In 4 morirono per le esalazioni dipendente pubblico indagato

Dirigente della Provincia accusato di omicidio e corruzione. Con lui anche Pagnin I suoi mancati controlli avrebbero concorso alla strage del 22 settembre 2014

noventa padovana

Da dipendente pubblico ha coperto l’attività illecita di Coimpo e Agribiofert e proprio quella condotta è poi costata la vita a quattro operai. Per questo il pm rodigino Sabrina Duò ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso e corruzione nei confronti di Giuseppe Boniolo, 65 anni di Rovigo, istruttore del Settore Ecologia della Provincia di Rovigo. Il rinvio a giudizio per corruzione è stato richiesto anche per Gianni Pagnin, 70 anni di Noventa Padovana, e Mauro Luise, 60 anni di Adria ma attualmente irreperibile: sono i due titolari di Coimpo e Agribiofert.


l’omicidio colposo

Il 22 settembre 2014 un incidente nell’impianto gestito dalle due aziende, ad Adria, costò la vita a quattro operai. Lo stabilimento si occupava di trattare fanghi da depurazione, industriali, per poi renderli spandibili, come fertilizzante, sui terreni agricoli. Parte del trattamento prevedeva anche l’utilizzo di acido. Qualcosa, quel 22 settembre, andò storto. Morirono per le esalazioni proveniente da una vasca Nicolò Bellato, 28 anni di Bellombra; Paolo Valesella, 53 anni di Adria; Marco Berti, 47 anni di Sant’Apollinare; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Campolongo Maggiore. Pagnin e Luise sono già stati condannati e ora si chiede il processo anche per il dipendente pubblico. Che, secondo la Procura di Rovigo, avrebbe chiuso per molti anni gli occhi di fronte alla gestione illecita delle sostanze tossiche negli impianti di Adria: Boniolo non avrebbe mai vigilato sulle emissioni, sugli ampliamenti dell’impianto e sull’introduzione di rifiuti pericolosi in azienda, mancando di relazionare alla Regione e di fatto impedendo di attuare la Valutazione di impatto ambientale per il nuovo impianto di trattamento degli acidi. La sgangherata gestione dell’impianto, il 22 settembre, era costata la vita ai quattro operai.

la corruzione

Attraverso società di cui era gestore occulto (la Servizi Gestione Ambiente amministrata dal cognato e la Agrisol), Boniolo avrebbe ottenuto come “indennizzo” alla connivenza almeno 42 mila euro all’annuo per tre anni, cifra che in realtà sarebbe ben più voluminosa. Boniolo si sarebbe inoltre garantito, con un giro di finanziamenti, 50 mila euro per realizzare un impianto fotovoltaico a Porto Tolle. In tutti questi passaggi, la Procura ha evidenziato il concorso di Pagnin e Luise. L’udienza preliminare per i tre si terrà il 19 maggio. —





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