare sono incostituzionali». A dichiararlo sono Radames Romanato e Gionata Bressan, titolari della trattoria “da Valencia”, in via Chiesa vecchia a Casale di Scodosia. L’ultimo decreto, entrato in vigore dal 26 aprile, prevede che i locali come la trattoria possano aprire al pubblico soltanto negli ambienti esterni. La misura penalizza fortemente le attività come “da Valencia” che non hanno plateatico e sono a ridosso della strada, senza la possibilità quindi di avere molti tavoli all’esterno. Per questo motivo i due titolari hanno deciso di tenere aperto anche all’interno.


«Noi non siamo contro le regole – tiene a precisare Romanato – Siamo fermamente convinti però che queste vadano contro la Costituzione, quindi ci sentiamo in pieno diritto di poter tenere aperto anche all’interno». Romanato e Bressan ritengono incostituzionali le nuove regole perché, spiegano «I Dpcm non hanno forza di legge, sono stati giudicati illegittimi e illegali da numerosi tribunali italiani e inoltre violano la convenzione europea dei diritti dell’uomo, oltre che la dichiarazione universale dei diritti umani», spiegano i titolari (quello sulle riaperture però non è un Dpcm ma un decreto legge, ndr).

Ai clienti che vogliono pranzare o cenare all’interno del locale, la trattoria ha messo a disposizione un’autocertificazione. Il documento sarà da compilare sul momento in caso di controlli, se gli agenti volessero multare la clientela. Una dichiarazione che – spiegano convinti i due titolari – «permetterà ai nostri clienti di mangiare tranquilli. Chi firma dichiara di essere a conoscenza che i Dpcm non hanno forza di legge e che quindi non sono limitativi delle libertà personali». In caso di controllo da parte delle autorità, i clienti presenti all’interno del locale sono tenuti a consegnare questa autocertificazione firmata, inserendo dati personali come residenza, luogo e data di nascita. E una dichiarazione che scarica le responsabilità sugli agenti delle forze dell’ordine: «Le autorità non possono obbligarci a compiere azioni che limitano la nostra libertà personale, in quanto andremmo contro a norme della Costituzione, commettendo quindi illeciti perseguibili», aggiunge Romanato.

La reazione del locale arriva dopo mesi in cui le spese sono state di gran lunga maggiori rispetto alle entrate, situazione critica riportata anche al pubblico attraverso un post su Facebook. Con questa mossa la trattoria – sottolineano i due ristoratori – non ha aderito a “Io apro”, il movimento di protesta del settore della ristorazione che si è formato in tutta Italia: la loro è un’azione autonoma e indipendente, alimentata dalla rabbia verso una serie di regole che non rispettano le libertà personali. «Se gli agenti dovessero insistere – spiegano – i clienti potranno richiedere anche le loro generalità, essendo i primi responsabili personalmente». Romanato conclude: «È la conoscenza che ci permette di difenderci. Nessuno può toglierci questi diritti». —



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