Resiste alla pandemia a New York. «La città era vuota, ma ora lavoro»

Riccardo Piazza, 28 anni, è partito da Piazzola per la Grande Mela dove si è affermato come fotografo di moda 

La sfida

Dall’Alta Padovana alla Grande Mela, gli scatti di moda, il cielo toccato con un dito. Un anno fa, però, il Diavolo veste Covid. Ma a New York Riccardo Piazza, 28enne originario di Piazzola sul Brenta, vuole restare: qui ha trovato la sua dimensione di fotografo di moda, nei mesi più drammatici della pandemia è riuscito a barcamenarsi creando i set per i suoi scatti pure in bagno ed ora, grazie ai vaccini, si riaccendono le luci.


Una storia dal locale al globale: «Dopo gli studi ho deciso di trasferirmi a Londra, dove mi sono iscritto ad uno dei migliori corsi di fotografia di moda della Saint Martins. Nel frattempo, per mantenermi, ho iniziato a lavorare per un’agenzia di celebrities ed eventi che mi ha permesso di immortalare personaggi come David Beckham, John Travolta, Leona Lewis».

Da Londra il ritorno in Italia per poi di nuovo ripartire: «L’ambiente in cui volevo lavorare era più internazionale». Il giovane spicca il volo grazie al fotografo veronese, già affermato negli States, Raoul Beltrame: «Con lui ho avuto l’opportunità di lavorare per alcune riviste e alcuni brand come MMissoni e DkNY».

L’american dream inizia a prendere forma ad inizio dello scorso anno: «C’è una collaborazione con la rivista di viaggi del Corriere “Dove” per curare gli articoli del Nord, Centro e Sud America, molte produzioni per brand di moda e un progetto personale a Tokio». Ma ecco l’arrivo del Covid, la pandemia rende Manhattan «deserta ed irriconoscibile».

Tutto sembra andare a rotoli: «La città che non dorme mai si stava spegnendo», osserva Riccardo, «e nel mio lavoro le difficoltà non sono mancate. Per il primo periodo ho lavorato spesso da casa, improvvisando set fotografici nel mio bagno, nel salotto, vicino alle finestre, in ogni angolo possibile. Ricevevo prodotti settimanalmente come skin care, packaging e abiti moda visto che le vendite online erano diventate la quotidianità».

Lo scenario si fa però sempre più preoccupante: «Verso fine aprile, non avevo più alcun progetto in programma, non c’era nessun lavoro per il periodo estivo. Difficile dopo due anni di tanta fatica accettare questo improvviso e brutto cambiamento». Ma il giovane dell’Alta non molla: «Ho sempre pensato di accettare questa sfida e non demordere, ero sicuro mi avrebbe ricompensato in futuro. In quel momento ho pensato che se avessi avuto il coraggio di restare, avrei goduto poi di momenti ancora più belli e soddisfacenti. È questa la forza che non mi ha fatto lasciare la città, come invece hanno fatto oltre 400.000 persone».

Un vero e proprio esodo. Ora, in fondo al tunnel, ci sono spiragli di luce, dopo mesi di mail e chiamate, per sopravvivere: «Questa città quando sembra toglierti tutto, riesce ancora a stupirti. Negli ultimi mesi, ad esempio, è arrivata la mia prima pubblicazione su Vogue». Grazie ai vaccini «le strade della City stanno rifiorendo di persone, come gli alberi di primavera a Central Park». Riccardo ha ritrovato la città che amava: «Welcome back New York City». —

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