Muore sul divano davanti alla tivù: a trovarlo è stata la fidanzata

La tragedia a Ponte San Nicolò. Stefano Cattelan, 45 anni, lavorava nel negozio di famiglia a Sant’Osvaldo di Padova. Lunedì l’addio 

PONTE SAN NICOLO'. Il suo cuore si è fermato alle prime ore di giovedì, mentre se ne stava tranquillo sul divano di casa a guardare la televisione. Con Stefano Cattelan, che a inizio giugno avrebbe compiuto 46 anni, il destino è stato davvero beffardo. Un uomo nel pieno della vita, che sapeva assaporare in tutti i modi e che da sempre riempiva di affetti e passioni.

Francesca, l’amorevole compagna con la quale conviveva da qualche tempo a Casalserugo, si è svegliata nel cuore della notte e, non trovandolo nel letto al proprio fianco, si è alzata per invitarlo a raggiungerla.


Lui se ne stava lì seduto, ancora con il telecomando in mano, in un silenzio. Francesca ha provato con tutte le sue forze, anche quella della disperazione, a rianimarlo e nel frattempo ha anche chiamato la madre, medico di base, che l’ha raggiunta. Per il quarantaseienne purtroppo però non c’è stato più nulla da fare.

La famiglia Cattelan, che risiede dalla fine degli anni Ottanta in via Napoli dove ancora ci sono mamma Giovanna e papà Antonio, è estremamente unita e molto conosciuta in paese. Stefano lascia nel dolore anche due fratelli, Marco e Massimo. Tutta la famiglia è impegnata nella Cattelan srl, storica rivendita di ricambi per elettrodomestici multimarca in via Sant’Osvaldo a Padova.

«Nel 2003» racconta con la voce rotta dal dolore papà Antonio che in paese è conosciuto anche per la sua lunghissima militanza come dirigente nella società calcistica locale «l’azienda è stata organizzata e i miei figli sono diventati anche miei soci. Da qual momento non è passata giornata nella quale non siamo stati tutti insieme. Stefano non aveva problemi di salute. Una settimana fa aveva sostenuto anche una visita medica per ottenere il brevetto per accedere domenica prossima alla pista di motocross, sua grande passione da sempre, di Boara Pisani. Si era appena comprato una nuova moto e lo scorso fine settimana mi aveva inviato da lui per mostrarmela orgoglioso».

«Siamo cresciuti insieme» lo ricorda con affetto il fratello Massimo, di un anno più giovane. Amava la vita ed aveva tanti amici. Quando ho ricevuto la telefonata pensavo di vivere in un incubo. Ci siamo salutati mercoledì sera al lavoro quando abbiamo scherzato, insieme al suo amatissimo cane Sansone, su nostro padre e i suoi metodi “d’altri tempi” usati nelle relazioni con i clienti. Dopo qualche battuta ci siamo fatti una grassa risata, perché lui ed io seri non lo siamo mai stati. Insieme ne abbiamo fatte di tutti i colori. Perfino quando litigavamo, anche dopo un’ora di discussione accesa, si finiva sempre a fumare una sigaretta e a ridere insieme. Mi mancherà».

Il funerale sarà celebrato lunedì alle 10.30 nella chiesa del capoluogo. —

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