In pensione Antonio Borghero molti pazienti senza dottore

Dal primo maggio, a Chiesanuova, andrà in pensione anche Antonio Borghero, uno dei medici di famiglia più conosciuti della città. In attività dal 1982, prima a Carmignano di Brenta e dal 1984 in via Toaldo. «Credo di aver svolto il mio lavoro sempre con passione e un grande attaccamento verso tutti i miei assistiti» dice il dottor Borghero «fare il medico di base non è un lavoro facile. È il luogo fisico dove veramente la medicina diventa una missione. In alcuni periodi dell’anno ricevo fino a cento mail al giorno. Spesso ho lavorato anche alla domenica. Tanti miei pazienti mi hanno detto che per loro non sarà facile trovare un nuovo medico visto che gli elenchi dei miei colleghi sono pieni. La colpa non è certo nostra. Spetta alla Regione e all’Usl 6 programmare meglio il fabbisogno dei medici di famiglia».

Tra gli assistiti che resteranno “orfani” del dottor Borghero anche l’assessore comunale Cristina Piva: «Sto girando come una trottola per cercare un nuovo medico» assicura «quelli che si trovano in quartiere hanno già le liste esaurite e tra pochi mesi ne andrà in pensione un altro. Online non è facile individuarne uno nuovo e la situazione sarà ancora più difficile in futuro. Anch’io rischio di essere costretta ad avere un nuovo medico di base fuori dal Comune, come purtroppo è successo ad alcuni conoscenti. Mi hanno riferito che entro il 2025 lasceranno la professione 70 medici di famiglia. Il loro ruolo è importante non solo per le visite e per rilasciare le ricette. Non capisco perché un tema così fondamentale non venga affrontato meglio, con maggiore efficacia e con una programmazione seria pluriennale, dalla Regione Veneto e dall’Usl Euganea. Ho preso appuntamento con l’Usl per il 19 maggio. Nel frattempo resterò senza medico di riferimento per tre settimane e non è scontato che me lo assegneranno in tempi brevi».


La situazione drammatica che si sta creando sia in città che in provincia è nota anche all’assessore comunale ai servizi sociali. «È un problema che tocca in pieno le nostre comunità e come tale merita la massima attenzione pur non essendo di nostra competenza» scrive Marta Nalin «i medici di base sono innanzitutto dei presidi territoriali fondamentali per la vita sociale. Rappresenta il primo contatto per molte persone, in particolare per gli anziani e ce ne stiamo rendendo conto proprio in questa pandemia. Sono convinta che la Regione dovrebbe invertire tale tendenza in tempi brevi e investire di più sulla medicina di comunità. Servono più ambulatori sul territorio, non solo con più medici di base, ma anche specialistici, per rispondere con prontezza alle esigenze delle persone. In pratica è arrivato il tempo di realizzare veri e propri presidi sociosanitari nei diversi quartieri in modo tale da soddisfare la domanda crescente di sanità pubblica che la gente chiede da decenni». —

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