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Omicidio di Maria Pellegrini, si riapre la caccia all’assassino

Maria Pellegrini, la vittima

Da completare il confronto fra le tracce biologiche rinvenute nella sua casa e il dna di 50 soggetti

CASALSERUGO. A caccia dell’assassino nonostante siano trascorsi 12 anni e quattro mesi. Resta ancora aperta l’indagine sull’omicidio di Maria Pellegrini, la 78enne ex maestra d'asilo, pensionata miliardaria nonostante la vita modesta, trovata strangolata nella sua abitazione in via Cavour 48 a Casalserugo. Una fine drammatica e violenta: il suo corpo era stato scoperto la mattina dell’’11 dicembre 2008, steso sul letto della sua camera, appoggiato al fianco, la bocca incerottata con un nastro da pacchi arrotolato intorno al collo così stretto da toglierle il respiro.

Nessun nome e cognome è mai finito nel registro degli indagati. Il che rende oggi possibile continuare l’inchiesta: solo se ci sono indagati le indagini possono durare al massimo due anni. Se, invece, il fascicolo d’inchiesta è a carico di ignoti, la procura può proseguire gli accertamenti, in linea di massima, senza una scadenza. Sia pure con le lentezze dei tempi ordinari della giustizia – e con le difficoltà di trovare persone – vanno avanti gli accertamenti scientifici sulle tracce biologiche trovate nella scena del crimine che, purtroppo, è stata inquinata dopo la scoperta del cadavere da troppi “passaggi”.

Quei reperti devono essere confrontati con il dna di una cinquantina di persone (molte albanesi, macedoni e romene) che, per varie ragioni (sia di lavoro sia come locatari) avevano avuto rapporti con la vittima nel corso degli ultimi anni. Rapporti spesso turbolenti perché la donna era molto rigorosa nel chiedere e incassare gli affitti ma anche attenta quando doveva saldare conti e pagare per qualche prestazione lavorativa.

Alla sua morte Maria Pellegrini era risultata proprietaria di una serie di immobili, acquistati in una vita di risparmio e di fortuna con investimenti nel mattone (43 mila metri cubi di volumi tra negozi, uffici e residenze, un piccolo impero stimato in 10 milioni di euro), affittati a molti stranieri.

A coordinare l’indagine c’è ora il pm Luisa Rossi: una cinquantina sono i prelievi (e relativi esami) che dovrebbero essere svolti in tutto. Di questi, ne mancano ancora una buona parte di fronte alla difficoltà di rintracciare le persone individuate. Lo svolgimento e l’analisi dei reperti sono affidati ai carabinieri del Ris di Parma e ad alcuni Gabinetti scientifici. Si arriverà mai a capo di nulla?

La procura padovana non molla: l’archiviazione di un omicidio è sempre una sconfitta per la giustizia. Al momento tra il dna dei soggetti esaminati e le tracce rinvenute nella camera dell’omicidio non sono stati trovati elementi di compatibilità. Dunque, la caccia all’assassino continua.

Era stato un delitto d’impeto frutto di un litigio improvviso quello di Maria Pellegrini? O era stato un delitto premeditato? Secondo i carabinieri che, da allora, seguono l’indagine, l’assassino avrebbe messo in piedi una messinscena scardinando l’inferriata del garage, abbassando una parte della recinzione oltreché mettendo a soqquadro la casa, mentre (particolare strano) non sono state trovate tracce di scarpe all’esterno. Eppure la notte dell’omicidio pioveva e il terreno intorno alla casa era fangoso. Gli investigatori sono convinti: Maria Pellegrini conosceva l’assassino e si fidava (o almeno non nutriva alcun timore) al punto da avergli aperto la porta di casa. —


 

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