Candiana, don Leopoldo a casa dopo il Covid: «Mi hanno salvato»

Il parroco: «Me la sono vista brutta». Tutti negativi i 170 fedeli venuti a contatto con lui e sottoposti a test

CANDIANA. «Me la sono vista brutta, mi sento un salvato e provo un grande senso di gratitudine». Don Leopoldo Zanon racconta con sollievo la fine dei suoi dieci giorni di ricovero per Covid in ospedale a Schiavonia.

Parroco moderatore dell’unità pastorale di Candiana, Arre, Arzercavalli, Pontecasale e Fossaragna, 46 anni, il sacerdote è stato dimesso ieri dopo un ricovero impegnativo. Quando era entrato in ospedale faticava a respirare ed è stato messo sotto la tenda di ossigeno.

«Non è stata un passeggiata, mi sono trovato in difficoltà» racconta don Leopoldo. «Sono grato ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari per l’assistenza e l’appoggio ricevuto. Ringrazio anche le tante persone che mi hanno scritto e tenuto compagnia in questi giorni, avrò ricevuto tremila messaggi. I medicinali e le cure sono importanti, l’affetto e la fede sono una marcia in più in questi momenti: me lo diceva anche il dottore l’altro giorno, che mi chiedeva una preghiera perché, mi ha detto, “quello che non possiamo far noi, lo può fare solo Dio”. Ringrazio anche gli altri sacerdoti dell’unità pastorale, don Davide, don Tarcisio e Cesare, per la fraternità e perché nei prossimi giorni mi daranno la possibilità di fare un po’ di convalescenza a casa mia a Cittadella, dai miei genitori».

Quando don Leopoldo ha scoperto di essere positivo, ha fornito all’Usl un elenco di quasi 170 persone con le quali era venuto a contatto. Tutti negativi al tampone. Questo, spiegano in parrocchia, conferma come le precauzioni adottate - dalla sanificazione delle mani al distanziamento e all’uso delle mascherine - abbiamo funzionato.

«Sono convinto che anche questa esperienza ci farà crescere», si legge nel messaggio che don Leopoldo ha inviato alla parrocchia, «e ci farà vedere la vita e il cammino delle nostre comunità in modo nuovo. Non vedo l’ora di ritornare rinnovato nelle nostre parrocchie, il mio cuore è già tra voi, ma devo prendermi questo tempo di riposo. Grazie perché vi ho sentiti sempre vicini».

Il 20 aprile è stato dimesso dopo due settimane anche il parroco di Cartura, don Giuseppe Sinigaglia.

È ancora in terapia intensiva in condizioni critiche invece il parroco di Arzergrande, don Vittorio Stecca, ricoverato dagli inizi del mese. —


 

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